Con la citisina «si smette di fumare in un mese»: perché se ne parla

Nove milioni di morti ogni anno: è il peso del tabacco sulla salute globale secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità. Un fenomeno ancora molto diffuso, contro cui la medicina mette a disposizione strumenti sempre più mirati per aiutare chi vuole smettere, dal supporto psicologico di operatori specializzati alle terapie farmacologiche. Tra queste c’è la citisina, una molecola tornata al centro dell’attenzione dopo il via libera dell’Aifa alla rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale per i pazienti seguiti nei Centri antifumo.
Ne abbiamo parlato con Sandra Sigala, docente di Farmacologia all’Università degli Studi di Brescia nonché consigliera dell’Ordine dei Medici di Brescia.

Professoressa Sigala, in questi giorni si parla tanto di citisina come trattamento del tabagismo. Di cosa si tratta e come funziona?
La citisina (o citisiniclina) è un «vecchio» farmaco di derivazione naturale, un alcaloide presente in tutte le parti del maggiociondolo, una pianta considerata tossica proprio per l’elevato contenuto di questa sostanza, soprattutto nei semi. Il meccanismo d’azione è legato alla capacità di mimare l’effetto della nicotina nel cervello, ma in forma più blanda. Legandosi agli stessi recettori nicotinici, riduce il desiderio di fumare e attenua i sintomi dell’astinenza.
Come si somministra il farmaco? Quanto dura il trattamento?
Si assume per via orale con un protocollo breve, della durata massima di 25 giorni, ma articolato. Nei primi giorni sono previste fino a sei compresse al giorno, una ogni due ore, con una progressiva riduzione fino a due compresse quotidiane negli ultimi quattro giorni riducendo quindi progressivamente lo stimolo, che facilita la cessazione e non induce i sintomi dell'astinenza. Questa complessità può rappresentare un limite per l’aderenza. Il vantaggio rispetto ad altri trattamenti è la durata: meno di un mese, contro i tre o quattro mesi richiesti da altre terapie, spesso con efficacia inferiore.
Qual è il tasso di efficacia della citisina rispetto ad altri prodotti simili? È davvero rivoluzionaria?
Una recente revisione sistematica degli studi clinici evidenzia che la citisina è più efficace rispetto alla sola volontà di smettere e anche rispetto ai sostituti nicotinici come cerotti e gomme. Il confronto con la vareniclina mostra un’efficacia simile al termine del trattamento, ma una migliore persistenza dell’astinenza e minori effetti collaterali. Non è una rivoluzione, ma rappresenta un vantaggio per la breve durata della terapia. I dati di uno studio italiano indicano una persistenza dell’astinenza di circa il 50% a un anno.

Possono esserci effetti collaterali?
È un farmaco e come tale non è privo di effetti collaterali. Sono tuttavia abbastanza lievi e riguardano il tratto gastrointestinale (nausea), si può manifestare anche aumento della pressione arteriosa, tachicardia e cefalea. Un aspetto importante è che il tabagista deve smettere di fumare completamente non più tardi del quinto giorno di trattamento, in quanto la somministrazione simultanea del farmaco e il fumo o l’uso di prodotti contenenti nicotina potrebbero portare a reazioni avverse da nicotina aggravate, soprattutto nei pazienti con patologie cardiovascolari, per una eccessiva stimolazioni dei recettori per la nicotina. In caso di insuccesso del trattamento per mantenimento dell'uso di nicotina, questo deve essere interrotto e può essere ripreso dopo 2-3 mesi.
Chi può ottenere il farmaco con il Servizio sanitario nazionale?
Da fine gennaio 2026, uno dei medicinali a base di citisina è rimborsabile da Ssn, con piano terapeutico redatto da Centri antifumo individuati dalle Regioni. I medici posso prescrivere una confezione per ricetta in pazienti che rispondano alle indicazioni terapeutiche autorizzate da Aifa, ovvero: cessazione dell’abitudine al fumo e riduzione del desiderio di nicotina nei fumatori che vogliono smettere di fumare.
La terapia a base di citisina deve essere associata a un supporto di tipo psicologico?
La citisina non è un «rimedio magico»: è un trattamento per una dipendenza che, in quanto tale, deve essere spesso accompagnata da una terapia psico-comportamentale di supporto, attività presente nei Centri antifumo. Grazie al suo buon profilo di sicurezza e all’assenza dei sintomi di astinenza, il farmaco aiuta il fumatore motivato a mantenere l’impegno preso, agendo come una «rete di protezione» fisica mentre si lavora sul cambiamento delle proprie abitudini.

La citisina è già utilizzata in altri Paesi? Con quali risultati?
Fin dagli anni ’60 nell’Europa dell’Est è stata utilizzata per la terapia del tabagismo. Successivamente è stata introdotta anche in altri Paesi europei. In passato, in Italia è stata preparata come farmaco galenico, e da qualche anno è presente come specialità medicinale. È in fase di valutazione presso la Fda (Food and Drug Administration) negli Usa, dove si prevede potrebbe essere disponibile entro metà-fine 2026.
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