Mei: «Europei spinta enorme, Brescia polo centrale per il movimento»

Il presidente della Fidal, in una lunga intervista, parla dell’impatto della manifestazione di Birmingham su tutto il movimento e dedica un focus ai tanti atleti bresciani, a partire da Marcell Jacobs
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

Il presidente della Fidal Stefano Mei nel giugno dello scorso anno in visita all'impianto indoor di Brescia - Foto Newreporter Comincini  © www.giornaledibrescia.it
Il presidente della Fidal Stefano Mei nel giugno dello scorso anno in visita all'impianto indoor di Brescia - Foto Newreporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Elettrizzato, «frizzantino», carico. Ma in una sola parola: felice. Stefano Mei, presidente Fidal, a una settimana dal termine degli Europei di atletica a Birmingham ha ancora l’adrenalina addosso.

Cosa le rimane della spedizione inglese?

«Tanta gioia e ammirazione per atleti che ogni volta mi sorprendono. La mia speranza era di ottenere 18 medaglie, ne sono arrivate 22 tenendo conto che due quasi certe di Furlani e Jacobs sono sfuggite solo per sfortuna. E poi arrivare davanti a tutti, battendo in casa gli inglesi nella staffetta del miglio ha un sapore particolare, unico. Questo dimostra due cose: primo che la squadra è eccezionale, secondo che al di là delle critiche ho fatto bene a portare 130 atlete e atleti».

Già, le critiche: nei mesi scorsi sono state parecchie.

«Partirei da prima, da chi in maniera scellerata ha asserito che l’atletica avesse fallito a Parigi alle Olimpiadi, per poi sostenere che le medaglie all’Europeo di Roma fossero inutili o quasi, essendo una manifestazione di serie B. Ecco, mi piace pensare che i ragazzi a Birmingham si siano un pochino vendicati di tante chiacchiere, anche perché hanno preso di mira loro quando l’attacco era a me, alla presidenza. Ma i conti sono a posto, stiamo valorizzando il patrimonio che con tanta difficoltà le società crescono e noi come Federazione proviamo ad aiutare tutti direttamente o indirettamente. Davvero non capisco».

La fortuna non ha arriso agli Europei a Marcell Jacobs - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La fortuna non ha arriso agli Europei a Marcell Jacobs - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Torniamo alla pista e all’Europeo: cosa ha pensato vedendo Jacobs fermarsi in finale?

«Parolacce che non voglio ripetere, anche perché stava bene e per vincere gli sarebbe bastato correre, nulla di più. Marcell aveva fatto un percorso straordinario, otto mesi di lavoro intenso, era semplicemente il più forte di tutti. Ed è tornato in Italia con una consapevolezza differente. È un’altra persona, secondo me, molto più concentrato e consapevole di quello che è il suo ruolo nell'atletica italiana. Ha accettato di essere parte di questo gruppo ed è importante per tutti. Se sali sul tetto del mondo ci sta che sbandi, ci mancherebbe, ma credo che se tornasse indietro alcune scelte non le rifarebbe. Ma sa una cosa?».

Dica.

«Conclusa per lui malissimo la finale dei 100, è andato davanti alle telecamere e ha detto: l’infortunio fa parte della mia carriera, devo accettarlo e ripartire. Questo è il Jacobs che mi piace tantissimo».

Lei tra l’altro è stato uno dei fautori del ritorno della coppia Jacobs-Camossi.

«Io e Marcell abbiamo avuto uno scambio di battute evitabili. Ci siamo sentiti per Natale, lui mi ha detto di avere qualche problema col suo allenatore Rana Reider. Così ho ribattuto: "Scusa, ma perché non torni con Paolo?". "Perché lui adesso ha i salti", ha risposto Marcell. Gli ho detto di non preoccuparsi. Ho chiamato Camossi, chiedendogli se volesse tornare ad allenare anche Marcell. Mi ha detto subito sì. Un minuto e mezzo e la questione è stata risolta. Ne sono molto felice».

Alessandra Bonora si è messa al collo un bronzo nella 4x400 senza dubbio prestigioso.

«Tanta roba davvero. Alessandra è stata bravissima, step by step è cresciuta fino a diventare quella che è oggi, un’atleta che può giocarsela con tutte, oltre ad essere una colonna portante della staffetta. E la 4x400 ritengo sia estremamente importante e soprattutto significativa per il movimento sportivo di base».

Chi forse è tornato a casa con un po’ di rammarico dall’Inghilterra è Francesco Pernici.

«Ma alla fine no, non credo. E ogni tanto qualche "facciata" fa anche bene perché poi viene la voglia di reagire e a lui il carattere non manca di certo. Il fatto è che gli 800 maschili, insieme a quelli femminili, erano forse la gara più difficile dei campionati. L’ha interpretata bene, ma il forte vento lo ha fatto rimanere "nella pancia" senza rischiare. Diciamo che se fosse partito 30 metri prima in curva forse sarebbe salito sul podio, ma insomma sono discussioni sterili, magari semplicemente doveva andare così. Francesco è un prospetto fantastico, lo scorso anno è stato escluso dai Mondiali di Tokyo all’ultimo, stavolta è arrivato quinto. Vorrà dire che la medaglia arriverà al prossimo appuntamento importante».

Nel salto in alto dominato in pedana e mediaticamente dall’impresa di Tamberi e dal bronzo di Sioli, c’è stata anche la buona prova di Christian Falocchi.

«Ha avuto dei problemi, adesso posso dire sia un atleta ritrovato. Poteva andare sicuramente meglio, saltare magari 2.30 perché è una misura che ha nelle corde, ma sono sicuro che da qui in avanti potrà solo crescere e fare sempre meglio».

Quella di Tamberi resta la medaglia più emozionante?

«Per un presidente è difficile trovarne solo una viste le emozioni vissute in una settimana, ma Gimbo ha fatto sicuramente qualcosa di straordinario».

Tanti atleti visti a Birmingham saranno a Brescia il 30 agosto per il Grand Prix.

«Una manifestazione bellissima che ogni anno diventa più ricca e con stelle internazionali di prima grandezza. Ma d’altronde Brescia sta diventando un polo centrale per tutto il movimento».

Si riferisce anche al palazzetto indoor?

«Esatto, che va ad integrarsi al Gabric. Non escludo che la nuova struttura presto possa ospitare una manifestazione di altissimo livello».

Un’ultima riflessione gliela faccio fare sulla società Atletica Brescia 1950.

«Un’eccellenza unica che va al di là degli otto scudetti di fila. Sta facendo un lavoro incredibile e io come presidente posso solo rendere merito a tutti i loro sforzi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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