Allarme personale nelle Rsa bresciane: mancano almeno 500 operatori

Stipendi bassi e formazione lunga e costosa rendono le professioni poco attrattive. L’assessora Tironi: «Così la tenuta delle case di riposo è a rischio»
Una coppia di anziani - © www.giornaledibrescia.it
Una coppia di anziani - © www.giornaledibrescia.it
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Mancano Oss (operatori socio sanitari), Asa (Ausiliari socio assistenziali), infermieri ed educatori: le case di riposo, bresciane e non solo, soffrono di «una grave carenza di personale che ne mette a rischio la tenuta». A sottolinearlo è l’assessora regionale Simona Tironi intervenuta ieri a Brescia per presentare la misura che mira a rendere più appetibile – e soprattutto gratuita – la formazione dei futuri Oss e Asa.

I numeri

Nella nostra provincia – ricordiamo – ci sono 106 Rsa distribuite in 86 comuni che sono in grado di accogliere 8.146 persone (7.452 nel solo territorio di Ats Brescia che non copre la Valcamonica). Hanno le rette medie più basse della Lombardia (a dirlo è l’ultima rilevazione Fnp-Cisl), ma presentano due tipi di problemi: lunghe liste di attesa (si parla di oltre 28mila domande) e, si diceva, mancanza di personale. Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, stima che siano «sotto organico di almeno cinquecento Oss e Asa». Trovare persone motivate a svolgere queste professioni è da tempo un’ardua impresa.

Disinteresse

A dirlo sono i dati della Regione: nel 2024 dei 103 iscritti agli otto corsi per Oss nella nostra provincia solo 52 hanno completato la formazione e l’anno prima hanno ottenuto l’attestato solo 85 su 150. Chiara Benini, direttrice di tre Fondazioni, conferma: «Dei 60 aspiranti Asa ai quali abbiamo fatto il colloquio per un corso, che in quel caso per loro sarebbe stato gratuito, solo 7 stanno facendo ora il tirocinio». È lodevole, a suo avviso, la copertura economica del percorso di formazione, ma «quello che avvertiamo è il disinteresse nei confronti della professione socio-sanitaria, accompagnato dalla poca motivazione e dal generale scontento che i lavoratori manifestano. In concreto riscontriamo difficoltà a reperire candidati».

Comunicazione

Secondo Benini si potrebbe fare di più: «Nelle scuole di formazione psico-pedagogica si potrebbe prevedere uno sbocco professionale diretto in tal senso senza rendere necessario il corso Asa-Oss». A suo avviso c’è bisogno anche di «un’azione comunicativa: quanto si scrive della Sanità non incentiva e fidelizza nuovi allievi motivandoli alla missione di aiutare gli altri. Inoltre deve essere rivisto il sistema di remunerazione per permettere maggiori riconoscimenti economici che oggi è difficile destinare alle famiglie. Oggi lavorare in Rsa è più faticoso rispetto a lavorare in ospedale e meno remunerativo».

Stipendi

Gli stipendi viaggiano attorno ai 1.200-1.400 euro. Il problema preoccupa, tanto più ora che l’estate è alle porte: «Le difficoltà ci sono. Le affrontiamo con una programmazione puntuale e precisa». Conosce bene la situazione anche Marcello Marroccoli della Funzione Pubblica Cisl: «I corsi lunghi e costosi, la bassa remunerazione e la concorrenza dei concorsi pubblici degli ospedali portano le Rsa a non avere Oss e Asa». Circa, poi, le tante domane in attesa Claudio Sileo, direttore di Ats Brescia, fa sapere che solo i posti letto accreditati (in solvenza) sono in aumento: «Se ce ne fosse il 10-15% in più, circa 700, verrebbero occupati con facilità».

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