Scuola

Scuola e manovra: «Coi tagli più difficile stabilizzare i docenti precari»

La legge di Bilancio prevede una riduzione di 7.000 posti tra insegnanti e personale Ata. La dirigente scolastica Tebaldini: «Mera scelta di natura economica e per nulla lungimirante». Boldini (Cisl): «Non si arginano le “classi pollaio”»
Una classe di una scuola primaria - © www.giornaledibrescia.it
Una classe di una scuola primaria - © www.giornaledibrescia.it

È sulla scuola che i toni attorno alla manovra di Bilancio si sono fatti in questi giorni più accesi. Al centro c’è la riduzione degli organici scolastici prevista a partire dall’anno scolastico 2027/28, in una logica di taglio dei costi collegata al calo demografico. Secondo la bozza licenziata dal Cdm il 28 ottobre, bollinata e inviata al Parlamento per la discussione nelle due Aule (il 5 novembre prenderanno il via le audizioni), i posti in meno sarebbero 4.925 per i docenti e 2.049 per il personale personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata), per un totale di 6.974 unità.

La misura, secondo quanto indicato nella relazione generale che accompagna il disegno di legge di Bilancio 2027, produrrebbe risparmi stimati in 83,9 milioni di euro nel 2027 e 251,7 milioni all’anno a partire dal 2028. La motivazione addotta dal governo per questi tagli, che si aggiungono ai 5.660 posti di docenti in meno a partire dal 2025/26 e ai 2.174 posti Ata dal 2026/27 già stabiliti dalla legge di Bilancio 2025, è il calo della popolazione scolastica, stimata in 110-120mila alunni l’anno.

Tale analisi ha quindi portato l’esecutivo Meloni a prevedere complessivamente nel periodo 2025-28 un ridmenionamento di 14.808 posti nel sistema istruzione: 10.585 docenti e 4.223 unità di personale Ata.

Le reazioni

Sebbene il testo non definisca ancora una ripartizione geografica o per singoli ordini di scuola – demandando il compito a successivi decreti ministeriali –, le ripercussioni territoriali rischiano di amplificare i problemi storici del reclutamento. In province come quella di Brescia – caratterizzata da una forte dipendenza dalle supplenze annuali – la contrazione dell’organico potrebbe ridurre ulteriormente le chance di stabilizzazione dei precari.

Se si considera che nelle ultime tornate a fronte di poche centinaia di immissioni in ruolo sono stati attivati oltre 2.500 contratti a termine a livello provinciale per coprire i vuoti, il blocco o il taglio delle cattedre rischia di cronicizzare il fenomeno, riducendo i posti disponibili in organico di diritto.

Non solo. «Porterà a un calo dell’efficienza organizzativa per un numero consistente di scuole – commenta Simonetta Tebaldini, dirigente scolastica dell’IIS Castelli di Brescia –. Le nostre classi sono sovraffollate, l’età media degli insegnanti è molto alta, si continua a parlare del bisogno di una didattica diversa. Eppure riduciamo i docenti e non approfittiamo del calo demografico proprio per andare a classi ridotte. I tagli giustificati dal mancato reintegro dei pensionati sono solo mera scelta di natura economica per nulla lungimirante che non aiuterà la scuola a superare gap e difficoltà quotidiane».

Ecco perché l’allarme tra i sindacati e gli operatori del settore è già altissimo. «Si fa cassa sulla scuola pubblica utilizzando il pretesto del calo delle nascite, anziché cogliere l'opportunità della riduzione degli alunni per diminuire il numero di studenti per classe e cancellare il fenomeno delle cosiddette "classi pollaio"» spiega il segretario di Cisl Scuola Brescia Attilio Boldini. Le principali sigle sindacali hanno già definito «inaccettabili le sforbiciate».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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