Una scia di morte ha segnato il weekend italiano di rally. Dopo quella di uno spettatore, il 63enne Francesco De Pasquale, al Rally 1000 Miglia, altre tre persone hanno perso la vita durante due competizioni in Liguria e in Sicilia. Tragedie che pongono un tema legato alla sicurezza nelle corse. Si può fare di più per garantire l’incolumità degli spettatori?
In un’intervista a Pierpaolo Prati, il due volte campione del mondo di rally Miki Biason ha spiegato come, negli anni, siano stati adottati accorgimenti sempre più efficaci: «Un tempo, quando gareggiavo io, c’era un commissario di percorso ogni due chilometri. Oggi ce n’è uno ogni duecento metri».
«Per ogni gara ci sono aree destinate al pubblico e altre in cui il pubblico non si può fermare e se lo fa, è fatto allontanare. I tracciati delle prove speciali sono perlustrati più volte. Gli apripista passano e controllano dove sono posizionati gli spettatori. Lo stesso fanno elicotteri e droni. Se viene trovato qualcuno dove non dovrebbe essere viene fatto allontanare. Se poi torna e si piazza in posti pericolosi poco prima del passaggio delle auto in gara – conclude Biason –, c’è poco da fare».
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