Servizio sanitario in crisi, «servono risorse e attrattività»
Grazie alla sua vocazione universalistica e all’impegno quotidiano dei medici, il Servizio sanitario nazionale è stato definito «un amore tutto italiano». Un amore che, però, mostra crepe evidenti: liste d’attesa lunghe, ricorso crescente al privato puro, rinuncia alle cure. Il disegno di legge delega appena approvato dal Consiglio dei ministri apre la strada a una riforma urgente.
Se n’è parlato ieri nella sede dell’Ordine dei medici di Brescia, in un incontro con Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) e autore del libro «Il Ssn un amore tutto italiano», il rettore dell’UniBs Francesco Castelli, il presidente dell’Ordine provinciale Germano Bettoncelli e il presidente della Commissione albo odontoiatri Gianmario Fusardi.
Luci e ombre
È stata l’occasione per evidenziare luci («L’Italia – ha detto Anelli – è uno dei Paesi più longevi al mondo e anche quello con una più alta aspettativa di vita») – e ombre del Sistema: «Non esiste il Piano Marshall delle professioni – ha sottolineato –: i medici in Italia ci sono, ma non scelgono il Ssn, gli infermieri invece mancano proprio. E io non condivido la scelta di andare a cercarli all’estero: nel nostro Paese, per tutelare la salute dei cittadini, devono lavorare professionisti con la stessa formazione. Piuttosto bisognerebbe motivare i medici rendendo il Ssn più attrattivo: servono leva economica e maggiore autonomia nella risposta al cittadino.
Oggi i medici vengono valutati per questioni come il numero di ricette, non per l’effetto che il loro lavoro ha sulla salute dei pazienti». Il Ssn, inoltre, «non è ben governato: c’è troppa frammentazione e mancanza di programmazione».

Nuovo paradigma
Anelli propone un nuovo paradigma che metta al centro i medici e il loro ruolo «essenziale nei processi decisionali. Bisogna passare da un modello che vede la definizione delle risorse come primo atto e massimizza la redditività per cercare di centrare gli obiettivi di efficienza assistenziale a un modello che invece definisca prima gli obiettivi di salute e gli strumenti assistenziali per poi individuare tutte le risorse necessarie».
A proposito di risorse «quelle stanziate non sono sufficienti». Molti i temi caldi affrontati. Quanto alla situazione dei medici di famiglia Anelli ha evidenziato che «sul territorio sono soli. Si spera che lo snodo siano le Case di comunità, intese non come l’alternativa agli ambulatori bensì come lo strumento di integrazione tra le professioni». Relativamente alle criticità emerse dal semestre filtro di Medicina, il presidente ha proposto di attribuire al quarto anno delle scuole superiori un ruolo di orientamento, citando l’esperienza dei licei a curvatura biomedica attivi anche nel Bresciano.
«Ci auguriamo che per il prossimo anno vengano introdotte le necessarie correzioni», ha commentato il rettore Castelli, che ha poi sottolineato, in merito alla riforma del Servizio sanitario nazionale, «l’importanza di un lavoro condiviso con il Ministero dell’Università e della Ricerca».
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