Il calendario d’inizio stagione contribuisce a rendere un ragionamento già di per sé parziale e provvisorio ancora meno indicativo, dato che in tre partite, tra campionato ed Eurocup, la Germani ha incontrato, oltre a Varese, l’Olimpia Milano - la migliore squadra d’Italia - e Badalona, che è l’Armani del girone A di Coppa. In più, la Germani ha sì affrontato questi impegni con il roster al completo, ma la pre-season è stata all’insegna di problemi fisici che hanno portato qualche scoria in questo primissimo spicchio di annata (si vedano, ad esempio, i casi di Massinburg e Laquintana). Fatto sta che la Pallacanestro Brescia, reduce dal ko di Badalona per 80-63 di martedì, ha evidenziato alcune criticità.
In sintesi: doppio impegno richiede rosa lunga e di qualità, con meno minuti da giocare distribuiti in rotazioni più ampie. Ma, come sottolineato dallo stesso coach Alessandro Magro dopo la sconfitta con la Joventut, è necessario crescere sotto l’aspetto della coralità dell’apporto. In soldoni, determinati giocatori hanno un rendimento piuttosto sicuro, ma altri quintetti hanno sofferto parecchio quelli che si sono trovati a fronteggiare. Posto che l’accento è messo sulle partite con due big come Olimpia e Badalona.
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Il modello
La settimana corrente è la prima della stagione a pieno regime in termini di ritmi: tre partite concentrate in nove giorni: prima Varese, poi Badalona, domenica c’è Scafati. Per le ragioni di cui sopra, la Germani invece non è a pieno regime. Anche calcolando l’impiego medio dei giocatori alla luce di quanto il coach aveva affermato fosse il proprio obiettivo, naturalmente «a tendere»: «Ho dodici giocatori, tutti molto validi. Possono aspettarsi di stare in campo dai 10 ai 20 minuti, e quando toccherà a loro non potranno mai riposare». In queste prime tre gare il più utilizzato è stato Caupain (circa 27 minuti e mezzo in campo di media). Seguono Della Valle (27), Gabriel (24.5) e Petrucelli (24). Tutti ampiamente sopra il tetto «desiderabile» dei 20. Si tratta di una scelta dettata evidentemente da ragioni di assetto e rendimento: in questa fase meno giocano i «magnifici quattro», più la squadra soffre e subisce parziali (è capitato ad Assago come a Badalona). Di qui la necessità di trovare, giorno dopo giorno, un bilanciamento. Attraverso il maggior coinvolgimento di giocatori che fin qui non hanno ancora mostrato piena affidabilità, Massinburg in testa (e Laquintana post-infortunio, nonché Akele). Il brutto è che, con questi ritmi, c’è poco tempo per lavorare insieme. L’aspetto positivo è invece che la stagione è infinita. E la crescita - se progressiva e costante - è destinata a pagare.




