Screening per i vigili del fuoco, «sì» alla proposta di Brescia

Parte da Brescia, cresce in Regione e ora punta dritto a Roma: l’istanza nata dal confronto diretto con i Vigili del fuoco della nostra provincia ha incassato il via libera del Consiglio regionale ed è pronta a bussare alla porta del Governo per rendere più sicuro il lavoro del personale permanente e volontario del corpo nazionale, introducendo programmi di screening sanitario e studi epidemiologici.
Soddisfazione dopo il voto
La mozione è stata approvata ieri all’unanimità. Grande la soddisfazione della consigliera Claudia Carzeri che l’aveva presentata dopo aver raccolto le considerazioni del comandante Luigi Diaferio e del segretario provinciale della Fns-Cisl con delega ai vigili del fuoco Michele Prandi.
«Sono molto contenta del voto unanime del Consiglio regionale - commenta la consigliera di Forza Italia -. La tutela della salute di chi ogni giorno mette a rischio la propria vita per la sicurezza dei cittadini deve essere un impegno prioritario. Chiediamo che a livello nazionale vengano attivati studi sistematici, basati su evidenze scientifiche, e programmi di screening mirati a garantire prevenzione e diagnosi precoce».
Soddisfatto anche il consigliere Diego Invernici (FdI): «Esprimere gratitudine ai vigili del fuoco è doveroso, ma non basta più: oggi trasformiamo il riconoscimento per il loro lavoro in impegni concreti per la protezione della loro vita e della loro salute». Sul percorso dell’istanza che impegna la Regione a farsi promotrice, presso il Governo, della questione è fiducioso: «Regione ha le competenze per porsi come capofila in questo processo verso il Ministero dell’Interno».
«Il primo passo è stato fatto - aggiunge Diaferio, che oltre a essere comandante provinciale, coordina l’Osservatorio bilaterale per le politiche sulla sicurezza sul lavoro e sanitarie presso il Dipartimento -. Durante la visita della consigliera abbiamo parlato delle modalità di esposizione del vigile del fuoco a composti e sostanze nocive e dell’aumento potenzialmente correlato del rischio di tumori». Anche alla luce di quanto emerso in uno studio eseguito negli Usa.
Il modello Brescia
Il tema è particolarmente sentito a Brescia. Come spiega il segretario della Fns-Cisl Prandi, «durante gli incendi siamo protetti. Ciò che ci preoccupa è quello che ci rimane addosso dopo aver spento le fiamme». Per contrastare «l’eredità» degli interventi di soccorso, il comando ha già introdotto un sistema articolato di misure. Nel dettaglio ha istituito un tavolo di lavoro denominato «igiene post-incendio».

È stato installato un container per il lavaggio e l’asciugatura dei dispositivi di protezione individuale antifiamma, in grado di garantire tempi rapidi considerato l’elevato numero di interventi.
Il comando può contare anche su un laboratorio Apvr (Autoprotezione vie respiratorie) con percorso sporco-pulito per il lavaggio degli autoprotettori e una nuova stazione di ricarica delle bombole. Ogni automezzo, inoltre, è dotato di sacchi per i dispositivi di protezione individuale contaminati e di guanti in lattice monouso: l’obiettivo è limitare al minimo la presenza di agenti contaminanti negli abitacoli dopo gli interventi.

Tra gli obiettivi del tavolo di lavoro e del comando figura infine la dotazione di maschere a filtro personali per tutto il personale presente in prossimità degli incendi, anche se non direttamente impegnato nelle operazioni, ma comunque esposto a pulviscoli inquinanti.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
