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Giovanni Franzoni nel 2026 come Tomba nel 1988: lo sci ritorna «pop»

Dopo Kitzbühel, l’argento olimpico ha definitivamente consacrato il bresciano come nuova stella a livello mondiale
Giovanni Franzoni con la medaglia d'argento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni con la medaglia d'argento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Non fatevi ingannare dal numero e dalla quantità delle medaglie. Con Giovanni Franzoni sembra veramente di tornare indietro di 38 anni. Non ci sono state interruzioni del Festival di Sanremo (eppure già gli hanno chiesto se ci andrebbe e lui ha risposto affermativamente) solo perché i palinsesti non si accavallano più e non c’è il fuso orario che porta le gare di sci alpino nella serata italiana, eppure l’ingresso del polivalente di Manerba del Garda sulla scena olimpica ricorda molto da vicino quello di Alberto Tomba a Calgary 1988.

I parallelismi

Per capire la portata del fenomeno Franzoni ed i parallelismi con il più amato sciatore italiano di tutti i tempi, bisogna leggere nelle sfaccettature per comprendere il suo impatto sullo sci e sullo sport azzurro. A livello mediatico, di curiosità suscitata, di influenza nella sfera popolare e di consensi ricevuti in ogni fascia d’età e di ceto sociale, non solamente in Italia. Un personaggio «pop», insomma, come lo sci maschile italiano non aveva veramente da tre decenni. Forse solo Christof Innerhofer, dopo il tris di podi conquistati ai Mondiali di Garmisch-Partenkirchen del 2011, aveva attirato così tante attenzioni negli ultimi trent’anni.

Ma al di là dei meriti sportivi, né l’ultimo campione olimpico al maschile Giuliano Razzoli (Vancouver 2010, slalom speciale), né i grandi velocisti Peter Fill e Dominik Paris, avevano spostato così tanto gli equilibri. Grandi campioni sì, grandi risultati sì, ma non tali da creare un can-can mediatico, forse anche a causa di quegli scogli – linguistici e culturali – che gli altoatesini si portano appresso.

Il ritratto

Con Franzoni – viso pulito, occhi chiari e riccioli biondi, il classico ragazzo della porta accanto – invece non c’è stato filtro, perché la sua figura ha subito fatto breccia in un ambiente, quello degli uomini, che al di là del fenomeno Marco Odermatt e ora del marcantonio d’oro Franjon Von Allmen, aveva bisogno di una ventata di aria fresca.

Come era a fine anni ’80, quando Tomba si presentò ai Giochi canadesi sospinto già di una popolarità in ascesa forte di un bronzo iridato in gigante a Crans Montana 1987 e di nove podi in Coppa del Mondo. Gli ultimi tre conquistati a un mese dai Giochi, nel giro di otto giorni. Proprio come SuperGio, quattro podi complessivi, tre nel giro di nove giorni fra Wengen e Kitzbühel. Similitudini disarmanti.

Le differenze

Certo, poi ci sono anche punti di disgiunzione, in positivo per Franzoni. Ora come ora non ci aspetteremmo di vedere il bresciano sfrecciare sull’autostrada con sirena blu e paletta per saltare la coda come fece una volta Tomba, oppure gettare dal podio una coppa appena vinta addosso ad un fotografo mal sopportato. Tomba la Bomba era così, irruento, guascone, irriverente. L’opposto di Franzoni. «Non è mai stato uno che ama il casino – raccontava mamma Irene in questi giorni – gli piace la tranquillità, anche a Capodanno stava volentieri a casa».

Aggiungiamo noi: è anche molto educato, umile nelle interviste, parla bene in italiano e risponde fluentemente pure in inglese, raramente si lascia andare a slanci di protervia pur avendo imparato ad apprezzare i successi. Però piace, proprio come Tomba. Ha un fisico ora potente («sono entrato in Coppa del Mondo con 77 chili, per fare velocità sono arrivato a 90-91», raccontava sempre in questi giorni), la faccia sorridente e rassicurante, ha un solo tatuaggio, ben nascosto, che gli ricorda la fatica fatta per uscire dal traumatico infortunio di tre anni fa.

Anche in gigante Franzoni troverà soddisfazioni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Anche in gigante Franzoni troverà soddisfazioni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’eleganza

Veste alla moda, quando è in vacanza si diletta tra surf e kite, eppure è un pigrone sbadato, che per sua stessa ammissione preferisce il divano ad una passeggiata rilassante e guarda ancora i cartoni animati a volte. E legge tanto, principalmente autobiografie, come si evince da una cultura comunque superiore al livello dello sportivo medio. In questo si differenzia molto da Alberto Tomba, però in questi giorni olimpici abbiamo potuto carpire quanto il Circo Bianco avesse bisogno di un personaggio così.

Piaceva ancor prima di Wengen, perfino i sofisticati tifosi austriaci lo ritenevano in grado di prendersi la Streif di Kitzbühel, cosa puntualmente avvenuta. Quel successo è stata la spinta decisiva alla sua figura, l’argento olimpico in discesa ha confermato che non era solo l’abbaglio di una meteora. Tanto che per fare il giro delle interviste, dopo la combinata, ci ha messo un’ora abbondante per attraversare l’esercito di tv e carta stampata. Non ha (ancora) i due ori di Alberto Tomba. Ma Giovanni Franzoni, con l’argento di Milano Cortina, sta già illuminando la via futura dello sci mondiale come una stella polare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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