Franzoni, il preparatore: «Gio cura ogni dettaglio, ecco come si allena»

Il bresciano Luca Rosi è con Franzoni da sette anni: «Ama la palestra, il segreto è che si fida del gruppo perché c’è unione d’intenti»
Giovanni Franzoni e Luca Rosi
Giovanni Franzoni e Luca Rosi
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Una medaglia d’argento, conquistata con muscoli d’acciaio. La potenza è nulla senza controllo, dice un vecchio e riuscito spot di uno pneumatico. Ma in sport come lo sci, al pari della testa, la potenza è fondamentale soprattutto nelle lunghe gare di velocità e in questo Giovanni Franzoni non fa difetto: quasi 90 chili di muscoli, curati meticolosamente da un «prof» bresciano. Uno dei segreti nel cerchio magico di «SuperGio» è Luca Rosi, l’uomo della Federsci a cui è affidata la preparazione atletica del ragazzo che sta riscrivendo la storia azzurra.

Il preparatore

Trentaquattro anni, bresciano doc e ora residente a Castel Mella, Rosi da sette anni accompagna Franzoni. Anzi, si può dire che la rincorsa alle vette dello sci mondiale l’hanno compiuta in simultanea, quasi per caso. Nel 2019 Rosi, già persona trainer all’Europa Sporting club in città, entra nei quadri tecnici della Federazione sport invernali. In quel momento Franzoni viene aggregato all’allora Nazionale Junior. Il percorso inizia bene, la fiducia è reciproca, a Franzoni piacciono i metodi di Rosi e mostra la cultura del lavoro che ora tutti - avversari e compagni di squadra più esperti - gli riconoscono come dote principale. Il rapporto resiste, anche ai momenti più bui della carriera del polivalente di Manerba.

«Nell’ultimo mese ha avuto un exploit che noi sapevamo essere nelle sue corde – racconta Rosi dal ritiro dell’Italia – e ora l’ha fatto vedere al mondo intero. Sabato in discesa è stato eccezionale, cercheremo di farlo arrivare in forma fino a sabato con il gigante. Questo lavoro parte da lontano, soprattutto il post infortunio del 2023 è stato un periodo molto tosto, sia fisicamente che mentalmente. Dopo il grave crack di Wengen ha rischiato anche di smettere, però poi con un programma di fisioterapia (curato da un altro bresciano, Cristiano Durante; ndr) e di preparazione atletica abbiamo ricostruito il fisico, per arrivare ai risultati incredibili dell’ultimo periodo. Forse ci credevamo più noi di lui».

  • Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio
    Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi/Guillamme Horcajuelo © www.giornaledibrescia.it
  • Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio
    Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi/Guillamme Horcajuelo © www.giornaledibrescia.it
  • Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio
    Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi/Guillamme Horcajuelo © www.giornaledibrescia.it
  • Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio
    Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi/Guillamme Horcajuelo © www.giornaledibrescia.it
  • Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio
    Olimpiadi, la discesa libera di Giovanni Franzoni a Bormio - Foto Ansa/Epa/Anna Szilagyi/Guillamme Horcajuelo © www.giornaledibrescia.it

Non solo sci

Franzoni nasce con un fisico importante, il lavoro ha fatto il resto. «Lui ha doti che madre natura gli ha regalato – conferma Rosi – ma anno dopo anno si costruisce. Lo sciatore deve allenare tante qualità, non basta la palestra; andiamo al campo di atletica, in piscina, in bicicletta. Il suo pregio? È un ragazzo umile nonostante i grandi risultati, ha sempre la testa sulle spalle. È dedito al lavoro, farlo con lui non è difficile perché si fida delle persone del suo staff. Quando gli si dice che ha talento, ti ferma e ti dice che il talento va solo coltivato. In questo ultimo mese però mi ha stupito la testa mostrata nonostante la pressione».

Ovviamente la preparazione comprende anche un certo tipo di alimentazione: «Ha un nutrizionista brasiliano che sta a Pinzolo, Joao Lucas Pinheiro. Segue soprattutto l’integrazione con in particolare il comparto dei supplementi, come la creatina. È molto importante perché durante la stagione si perdono dei chili». A proposito, si dice che ne abbia persi 5-6 per vari motivi dopo gli ultimi risultati… «Diciamo che lui solitamente sta sui 90 chili, è arrivato a 85, ma più per disidratazione. Ora è 87-88, un peso giusto. Ha una massa grassa molto bassa, ha sempre curato molto i dettagli. E sono quelli che fanno la differenza quando ti giochi una medaglia sui centesimi».

Veniamo alle abitudini. Cosa fa volentieri e cosa proprio non sopporta? «A lui è sempre piaciuta la palestra, ha una passione da tanto per i pesi. Forse fa meno volentieri il lavoro aerobico, ma anche li abbiamo trovato il modo per farglielo piacere variando bici, nuoto, corsa. Soprattutto sulla pista di atletica, dagli sprint al lavoro sul lattato. Lo sciatore deve essere completo, ma alla fine il segreto è l’unione di intenti dello staff: il nostro non è un lavoro, è un sogno comune per cui viviamo, ora che l’ha realizzato sono contento per lui».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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