Questione di schiaffoni. Quelli presi sul campo possono essere utili. Specie dopo cinque vittorie «imperfette», che forse hanno un pochino coperto i problemi, o hanno reso meno urgente la loro risoluzione. Il pensiero dell’assistente Giuseppe Di Manno, vice di coach Marco Calvani, è più o meno questo. Lo ha espresso nel corso della puntata di Basket Time andata in onda su Teletutto.
Sotto la lente, la partita persa 80-61 domenica scorsa al PalaLeonessa, contro Piazza Armerina. È quella la sconfitta che deve generare una reazione. È quello lo schiaffone che può servire. «Sapevamo – afferma Di Manno – che prima o poi il ko sarebbe arrivato. Non mi aspettavo una prestazione di questo tipo. Nelle primissime azioni abbiamo sbagliato tiri facili. In difesa siamo stati un po’ soft e abbiamo permesso ad Alibegovic di accendersi. Siamo tornati due volte a -4, ma gli avversari hanno sistematicamente punito alcune nostre sbavature. Nelle precedenti partite eravamo invece riusciti a gestire bene i possessi più importanti, o mettendo in campo buone difese o riuscendo a fare canestro».
Verso il derby
Dopo sei partite e con la settima nel mirino, il derby di domenica, alle 18, a Orzinuovi, Brescia può fare un piccolo bilancio.
È prima a pari punti con Ferrara e Lumezzane. Non è più imbattuta, mentre resta in testa a punteggio pieno l’altra big della categoria, la Virtus Roma, che domina nel girone B. A che punto è la Leonessa? «Lo scopriremo nelle prossime partite - sostiene il vice di Calvani -. La vittoria, fin qui, ha ammortizzato gli effetti di certe prestazioni poco convincenti».
Taglia
Tra le cose che l’A2A deve imparare a gestire e a trasformare in un vantaggio su tutti i fronti c’è la stazza del proprio reparto lunghi. Burns, Da Ros, Lombardi e Bedin sono giocatori alti e grossi. Nessuno, in categoria, ha un tonnellaggio simile. «Chiaramente - fa notare Di Manno - questa è un’arma a nostro favore. Ma ci vuole tempo prima di saperla veramente usare. Riuscire a creare la giusta alchimia tra lunghi e tra i lunghi e il resto della squadra è tra le cose più difficili nella pallacanestro. Tutto dipende da come attacchi i cambi e da come ti passi la palla».
E Orzinuovi? «Ha giocatori intercambiabili - afferma ancora l’assistente -. Non gioca in modo troppo diverso da Piazza Armerina. Dà pochi riferimenti. Dovremo limitare la corsa dei nostri avversari e imporre il nostro ritmo».




