Salute e benessere

Tumore al seno, il dottor Fogazzi: «Con l'immunoterapia risultati significativi»

Il responsabile dell'unità operativa di Oncologia Medica dell’Istituto Clinico Città di Brescia: «È una vera svolta, oggi possiamo associare questi farmaci alla chemioterapia e ottenere risultati che fino a pochi anni fa erano difficili da immaginare»
Daniela Affinita
Il dottor Fogazzi in reparto - © www.giornaledibrescia.it
Il dottor Fogazzi in reparto - © www.giornaledibrescia.it

La diagnosi di tumore al seno continua a fare paura e quando nel percorso terapeutico entra in gioco la chemioterapia, molte donne arrivano con il peso di racconti, esperienze familiari e immagini che spesso appartengono a una medicina di molti anni fa.

Oggi però lo scenario è profondamente cambiato come ci racconta il dottor Gianluca Fogazzi, responsabile dell'unità operativa di Oncologia Medica dell’Istituto Clinico Città di Brescia ospite della trasmissione Obiettivo Salute, che ha spiegato come negli ultimi anni la ricerca abbia rivoluzionato non solo le cure, ma anche la qualità di vita delle pazienti. Tra le novità più importanti c'è l'immunoterapia, una strategia che sta cambiando la prognosi di alcune delle forme più aggressive di tumore mammario.

Dottore, quando si parla di chemioterapia molte donne provano ancora timore. È una percezione che corrisponde alla realtà di oggi?

È comprensibile che esista ancora questa paura, molte persone associano la chemioterapia a esperienze vissute da parenti o amici anni fa. Tuttavia, la realtà attuale è molto diversa, certo, la chemioterapia resta una fase importante e impegnativa del percorso di cura, ma negli ultimi decenni abbiamo fatto enormi passi avanti nella gestione degli effetti collaterali e nel supporto complessivo alle pazienti.

In che senso?

Molti farmaci che utilizziamo per curare il tumore sono gli stessi di anni fa, ma tutto ciò che ruota attorno alla terapia è cambiato radicalmente. Oggi disponiamo di farmaci molto efficaci contro nausea, vomito e altri effetti collaterali, abbiamo percorsi multidisciplinari strutturati e una rete di professionisti che segue la paziente in ogni fase della malattia. Inoltre, sono cresciuti moltissimo i servizi di supporto psicologico, fisioterapico e riabilitativo.

Quanto conta il supporto umano durante il percorso di cura?

Conta tantissimo, nessuna donna dovrebbe affrontare la malattia sentendosi sola, oltre al lavoro dell'équipe medica, è fondamentale il sostegno della famiglia, degli amici e delle associazioni che accompagnano le pazienti. Oggi sappiamo che il benessere psicologico incide in modo significativo sulla qualità della vita durante le cure, per questo cerchiamo di costruire intorno alla persona una vera rete di sostegno.

L’obiettivo, quindi, non è solo curare la malattia.

Esattamente, oggi non parliamo più soltanto di guarigione o di sopravvivenza, parliamo anche di qualità della vita. Il nostro obiettivo è permettere alle pazienti di mantenere il più possibile le proprie abitudini, il proprio ruolo familiare e sociale, la propria autonomia. Molte donne continuano a lavorare, a svolgere attività fisica e a mantenere una vita attiva durante il percorso terapeutico.

Lei si sente dire dalle pazienti: «Pensavo peggio»?

Molto spesso sì, ed è una delle soddisfazioni più grandi. Significa che siamo riusciti a controllare bene gli effetti collaterali e ad accompagnare la paziente in un percorso che immaginava molto più difficile. Non significa che la chemioterapia sia una passeggiata, ma che oggi disponiamo di strumenti per renderla molto più tollerabile rispetto al passato.

Negli ultimi anni si parla molto di immunoterapia. Che cos'è esattamente?

L'immunoterapia rappresenta una delle innovazioni più importanti dell'oncologia moderna, a differenza della chemioterapia tradizionale, che agisce direttamente sulle cellule tumorali, l'immunoterapia lavora sul sistema immunitario della paziente. In pratica aiuta le difese naturali dell'organismo a riconoscere il tumore e a combatterlo in modo più efficace.

Per quali pazienti è indicata?

«Non per tutte, ogni tumore al seno ha caratteristiche biologiche differenti e quindi richiede strategie terapeutiche personalizzate. L'immunoterapia ha dimostrato risultati particolarmente significativi nelle pazienti affette da carcinoma mammario triplo negativo, una delle forme più aggressive della malattia».

Perché il tumore triplo negativo è considerato così difficile da trattare?

Perché non presenta alcuni recettori biologici che normalmente utilizziamo come bersaglio delle terapie. In pratica abbiamo meno «armi» a disposizione rispetto ad altre forme di tumore mammario, per anni queste pazienti hanno avuto opzioni terapeutiche più limitate e un rischio maggiore di recidiva.

E qui entra in gioco l'immunoterapia.

Esatto, l'introduzione dell'immunoterapia ha rappresentato una vera svolta, oggi possiamo associare questi farmaci alla chemioterapia e ottenere risultati che fino a pochi anni fa erano difficili da immaginare.

Quali sono concretamente questi risultati?

Nei casi selezionati, l'associazione tra chemioterapia e immunoterapia viene somministrata prima dell'intervento chirurgico. Lo scopo è ridurre il tumore o addirittura eliminarlo completamente. I dati ci mostrano che circa il 65% delle pazienti arriva all'intervento senza più evidenza di malattia nella mammella, significa che il tumore non è più rilevabile all'esame istologico. È un risultato davvero straordinario.

Possiamo parlare di guarigione?

La parola guarigione va sempre utilizzata con prudenza. Sicuramente parliamo di una risposta estremamente favorevole e di una significativa riduzione del rischio di recidiva. Per una paziente che affronta una forma aggressiva di tumore, sapere di avere oggi queste possibilità terapeutiche rappresenta un cambiamento enorme.

Resta però un 35% di pazienti che non raggiunge questo risultato.

Ed è proprio lì che la ricerca deve continuare a concentrarsi, se oggi celebriamo questi progressi, dobbiamo ricordare che c'è ancora molto lavoro da fare. Ogni miglioramento nasce dalla ricerca clinica, dagli studi e dalla collaborazione tra centri oncologici, il nostro compito è continuare a cercare nuove strategie per aumentare ulteriormente le probabilità di cura.

Il dottor Fogazzi a Obiettivo salute - © www.giornaledibrescia.it
Il dottor Fogazzi a Obiettivo salute - © www.giornaledibrescia.it

Guardando al futuro, cosa vede all'orizzonte nella lotta al tumore al seno?

Vedo una medicina sempre più personalizzata, ogni tumore è diverso e ogni paziente è diversa. Stiamo imparando a costruire terapie su misura, basate sulle caratteristiche biologiche della malattia e della persona, questo ci permette di essere più efficaci e, allo stesso tempo, di limitare gli effetti collaterali inutili.

Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare alle donne che stanno affrontando una diagnosi di tumore al seno?

Di non sentirsi sole e di affidarsi ai professionisti e alle Breast Unit. Oggi abbiamo a disposizione strumenti terapeutici che fino a pochi anni fa non esistevano, la diagnosi di tumore al seno resta un momento difficile, ma le prospettive sono profondamente cambiate. La ricerca continua a fare passi avanti e ogni giorno ci offre nuove possibilità per curare meglio e vivere meglio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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