Salute della prostata, «più prevenzione grazie al film di Zalone»

Una battuta al cinema, una risata collettiva, una canzone che diventa tormentone. Ma dietro l’ironia di Checco Zalone in «Buen Camino» si è acceso un faro su un tema che molti uomini evitano: la salute della prostata. E stavolta, dalle poltrone delle sale si è passati agli ambulatori.
Durante la puntata di «Obiettivo Salute» dedicata all’ipertrofia prostatica benigna, i medici in studio – tra cui gli urologi: Dotti, Legramanti e Inverardi – hanno confermato un dato significativo: dopo l’uscita del film si è registrato un aumento delle richieste di visite urologiche di prevenzione.
Un effetto inaspettato ma concreto, che dimostra come anche l’ironia possa trasformarsi in consapevolezza. Ne abbiamo parlato con il dottor Stefano Legramanti, urologo della Clinica Sant’Anna.
Dottor Legramanti, è vero che dopo l’uscita del film di Checco Zalone avete registrato un aumento delle visite urologiche?
«Sì, è vero. Dopo l’uscita di Buen Camino abbiamo notato un incremento delle richieste di visite, soprattutto di prevenzione. Non abbiamo ancora dati numerici ufficiali, ma confrontandoci con colleghi di diversi centri il riscontro è evidente».
Secondo lei perché un film può avere questo effetto?
«Perché riesce a parlare di un tema delicato con un linguaggio semplice e ironico. Checco Zalone ha portato la prostata al centro di una narrazione popolare. Questo abbassa le difese, rompe l’imbarazzo e spinge molti uomini a riflettere sull’importanza di farsi controllare».
Possiamo dire che cinema e campagne di sensibilizzazione aiutano davvero la prevenzione?
«Assolutamente sì. Pensiamo anche a Movember: iniziative di questo tipo hanno un grande valore culturale. Gli uomini, storicamente, sono meno propensi a sottoporsi a controlli preventivi. Quando il messaggio arriva in modo diretto, accessibile, persino ironico, diventa più facile fare quel passo che spesso si rimanda».
Che tipo di visite sono aumentate maggiormente?
«Principalmente visite private. Per i percorsi di screening nel servizio pubblico i tempi per una prima visita possono arrivare anche a 8-9 mesi. Questo inevitabilmente frena chi, sull’onda di una campagna o di un film, decide di prenotare subito un controllo. L’immediatezza è fondamentale nella prevenzione».
Come funziona oggi lo screening per la prostata?
«In Lombardia il percorso prevede il dosaggio del Psa a partire dai 50 anni, oppure prima – tra i 45 e i 55 anni – in caso di familiarità diretta per tumore prostatico. È però importante chiarire che il Psa è un marcatore organo-specifico, non tumore-specifico. Non basta da solo a fare diagnosi, ma rappresenta un primo campanello d’allarme da valutare insieme al medico».
Lo screening con Psa riduce la mortalità?
«Gli studi scientifici finora non hanno dimostrato in modo definitivo una riduzione significativa della mortalità con lo screening di massa. Per questo è fondamentale personalizzare: ogni paziente va valutato singolarmente, considerando età, familiarità, condizioni generali e fattori di rischio».
Chi dovrebbe rivolgersi all’urologo?
«Non solo chi ha sintomi. La prevenzione significa anche anticipare i problemi. Difficoltà urinarie, aumento della frequenza minzionale, bruciore o sangue nelle urine sono segnali da non ignorare. Ma anche in assenza di disturbi, dopo una certa età è corretto programmare controlli periodici».
C’è stato un aumento anche tra i giovani?
«Sì, abbiamo notato un maggior numero di giovani che si rivolgono all’urologo, spesso non solo per problematiche legate alla prostata ma anche per questioni andrologiche. È un segnale positivo: significa maggiore attenzione alla salute maschile».
Qual è il messaggio che si sente di lanciare?
«Non aspettare. La salute urologica non deve essere un tabù. Se un film, una campagna o una semplice chiacchierata tra amici spingono un uomo a prenotare una visita, è già un risultato importante. La prevenzione passa anche dalla consapevolezza culturale».
E oltre ai controlli, cosa può fare un uomo per proteggere la propria prostata?
«La prevenzione resta fondamentale, ma va fatta con consapevolezza. Non fumare, mantenere un peso adeguato, fare attività fisica e conoscere la propria storia familiare sono aspetti centrali. E soprattutto: non aspettare di avere sintomi importanti. Parlare con il proprio medico è il primo passo».
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