Cronaca

Mamma e papà col pallottoliere nel complesso puzzle dei campi estivi

Senza una rete pubblica strutturata chi non ha un supporto spende per due figli dai 1.500 ai 3.000 euro a stagione
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

In vacanza,  circa 88mila i bambini e i ragazzi tra i 3 e i 14 anni
In vacanza, circa 88mila i bambini e i ragazzi tra i 3 e i 14 anni

Per alcuni l’ultima campanella è già suonata. Per altri l’ultimo giorno di scuola sarà lunedì: ancora poche ore e per tutti i 130mila alunni, dai sei anni ai 18 anni, cominceranno le vacanze estive. Per i più piccoli della scuola dell’infanzia, circa 18mila, invece, si andrà avanti fino a fine giugno.

Famiglie in affanno

Facendo due calcoli, e togliendo i 60mila studenti della secondaria di secondo grado, dato che dai 14 anni i minori possono stare a casa da soli senza la supervisione di un adulto, sono circa 88mila i bambini e ragazzi tra i 3 e i 14 anni per i quali è necessario trovare una sistemazione durante la sospensione della scuola. Per i nidi la questione è totalmente diversa dato che, solitamente, il calendario dei Comuni è molto più ampio – si chiude a metà luglio l’anno scolastico – e subito dopo le Amministrazioni attivano un servizio estivo «a settimane» che si interrompe nella parte centrale di agosto.

Laboratori, proposte anche per chi vuole imparare
Laboratori, proposte anche per chi vuole imparare

Eccoci arrivati al punto dolente: se entrambi i genitori lavorano, e la maggior parte di loro ha due o, al massimo, tre settimane di ferie in estate, dove li mette i figli? E a che prezzo? Chi può se li gode, li lascia ai nonni o, se ha una seconda casa, li porta lì con amici o parenti. E chi invece non ha una rete? Restano i centri estivi dei Comuni e i grest negli oratori, oppure i tanti campi estivi di società sportive, asd, associazioni di varia natura.

Costi

I prezzi dei campi estivi non sono certo popolari, vanno da poco meno di 100 euro a settimana  per mezza giornata e senza pranzo (per esempio delle piscine comunali cittadine si paga 98 euro a settimana dalle 7.45 alle 13) a ben oltre i 150 per l’intera giornata con la variabile del pasto.

Le proposte sono infinite: si va da chi offre tre pasti a settimana e due gite, durante le quali però il pranzo è al sacco, a chi, invece, mette solo materiali d’uso e fa pagare il tempo prolungato dalle 15.30 alle 17.30. Molti scelgono di applicare sconti in caso di iscrizioni per più settimane e quasi tutti offrono prezzi agevolati per tesserati o per il secondo e il terzo figlio.

Alcuni esempi: i «Camp al museo» di Fondazione Brescia Musei propongono un costo di 100 euro per un solo ragazzino, 90 euro per il secondo figlio e 50 dal terzo; i «Campi Artigianando» de «Il calabrone» agli Artigianelli hanno un costo di 165 euro a testa con uno sconto di 10 euro dalla seconda settimana e dal secondo figlio; 180 il «Blue camp» della pallacanestro Brescia. Alcune proposte sono ben più impegnative come il «Summer camp» dell’Union Brescia che ha un costo di 310 euro a settimana (280 euro per i tesserati)

I più economici

I Centri estivi pubblici sono più abbordabili: quelli del Comune di Brescia per infanzia e primaria prevedono costi massimi settimanali per i residenti di 93 euro e di 135 euro per i non residenti. Per i grest degli oratori la richiesta è variegata (dipende da quel che hanno le parrocchie e da quello che offrono), ma è più contenuta, si va da 400 euro per tre settimane a Bovezzo a 82,5 dai Salesiani in città (45 euro a settimana, 35 euro per il secondo figlio e 30 dal terzo, con 7,50 euro di pasto al dì) senza gite.

Calcolatrice alla mano

Facciamo due conti in tasca alle famiglie: se prendiamo il costo dell’oratorio arriviamo per due figli a circa 155 euro a settimana per una spesa, fino a fine luglio, di 732,5 euro. Senza gite. Se, invece, prendiamo il prezzo più diffuso, di 150 euro a settimana, il calcolo è di 1.200 euro al mese. Considerando le settimane senza scuola sono, come detto, 11 per l’infanzia e 14 per primaria e secondaria di primo grado e togliendone almeno due di ferie dei genitori, un nucleo familiare con due figli può arrivare a spendere tra i 1.500 a ben più di 3mila euro.

Il puzzle

Questo barcamenandosi tra proposte e incastri da fare: quasi nessun grest, Cre o campo estivo copre l’intera stagione e così le famiglie si ingegnano facendo frequentare ai figli tre settimane da una parte, due dall’altra e così via. Alternative non ce ne sono se non si ha una rete familiare da attivare, nonni, prozii o amici non lavoratori.

Come eravamo

Negli anni ’80 negli oratori c’era un divertimento ruspante a prezzi più che popolari: il grest cominciava il giorno dopo l’ultima campanella e andava avanti fino a fine luglio almeno. Ogni famiglia dava quel che poteva, solo il pasto aveva un costo stabilito che si aggirava attorno alle 5mila lire.

Una decina di anni dopo tutto cambiò e venne introdotta, non senza disappunto, una tariffa fissa almeno per coprire i costi vivi. Erano anni nei quali gli animatori erano giovani studenti volontari, dalle medie all’università, che venivano «ripagati» offrendo loro il pranzo e i ghiaccioli. A supervisionare c’erano le suore e i sacerdoti.

Infanzia e primaria, costi tra i 93 e i 135 euro
Infanzia e primaria, costi tra i 93 e i 135 euro

Ora è cambiato tutto: le norme, la richiesta dell’utenza e, quindi, i costi. Oggi bisogna impiegare un certo numero di educatori. La preparazione del pasto era affidata alla volontaria di turno che «cucinava per un reggimento» e i bimbi erano abituati a mangiare «quel che passava il convento».

Oggi – come sottolineato dal presidente del Centro Oratori Bresciani, don Milesi, nel commento pubblicato qualche giorno fa nella nostra rubrica delle «Lettere al direttore» – sono subentrate rigide normative sanitarie, i pasti vengono preparati in locali idonei e vigilati, secondo tabelle dietetiche precise. Per quanto riguarda le gite non è quasi più possibile organizzarle «in economia» nel parco vicino alla parrocchia. I bus hanno costi importanti e gli ingressi nei paradisi acquatici o del divertimento oggi sono costosissimi. È cambiato il mondo.

La scommessa educativa dei grest

«Il grest nasce dal desiderio di far vivere una bella esperienza ai giovani anche in estate. Per far respirare loro il clima della comunità. È chiaro, però, che vien comodo anche ai genitori»: a dirlo è don Giovanni Milesi, presidente del Centro Oratori Bresciani.

«È sempre più difficile – analizza – trovare persone che in estate possano accompagnare i bimbi e ragazzi: questo è l’inghippo. Anni fa c’era più volontariato, più persone che potevano permettersi di lavorare mezza giornata e pensionati più giovani. Oggi la realtà è più complessa».

Lo sforzo, però, resta quello di preservare quella che è una «ricchezza del nostro territorio che in altre regioni non c’è». «Quasi ogni parrocchia - dice don Milesi - ha un oratorio e un grest. Mi piace ricordarne la dimensione educativa non solo per i piccoli, ma anche per i ragazzi che svolgono il ruolo di animatori. Abbiamo un tesoro da salvaguardare».

I numeri

Proprio in queste ore si sta rifinendo l’edizione 2026 che ha come tema portante «Bella Fra» per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco.

I dati dell’anno scorso raccontano una realtà viva e capillare: la diocesi di Brescia comprende 340 oratori, 200 dei quali ospitano il grest per un totale di 29mila bambini accolti. Il 13% di questi, 4.200, è di origine straniera. Il numero di animatori è di 12mila.

Il conto è presto fatto: il numero medio di minori per grest nel Bresciano è di 170, tra animatori e bambini. Per quanto riguarda la città i minori accolti nei grest sono 6mila con circa 1.800 animatori a supporto. Gli oratori quest’anno copriranno il periodo che va dal 9 giugno al 24 luglio: ci sono realtà che riescono a garantire tutte le sette settimane. La maggior parte dalle 9 alle 17.30 con mensa. Il «pre-grest» è affidato perlopiù ad educatori. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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