Il successo 84-73 dell’A2A Leonessa Brescia, domenica a Vicenza, non è importante soltanto per la sua storicità. Certo, dopo quanto accaduto la scorsa estate, è già un miracolo che all’avvio di un campionato – quello di serie B Nazionale – ci sia stata una squadra in rappresentanza della nostra città. Ma adesso che il treno è partito si deve guardare avanti. E se c’è un uragano alle spalle, il futuro promette di essere ricco di incognite, stavolta soltanto legate al campo. La B Nazionale è pericolosa, mutante, carica di imprevisti. E quindi è un bene che la squadra guidata da Calvani abbia saputo portare a casa una vittoria in una domenica che nascondeva non pochi pericoli.
Punti cardine
In primo luogo, Brescia ha vinto nonostante due assenze significative. Mancava Nikolic (ha un problema al ginocchio), che nello spot di ala piccola è prezioso collante. Mancava Santinon, uno dei playmaker del roster (problema alla caviglia). Si punta a recuperare entrambi per la partita di domenica.
Il punto è che la rosa è anche lunga, ma il campionato (regular season da 34 partite più, si spera, play off) andrà a perdita d’occhio. I guai fisici (seri, meno seri, passeggeri) sono e saranno all’ordine del giorno. Quindi, nel disagio di non avere tutti gli effettivi a disposizione, è stato un bene aver trovato i giusti equilibri per portare a casa il risultato. Perché la vittoria a Vicenza vale due punti. E due punti valgono oggi come ad aprile. E quando si guarderanno classifica, calendario, scontri diretti e tutto ciò che sarà necessario guardare, questi due punti sono ormai presi.
Sensazioni
Vincere esprimendosi al meglio, poi, è senza dubbio bellissimo. Ma vincere anche in una domenica in cui vengono commessi degli errori è un buon segnale. La Leonessa Brescia si è espressa molto bene a tratti. In altri frangenti ha offerto una pallacanestro meno scintillante, e nel finale ha rischiato qualcosina. Anche di questo bisogna tenere conto. Ed è un po’ come nel calcio: una squadra è in salute quando – anche se il paragone con la gara di Vicenza non regge del tutto – sa vincere all’89’, con un gol in mischia.

Il roster dell’A2A è stato costruito bene. Ci hanno lavorato coach Calvani, il club manager Carrera e il comitato tecnico (De Maio, Bonetti, Franceschetti). Domenica anche le qualità dei singoli hanno avuto una certa incidenza. Se il primo tempo del match a Vicenza ha avuto come protagonista Klanjscek, autore di una pioggia di triple che ha fiaccato la resistenza dei padroni di casa, nella ripresa Da Ros è stato vero e proprio trascinatore. In una squadra comunque organizzata e destinata a trovare sempre di più la propria identità, avere uomini diversi che sanno cavalcare momenti diversi è molto importante. Domenica, Brescia l’ha fatto nel modo giusto.
Calore
Insomma, l’A2A prende appunti e crea un proprio vissuto. E, per così dire, impara che certe partite già vinte (+24 nell’ultimo quarto) rischiano di riaprirsi in men che non si dica, se la tensione cala (rimonta vicentina fino al -8).
La costante, però, resta il tifo. Il trecento bresciani in Veneto sono (e si riprende un concetto espresso da capitan Burns a fine gara) la notizia più bella. Perché significa che ciò che si è creato è vivissimo. È il presente.



