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Franzoni, la mamma: «S’è sbloccato tirando fuori rabbia e dolore»

La madre Irene dopo l’argento a cinque cerchi in discesa: «Ha fatto uscire tutte le emozioni come un rubinetto, non lo vedo così sereno da quando era bambino»
Giovanni Franzoni dopo l'argento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni dopo l'argento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Passata l’euforia, resta la consapevolezza. Passata la tensione, resta il sollievo. L’eco, quella, è invece destinata a durare nel tempo, probabilmente per anni. Lo sa Giovanni Franzoni, vicecampione olimpico di discesa libera alla prima gara a cinque cerchi. Un risultato non frutto della casualità, come a volte accade ai grandi appuntamenti, ma naturale conseguenza di una crescita divenuta improvvisamente esponenziale nel giro di due mesi, 50 giorni per l’esattezza.

Ora è tutto bello, ora tutto ha un senso. Eppure c’è stato un momento in cui un senso non c’era, parafrasando alla lontana una canzone di Vasco Rossi. Nessuno meglio di mamma Irene e papà Osvaldo sa quanta gioia c’è dietro questo argento. Quanto dolore c’è stato da combattere, per arrivare sul podio olimpico. Quale sia stata la chiave per arrivare a tutto questo. Riassumibile con una sola, semplice parola: «Serenità».

Retroscena

«Finalmente Giovanni si è sbloccato - racconta mamma Irene -. Devo dire che ciò che lo differenzia dagli altri è il fatto di avere molta testa, ma i risultati sono arrivati perché ha buttato fuori tutta la rabbia e tutto il dolore che aveva dentro, raggiungendo una serenità mentale che è stata determinante. Lui ha uno storico di risultati importanti, lo sappiamo, ma non è sempre così facile poi arrivare dove si vuole. Tra il dire e il fare c’è di mezzo non il mare, ma l’oceano».

L’oceano separava casa e Giovanni anche nel momento più duro, la perdita dell’amico Matteo Franzoso durante il ritiro estivo in Cile. Un periodo complicato, in cui Giovanni s’è anche un po’ chiuso in se stesso. Ma in cui – probabilmente – ha trovato la molla per sprigionare definitivamente tutto il suo talento. «Quello che è successo questa estate mi fa ancora commuovere – dice singhiozzando Irene – perché Matteo Franzoso era come se fosse un altro figlio. Matteo calmava Giovanni, gli diceva di stare tranquillo, è come se quella serenità gliela avesse passata da quel letto d’ospedale. So che Giovanni gli ha detto, stringendogli la mano, che gli avrebbe dedicato ogni gara. Lo ricorda perché è una promessa che gli ha fatto quando Matteo era ancora con noi».

Giovanni Franzoni con Matteo Franzoso nello scatto pubblicato sui social
Giovanni Franzoni con Matteo Franzoso nello scatto pubblicato sui social

Da quel momento sono passati quasi cinque mesi. Sono invece 50 (special) i giorni in cui la carriera di Franzoni e la storia dello sci azzurro sono cambiati definitivamente. Dal primo podio in Val Gardena col supergigante alla doppietta (vittoria in superG e terzo posto nella libera) a Wengen, fino al trionfo di Kitzbühel in discesa e all’argento colto l’altro giorno a Bormio nella stessa specialità, alle Olimpiadi. «A livello tecnico - continua mamma Irene - non sta sciando, sta disegnando sulla neve. Se fosse un pittore chi sarebbe? Forse Van Gogh, ho anche letto la sua biografia e quando sono stata con mio marito a Parigi mi è mancato il respiro davanti ai suoi quadri. È un artista che fa piangere, come mio figlio».

Il momento chiave, anche per i genitori, è stato comunque il primo podio. «In Val Gardena tutta l’insicurezza, la tensione accumulata, sono svanite. Vedeva Von Allmen vincere, quando lui da ragazzino lo batteva anche: soffriva per questo, era una cosa che lo opprimeva. Alla fine ha tirato fuori tutto, come un rubinetto. Non lo vedo così sereno da quando era un bambino».

Promessa

E adesso tutti si chiedono dove potrà arrivare, questo ragazzo d’oro con riflessi d’argento. «Per quello che ci riguarda abbiamo solo iniziato – chiude sicura la madre –, io la vedo così. Non c’è limite, ha una forza mentale tale che non sente la pressione. Poi ogni gara, lo sappiamo, fa storia a sé. Ma chi fa la traiettoria migliore vince, come dice lui, e sappiamo quali potenzialità ha».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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