Salute e benessere

Tumore al seno, Pedersini: «La sopravvivenza è in costante aumento»

La responsabile della Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia ospite di Obiettivo Salute su Teletutto: «Merito della diagnosi precoce e di cure sempre più efficaci»
Daniela Affinita
La dottoressa Pedersini in studio
La dottoressa Pedersini in studio

Il tumore al seno resta una delle patologie oncologiche più diffuse tra le donne, ma negli ultimi anni diagnosi precoce, innovazione terapeutica e lavoro multidisciplinare hanno cambiato radicalmente le prospettive di cura. A fare il punto è la dottoressa Rebecca Pedersini, responsabile della Breast Unit dell’Asst Spedali Civili di Brescia, ospite della trasmissione Obiettivo Salute.

Quanto è diffuso oggi il tumore al seno in Italia e cosa ci dicono i dati più recenti?

«Il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne, in Italia ogni anno si registrano circa 55 mila nuovi casi. È una patologia molto diffusa, ma oggi i dati ci dicono anche che la sopravvivenza è in costante aumento grazie alla diagnosi precoce e alle cure sempre più efficaci».

Oggi si guarisce di più rispetto al passato: quali sono i motivi principali di questo cambiamento?

«Il miglioramento è legato prima di tutto alla prevenzione e allo screening mammografico, che permettono di individuare il tumore in fase iniziale. A questo si aggiungono le nuove terapie e l’organizzazione delle Breast Unit, che garantiscono percorsi di cura strutturati e multidisciplinari».

Che cos’è esattamente una Breast Unit e perché è così importante essere curate in un centro specializzato?

«Una Breast Unit è un centro dedicato alla cura del tumore al seno, dove lavorano insieme chirurghi, oncologi, radiologi, radioterapisti, psicologi e infermieri specializzati. Il nostro obiettivo è accompagnare la paziente in tutto il percorso di malattia, dalla diagnosi alle cure fino al follow-up, supportandola non solo dal punto di vista clinico ma anche umano e psicologico. Essere seguite in un centro specializzato significa avere un’équipe che lavora insieme per garantire il miglior percorso terapeutico possibile e una presa in carico completa».

Una riunione tra chirurghi in reparto
Una riunione tra chirurghi in reparto

Sempre più donne chiedono il test genetico: quando è davvero indicato?

«Il test genetico è indicato soprattutto nelle donne con familiarità importante o con diagnosi in età giovane, non è un esame per tutte, ma va proposto quando esistono criteri clinici precisi che fanno sospettare una predisposizione ereditaria».

Che cosa significa avere una mutazione genetica come BRCA1 o BRCA2?

«Avere una mutazione BRCA1 o BRCA2 significa avere un rischio maggiore di sviluppare tumore al seno o all’ovaio nel corso della vita, non significa avere sicuramente la malattia, ma richiede controlli più stretti e percorsi di prevenzione mirati».

Oggi esistono terapie specifiche per le pazienti con mutazione genetica?

«Oggi abbiamo farmaci mirati anche per le pazienti con mutazioni genetiche, che permettono trattamenti più efficaci e personalizzati e rappresentano un grande passo avanti nella cura».

Oggi tutte le pazienti devono fare la chemioterapia oppure in alcuni casi si può evitare?

«Non tutte le pazienti devono fare la chemioterapia. Grazie alla medicina personalizzata e ai test genomici possiamo selezionare meglio le pazienti e, in alcuni casi, evitare trattamenti non necessari».

Quanto sono personalizzati oggi i trattamenti per il tumore al seno?

«Oggi i trattamenti sono costruiti su misura per ogni paziente, in base alle caratteristiche biologiche del tumore e alla situazione clinica. Questo consente di migliorare l’efficacia delle cure e la qualità di vita».

Gli effetti collaterali delle cure sono cambiati rispetto al passato?

«Negli ultimi anni sono stati fatti grandi progressi: le terapie sono più tollerabili e abbiamo strumenti per gestire meglio gli effetti collaterali, permettendo alle pazienti di affrontare il percorso con maggiore serenità».

Dopo la fine delle cure, come viene seguita la paziente nel tempo?

«Il follow-up è una fase fondamentale: le pazienti vengono seguite con controlli periodici, visite ed esami programmati. L’obiettivo è monitorare la salute nel tempo e accompagnare la donna nel ritorno alla normalità».

Che messaggio si sente di dare alle donne?

«La prevenzione resta l’arma più importante. Aderire agli screening, fare controlli regolari e rivolgersi a centri specializzati come la Breast Unit permette di aumentare le possibilità di guarigione e affrontare la malattia con maggiore consapevolezza e supporto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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