Racchette, palline e nervi saldi: vince Marchese, il pongista psicologo

L’atleta del Tennistavolo Marco Polo Brescia applica allo sport gli insegnamenti appresi nello studio: «Bisogna capire che la crisi è solo momentanea»
Vincenzo Cito
Filippo Marchese al servizio in una gara di tennistavolo - © www.giornaledibrescia.it
Filippo Marchese al servizio in una gara di tennistavolo - © www.giornaledibrescia.it

E pensare che Filippo Marchese da bambino aveva scelto il tennistavolo per indolenza, oggi ne ha fatto una professione. «Giocavo a basket -ricorda divertito - più che altro per l’altezza, però presto me ne stancai. Mamma fu irremovibile, pretese che mi dedicassi a un altro sport. Quale meglio del ping pong giocato all’oratorio con mio padre? Pensavo si faticasse poco».

Ha fatto in fretta però a capire quanto sia necessario lavorare anno per anno e giorno per giorno per farsi strada. Lo ha fatto, tanto che, partito dalla serie D2 (allora la categoria più bassa che ci fosse) è arrivato a giocare per tre anni in A2 nel Marco Polo, società di cui oggi il padre Giovanni è diventato vicepresidente. Sulla sua pelle Filippo, assieme agli inseparabili compagni di squadra Abdy Chokry e Davide Rossini con cui è cresciuto, ha scoperto tutto il bello e tutto il brutto di una disciplina implacabile, capace di gettarti dalle stelle alle stalle in un minuto. Salito di ben quattro categorie dal 2011 in poi, il trio ha conosciuto il pane duro della B1 nel 2018-19 quando perse ben quattro partite per 5-4 dopo essere stato in largo vantaggio. La tendenza si è invertita nell’anno della storica promozione in A2 del 2023, perché stavolta le quattro sfide in volata se le aggiudicò il Marco Polo.

Scatto mentale

Segno che qualcosa era cambiato, soprattutto a livello mentale, e che in un certo senso Filippo, diventato nel frattempo psicologo e psicoterapeuta, era riuscito ad applicare allo sport gli insegnamenti appresi nello studio, trasmettendoli ai compagni di squadra. Leggendario l’epilogo della prima salvezza in A2 nel 2024, ottenuta all’ultima pallina dell’ultima partita dell’ultima giornata contro Cascina quando Chokry, dimostrando una saldezza mentale fuori dal comune, sotto 9-10 nel quinto e decisivo set riuscì a ribaltare il risultato battendo 12-10 Nita al termine di una infinita serie di scambi.

La squadra: Marchese insieme a Bassi, Chokry e il tecnico Rossini © www.giornaledibrescia.it
La squadra: Marchese insieme a Bassi, Chokry e il tecnico Rossini © www.giornaledibrescia.it

Oggi le capacità professionali di Filippo, che da anni lavora nel campo del tennistavolo, sono state riconosciute a livello nazionale dopo l’incarico ricevuto dal Castelgoffredo, la società più prestigiosa di questo sport in Italia. È ancora raro nel nostro Paese che un club ricorra al mental coach, nel tennistavolo è una novità assoluta. Il sodalizio mantovano ha spiegato la scelta con l’esperienza di Marchese nella psicologia della performance e nella preparazione mentale degli atleti.

«Tutto è nato - racconta Marchese - quando una giocatrice del team chiese la mia collaborazione. Alla fine ne trasse vantaggio e allora la società ha pensato di estendere il mio ambito su tutto il gruppo. Però il "la" deve darlo l’atleta, l’aiuto non può essergli imposto. Anzi, quando ammette di aver bisogno di un sostegno psicologico ha già fatto un primo passo nella risoluzione dei suoi problemi».

In positivo

Filippo Marchese ci è passato, quindi conosce tutti gli intricati meccanismi mentali scatenati da una partita di tennistavolo. E rivela un divertente paradosso: «Chi comincia, deve imparare da zero. Presto si appassiona così tanto da sviscerare ogni aspetto della disciplina, dallo studio dei colpi a effetto al materiale delle racchette, e crede di avere raggiunto un totale controllo del gioco. Poi, improvvisa, arriva la mazzata che mette in dubbio tutte le tue certezze. Vacilli, non ci capisci più nulla». I rimedi? «Comprendere che il momento di crisi è solo episodico, il set è solo un frammento di una partita, da quello successivo comincia un’altra storia». E come risollevarsi dallo choc di una sfida equilibratissima, persa per un dettaglio? «Sottolineando gli aspetti positivi. Se sei arrivato a giocartela punto a punto perdendo poi 3-2, vuol dire che dopo tutto hai offerto un’ottima prestazione. E da lì ripartire».

Percorso

Oggi Marchese è tornato in B1, con gli amici di sempre, ai quali è unito da un fortissimo legame. E un giorno una bella lezione di psicologia l’ha ricevuta da loro: «Ricordo il secondo anno in serie A2, quando attraversai un momento di crisi e non riuscivo a vincere una partita. Proposi anche alla squadra di farmi da parte, per non sentirmi di peso. Ma i compagni furono irremovibili, dissero che solo continuando ad avere nuove opportunità avrei potuto uscire dalla buca». E così fu, perché Marchese presto ritrovò fiducia e con quattro successi diede un contributo importante alla salvezza. Ma qui forse, più che ai libri e agli studi, bisognerebbe dare il merito al valore più importante che esiste. Si chiama amicizia, quella vera.

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