Germani, Ferrari: «Do a Brescia un titolo di A2 o B Nazionale»

C’è tempo fino al 7 luglio. L’imprenditore terrà il settore giovanile e non ha intenzione di lasciare a casa i dipendenti degli uffici. Giocatori e staff sotto contratto passano alla Roma di Matiasic
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Mauro Ferrari - © Checchi @newreporter
Mauro Ferrari - © Checchi @newreporter

«Può essere visto come uno schiaffo alla città. Ma una sana sberla può far bene, se serve per rimettersi in carreggiata». Quasi due ore di conferenza stampa, tra il discorso di Mauro Ferrari, entrato dal retro, e le numerose domande a cui l’imprenditore risponde. San Zeno, ore 17, sede della Pallacanestro Brescia, club ormai ceduto a Paul Matiasic, che ha già creato la Maxima Roma nella Capitale. Fuori, circa trecento tifosi biancoblù lo contestano.

Il prologo, forse, dice già tutto, o quasi. L’imprenditore chiede a Paolo Gualdi (uno dei tre Irriducibili presenti all’interno della sede) di far cessare i cori. Il tifoso risponde a Ferrari – che è al tavolo dei relatori affiancato dal figlio Pietro – che può cominciare a parlare, senza problemi. Nasce un breve diverbio, i tre supporter si alzano e se ne vanno, prima che tutto cominci. Attimi di silenzio. L’ad di Germani Spa ha gli occhi lucidi, la voce rotta. Poi inizia a parlare.

Le due ore possono venire divise in altrettante parti. Prima l’imprenditore spiega come e perché ha deciso di cedere, e si esprime in modo molto amaro e critico nei confronti della stampa, rea di essersi mossa in modo irresponsabile. Poi illustra la propria proposta di ripartenza: se ci si muove rapidamente e su più livelli, è pronto a offrire alla città un titolo di A2 o un titolo di B Nazionale. Afferma che ne esistono due disponibili, per categoria. Una proposta che né la politica né i tifosi vogliono prendere in considerazione.

Parte prima

«Chi rappresenta una società deve capire quando è il momento di resettare», afferma. Ricorda che la pallacanestro italiana sta cambiando, che nei prossimi 2-3 anni la serie A sarà preda dei capitali statunitensi. Che l’attuale modo di gestire un club non è più sostenibile. Afferma che non è etico che una sola famiglia (è stato proprietario unico del club), nonostante l’aiuto degli sponsor, debba tirare fuori 3-4 milioni a stagione.

Che «è meglio resettare e ripartire con una solidità economica compatibile con i bilanci». Ferrari sostiene che non si possa vivere di ipocrisia. Siccome l’operazione è «drastica», ma porta un introito economico che «non cambia la qualità della mia vita», la domanda spontanea è perché non abbia alzato prima la mano, e affermato: così non si può andare avanti. «Ho fatto questo discorso ad A2A, ho organizzato una cena con 40 imprenditori, mi hanno risposto in due – ricorda –. Brescia si fa sentire solo quando ha le spalle al muro». Perché quell’assordante silenzio attorno alle manovre di cessione? «Perché esistono patti di riservatezza», afferma l’imprenditore, e perché operazioni del genere possono saltare anche due ore prima della loro chiusura.

«Sono un imprenditore e mi piace vincere – tra i concetti che esprime –. Ci siamo divertiti, è stato bello, ma così, da solo, in serie A, non ci vado più. Meno bello –  mentre fuori prosegue l’aspra contestazione – è sentire questi cori». Per il suo nome e la sua reputazione. Cosa sarebbe servito per evitare tutto questo? «La Germani Spa occupa la posizione 110 nella classifica dei bilanci bresciani. Sarebbe bastato che le prime 100 aiutassero il club con 40-50mila euro all’anno». Mai avuto, in queste settimane, dei ripensamenti? «Cuore e mente possono averne, ma bisogna togliere le emozioni e guardare i numeri».

Parte seconda

Poi, la proposta. Ferrari, come si diceva, è pronto a mettere sul tavolo un titolo di A2 («costa circa 3,5 milioni») o un titolo di B Nazionale (1,3 milioni). C’è tempo fino al 7 luglio. Terrà il settore giovanile. Non ha alcuna intenzione di lasciare a casa nemmeno un dipendente degli uffici, mentre tutti i giocatori e i membri dello staff sotto contratto passano automaticamente alla Roma di Matiasic. Ogni caso, poi, verrà valutato, e gli interessi di tutti i coinvolti saranno tutelati, ricorda. Che la destinazione sia Roma o meno. Smentisce categoricamente che le persone coinvolte (dalla squadra ai dipendenti) abbiano sofferto questo tempo d’incertezza.

La contestazione fuori dalla sede - © Newreporter Papetti
La contestazione fuori dalla sede - © Newreporter Papetti

Ferrari manterrà il settore giovanile. Per la prima squadra, è pronto a offrire il titolo alla sindaca Laura Castelletti (che ne sarebbe «tesoriera», che ieri era invitata, ma che non ha preso parte all’incontro) e si propone come possibile traghettatore.

Parla di una nascitura newco (new company, nuova società) in cui potrebbero essere coinvolti Bragaglio, Bonetti, Vicinelli (ex giocatore, ora imprenditore, opinionista su Teletutto e sponsor della Pallacanestro Brescia). «Metto a disposizione il mio sostegno economico e il titolo. Se serve, anche questa sede. Poi, se così si vorrà, mi defilo. Posso anche non entrare al PalaLeonessa». Ferrari, sottolinea, non desidera essere a capo di alcunché. L’imprenditore afferma di avere già parlato con un candidato al ruolo di general manager, di avere un title sponsor pronto a sostenere il progetto (che ci sarebbe indipendentemente dalla permanenza di Ferrari stesso nella nuova realtà, che potrebbe ancora chiamarsi Pallacanestro Brescia).

Insomma, l’imprenditore avrebbe tutto pronto. Ricorda che il tempo a disposizione è poco, e avrebbe inquadrato le figure che potrebbero sedersi a un tavolo che, però, non si sente di dover convocare per primo «per rispetto» dei ruoli: «Sono a disposizione per la parte operativa, per sempre o per un periodo di transizione. Ma se le condizioni sono queste...». Il riferimento è alla contestazione fuori dalla sede, che non cessa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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