Opinioni

Centri estivi, riempire le celle dell’estate diventata «formato excel»

La questione da organizzativa diventa brutalmente economica. I dati parlano chiaro: per due figli a stagione si arriva a spendere tra i 1.500 e i 3.000 euro
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Bambini che si divertono
Bambini che si divertono

Si parla tanto, e ci mancherebbe altro, degli alti costi degli asili nido. La verità, però, è che il peggio arriva dopo. Se si riesce a traghettare i figli fino alla scuola dell’infanzia, se si è sopravvissuti – economicamente e con ancora un posto di lavoro in mano – agli anni del nido, ci si sente quasi invincibili. La soglia della percezione di sopravvivenza si alza e ci si convince, un po’ ingenuamente, che il più sia fatto.

Errore di calcolo. La verità è che con la Primaria arriva il vero dramma della gestione del doposcuola e, soprattutto, della lunghissima estate. Le rette del nido a quel punto sono solo un ricordo; peccato che lo siano anche l’orario di uscita delle 18 e l’apertura garantita per l’intero mese di luglio.

Ci si ritrova così scoperti davanti a una prateria che misura ben quattordici settimane. Tanto dura, calendario scolastico alla mano, lo stop che separa quest’anno l’ultimo giorno di scuola a giugno dal primo di settembre. Quattordici settimane in cui le aule chiudono e i bambini si trasformano improvvisamente in un lussuosissimo rompicapo h24.

Riempire le celle di un’estate formato excel è mestiere di rifinitura e distribuzione di dividendi. Un lavoratore dipendente ha, nella migliore delle ipotesi, quattro settimane di ferie all’anno. Anche ammesso di spenderle tutte tra giugno e agosto, a mamma e papà non basterebbero nemmeno con il perfetto incastro in staffetta per essere autonomi: uno lavora e l’altro guarda i figli, poi ci si dà il cambio. Risultato? Ci si incrocia sul pianerottolo, si azzera la vita coppia e l’estate come «famiglia» diventa un miraggio. Chi non ha la fortuna di affidarsi al welfare dei nonni, gratis e a chilometro zero, si trova davanti a un bivio obbligato.

Ed è qui che la questione da organizzativa diventa brutalmente economica. I dati parlano chiaro: per due figli a stagione si arriva a spendere tra i 1.500 e i 3.000 euro. In pratica, il costo per coprire i mesi estivi equivale, centesimo più centesimo meno, a un intero stipendio medio bresciano. Un vero e proprio lusso.

In questo scenario, il «Piano Estate» sbandierato dal Ministero assomiglia molto a una pezza su un abito logoro. Aprire le scuole a fine agosto o finanziare progetti a singhiozzo non risolve il problema alla radice, perché non c’è nulla di strutturale. Non si può continuare a trattare il calendario della scuola e il collasso del welfare familiare come un’emergenza imprevedibile che si ripete, identica, ogni anno. Servono asili e centri estivi pubblici, accessibili e integrati tutto l'anno. Fino ad allora, per le famiglie bresciane senza aiuti, l’estate non sarà una vacanza, ma un lunghissimo e costoso esercizio di sopravvivenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Il tuo quotidiano, con tablet inclusoIl tuo quotidiano, con tablet incluso

Direttamente a casa tua, per tutta la famiglia a soli 0,90€ al giorno

SCOPRI DI PIÙ
Sponsorizzato«Di sera specialmente… speciale Lunaria» accende l’estate«Di sera specialmente… speciale Lunaria» accende l’estate

Giovedì 18 giugno, 2 e 9 luglio, visite guidate serali e meditazione dedicata alla Luna a Casa Museo Zani

Aree protette e parchi: con il GdB due guide sulla natura brescianaAree protette e parchi: con il GdB due guide sulla natura bresciana

Un viaggio nelle terre bresciane: Dai laghi alle montagne, dal corso dei fiumi ai boschi di pianura

SCOPRI DI PIÙ