Salute e benessere

Tumore della prostata: come funziona lo screening in Lombardia

Alberto Pettenò, urologo di Fondazione Poliambulanza: «Soprattutto nelle fasi iniziali è spesso completamente silente, questo significa che non dà sintomi evidenti e può progredire senza essere individuato»
Daniela Affinita
Un macchinario per gli esami alla Poliambulanza - © www.giornaledibrescia.it
Un macchinario per gli esami alla Poliambulanza - © www.giornaledibrescia.it

Il tumore della prostata è oggi la neoplasia più frequente nella popolazione maschile italiana, per questo Regione Lombardia ha avviato un programma di screening dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce dal 2024. Ne parliamo con il dottor Alberto Pettenò, urologo di Fondazione Poliambulanza, ospite a Obiettivo Salute.

Dottor Pettenò, chi dovrebbe aderire a questo tipo di screening?

«Lo screening è rivolto principalmente agli uomini tra i 50 e i 69 anni, che rappresentano la fascia di popolazione in cui il rischio inizia a diventare significativo. È particolarmente indicato per chi non ha mai effettuato controlli urologici e per chi presenta fattori di rischio, come la familiarità per tumore della prostata. L’obiettivo è intercettare precocemente soggetti che potrebbero non sapere di essere a rischio».

Il dottor Alberto Pettenò
Il dottor Alberto Pettenò

Perché è così importante la prevenzione nel tumore della prostata?

«Il tumore della prostata, soprattutto nelle fasi iniziali, è spesso completamente silente, questo significa che non dà sintomi evidenti e può progredire senza essere individuato. Per questo motivo la prevenzione e i controlli periodici sono fondamentali per arrivare a una diagnosi precoce, quando le possibilità di cura sono molto elevate».

Qual è il ruolo del PSA nello screening?

«Il PSA è il primo esame di riferimento nello screening prostatico, si tratta di un semplice prelievo del sangue che misura il livello di un antigene prodotto dalla prostata. Non è un test diagnostico definitivo, ma rappresenta un indicatore importante che può segnalare la presenza di alterazioni prostatiche, un valore elevato non significa necessariamente tumore, ma indica la necessità di ulteriori approfondimenti».

Come si inserisce il PSA nel percorso di screening?

«Il PSA è il primo step del percorso, se il valore è nella norma, il paziente viene semplicemente ricontrollato nel tempo, soprattutto se presenta fattori di rischio. Se invece risulta alterato, si attiva un percorso diagnostico più approfondito che può includere visita urologica, risonanza magnetica multiparametrica e, se necessario, biopsia prostatica».

Regione Lombardia ha attivato un percorso strutturato: come funziona?

«Il programma, avviato nel luglio 2024, consente un accesso diretto tramite Fascicolo Sanitario Elettronico o portale regionale. Il cittadino può aderire autonomamente senza attendere una convocazione, se idoneo, riceve un voucher per l’esecuzione del PSA nei laboratori convenzionati. Non è necessario ricevere un invito o una lettera: il cittadino può accedere direttamente tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico oppure attraverso il portale dei servizi sanitari regionali, utilizzando Spid, Cie o Cns. Una volta entrati nel sistema, si accede alla sezione dedicata allo screening e viene proposto un questionario informativo con alcune domande anamnestiche. Dopo la compilazione, il sistema valuta l’idoneità del paziente. Se i criteri sono rispettati, viene rilasciato un voucher che consente di eseguire gratuitamente il test del PSA nei laboratori aderenti, senza necessità di impegnativa del medico di medicina generale. In base al risultato del PSA, il percorso prosegue in modo strutturato con eventuali approfondimenti specialistici o controlli successivi, sempre all’interno del sistema regionale».

Chi viene escluso dal programma?

«Sono esclusi i pazienti già seguiti dallo specialista o con diagnosi di tumore della prostata, il programma è pensato soprattutto per chi non è mai stato sottoposto a controlli o non ha un percorso di sorveglianza già attivo».

Qual è il valore aggiunto di questo sistema?

«È un modello organizzato che permette di seguire il paziente in tutte le fasi del percorso, in base ai risultati, si definiscono controlli periodici oppure approfondimenti diagnostici mirati. L’obiettivo è garantire una presa in carico completa e tempestiva».

Che messaggio finale si sente di lasciare?

«La prevenzione è fondamentale, il PSA e lo screening permettono di individuare la malattia in fase precoce, quando le terapie sono più efficaci e meno invasive. Non bisogna aspettare i sintomi, perché sarebbe già troppo tardi, visto che parliamo di un tumore silente: intervenire prima fa davvero la differenza».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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