Roberto Nicolai: «Com’è scoprire di essere dislessici in età adulta»

«Esserne consapevole mi ha reso felice», dice il brand strategist bresciano a cui è stato diagnosticato il disturbo solo una volta adulto
Roberto Nicolai - © www.giornaledibrescia.it
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In classe si sentiva ripetere «Dovevi rileggere una volta in più, leggi e ripeti, leggi e ripeti». Sulla pagella, alle elementari, il giudizio era sempre lo stesso: «Enormi difficoltà a scrivere». Chi l’avrebbe mai detto che da grande la scrittura sarebbe diventata una parte fondamentale del suo lavoro, nonché una delle sue grandi passioni. Eppure Roberto Nicolai, 55 anni di Brescia, è un brand strategist (aiuta le imprese a ottenere valore attraverso la comunicazione) di successo.

Visione positiva

«Sono un Dsa – racconta –. Ho un’etichetta pesante, che suona come un difetto di fabbrica. Dice che non sono in grado di apprendere. Essendo uno dei rari casi di dislessia certificata in età adulta (dopo la diagnosi del figlio, ndr), mi è stato chiesto di sottopormi a prove cognitive, colloqui e persino a una risonanza magnetica per capire come funzioni davvero la mia mente. Il referto racconta una storia diversa. Ho un QI pari a 135, un risultato che mi pone nel 2% più alto della popolazione mondiale. Le Matrici di Raven parlano di una capacità di ragionamento decisamente superiore alla media, la memoria di lavoro e la comprensione verbale risultano molto elevate, la scrittura eccellente».

Gli anni trascorsi a scuola (è diplomato al liceo scientifico e ha interrotto il corso di laurea in Matematica «per le necessità della vita») sono stati «frustranti», ammette. La diagnosi del figlio l’ha spinto a ripensare al suo percorso e ha fatto nascere un sospetto che si è poi tradotto in certificazione: «Sapere di essere dislessico mi ha reso felice: finalmente ho avuto la risposta. Esserne consapevole mi ha aiutato a gestire i miei limiti e a sfruttare le mie doti da dislessico».

Limiti e poteri

In quanto a limiti Nicolai cita la necessità di essere super concentrato durante la lettura e di fare pause dopo un’ora durante le riunioni. Circa i superpoteri parla della «capacità di cogliere tutto ciò che mi sta attorno, manipolare informazioni complesse con facilità, vedere connessioni che ad altri sfuggono, tenere molti fili in mano contemporaneamente, intrecciarli in schemi più ampi e dar loro un senso».

Volentieri Nicolai racconta la sua storia. E quando qualche genitore gli chiede un consiglio perché sospetta che il figlio sia dislessico, lui lo invita a guardare le cose in positivo, a cambiare il percepito: «Il lavoro ha fame di menti non convenzionali. E la scuola dovrebbe valorizzarle: anziché proporre Piani didattici personalizzati (Pdp) che appaiono come uno sconto dovrebbe far apprendere queste persone in maniera diversa e poi sottoporre tutti alle stesse prove». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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