Caso mai non bastasse la pressione di un anno che l’ha inserito nel Gotha dello sci mondiale, ci ha pensato il capitano Dominik Paris a mettere un po’ di riflettori su Giovanni Franzoni. «Quest’anno l’obiettivo è battere tutti gli svizzeri. E Gio...». «Spero di potermi difendere con Paris. Ha un bel carico di medaglie e trofei questo ragazzo un po’ maturo...», è la scherzosa replica del polivalente di Manerba del Garda dal palco del media day Fisi di inizio stagione. Non una stagione qualsiasi, per «SuperGio», bensì l’annata della maturità dopo quella dell’esplosione partita dal primo podio in Val Gardena nello scorso dicembre, passando per la prima vittoria a Wengen, il superlativo successo in discesa a Kitzbühel e la medaglia d’argento nella libera colta a Bormio ai Giochi di Milano Cortina.
Giovanni, troveremo un nuovo Franzoni, più consapevole e magari anche più - bonariamente parlando - sfacciato?
«No, rimango sempre quel ragazzino che d’estate ha mille dubbi e mille timori. Mi spingono - racconta all’Armani Teatro di Milano - però ad allenarmi sempre più per alzare il livello. Poi non so come reagirò al cancelletto: è il primo anno che mi presento da atleta top, da primo gruppo. Io vivo alla giornata, i sentimenti li gestirò il giorno della gara. I risultati mi hanno dato autostima, spero che questo giochi a mio favore».
Quanto ci ha messo a realizzare quanto accaduto nella scorsa stagione?
«Per me ancora non l’ho fatto. La medaglia olimpica l’ho a casa, non la guardo nemmeno troppo spesso perché non mi piace affossarmi nei ricordi. Ne parlo con le persone a me vicine e mi piace raccontare le emozioni vissute. Ma succede tutto così in fretta che nemmeno c’è il tempo di pensarci».

Sente più pressione adesso?
«Un pochino sì, a volte me ne metto fin troppa. Ma spero di non sentirla in gara. La pressione è anche giusta per avere uno stimolo, anche durante la preparazione».
Alla fine però sarà un anno diverso?
«Sì, ma la mentalità rimane quella. Sicuramente ci sarà un po’ più di aspettativa sulle mie spalle, ma c’è anche un po’ più di consapevolezza. Infatti ho voglia di gareggiare a Sölden (domenica 25 ottobre, ndr), un po’ per provarci un gigante, un po’ per iniziare a rompere il ghiaccio».
L’obiettivo già prefissato è di inserire sempre con più costanza la terza disciplina. A che punto siamo?
«Il gigante è stata la base anche degli allenamenti l’anno scorso. È al centro di tutto, mi faceva trovare ritmo e feeling anche per le discese più tecniche. Parto già col 31 a Sölden, cercheremo di fare i primi tre, poi vedremo la pianificazione perché il calendario è molto compatto. Anche la gestione mentale e fisica sarà fondamentale».
Questo step di crescita ha influito sulla sua preparazione estiva?
«No, più o meno il lavoro è rimasto uguale. Anzi ho sciato qualche giorno in meno perché l’anno scorso ho fatto quasi due mesi in Sudamerica, quest’anno solo uno. Mi sento bene e a mio agio anche fisicamente».

Cinque podi in Coppa del Mondo e l’argento olimpico: l’obiettivo è migliorarsi?
«Nulla è scontato, già replicare una stagione come quella dell’anno scorso sarebbe tanta roba. Non mi piace parlare di obiettivi, ma di sogni. Poi ovviamente c’è l’ambizione di classifica, il Mondiale, tante cose. Voglio sicuramente migliorare in gigante e nella velocità a livello tattico, essere più sensibile anche su nevi e piste più semplici, come quella di Crans Montana dove si disputeranno i prossimi Mondiali».
È questa la via?
«Parlare di sogni mi aiuta a togliermi un po’ di pressione. E non mi sono mai messo obiettivi di risultati, perché può essere limitante. Alla fine l’anno scorso volevo un podio ed entrare nei 30 in discesa, invece sono arrivato quinto nella specialità...».
In allenamento però si è sentito diverso?
«Di sicuro c’è consapevolezza. Riesco a pensare che ho delle doti che mi hanno portato a fare buonissimi risultati in Coppa del Mondo e quindi mi alleno con il pensiero di aggiungere qualcosa per stare ancora al passo con gli altri, se non davanti».
Certo è che dopo Kitzbühel e le Olimpiadi è cambiato il suo ruolo nel panorama dello sci. Ora la cercano in tanti, come è stata la prima estate da «stella»?
«Sicuramente un po’ più stressante da quel punto di vista, soprattutto questo periodo prima dell’inizio delle gare. Ci sono tanti impegni in più, tante richieste e quindi sto ancora cercando di trovare un po’ la misura. Ogni tanto mi sento ancora a disagio perché sono sempre un po’ nel mio mondo, spero negli anni di trovare un equilibrio sempre migliore».



