Se, dopo la vittoria di Wengen, Giovanni Franzoni è stato sveglio dalle 3 alle 6 per l’adrenalina, c’è da credere che nell’ultima notte non avrà chiuso troppe volte occhio. Eppure, passata l’euforia, la tensione, l’emozione e la commozione, resta il ragazzo di sempre. Umile, educato, misurato. «La maggior parte del merito è dei miei genitori, mi hanno cresciuto con sani valori».
Ha pianto Giovanni Franzoni, ha fatto piangere al parterre mamma Irene e papà Osvaldo, probabilmente qualche altro migliaio di persone in Italia e nel mondo. Perché a Kitzbühel è arrivato all’infinito e oltre. Ma resta con i piedi per terra dopo aver fatto scorrere gli sci come nessun altro.



