A 4 ricette su 10 non segue una visita con il Servizio sanitario

Dieci impegnative per una prima visita specialistica: sei diventano appuntamenti reali con il Servizio sanitario nazionale. Ma le altre quattro? La domanda sorge spontanea osservando i dati dell’indagine di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) sulle prime visite del 2024.
I motivi
«Alcuni pazienti ricorrono al privato, altri rinunciano direttamente», osserva Germano Bettoncelli, presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia. Le ragioni? «Lunghe liste d’attesa motivate da carenze in termini di risorse e di organizzazione, assegnazione non corretta delle classi di priorità (P, D, B e U), inappropriatezza prescrittiva. O scelta personale del paziente, in alcuni casi legata a difficoltà di accesso e barriere economiche, perché anche il ticket per qualcuno può essere pesante».
Giovanni Gozio, vicepresidente provinciale Snami e medico di famiglia a Rezzato, entra nel merito con qualche esempio: «Ci sono pazienti che, ricetta alla mano, attendono, ma non sono certo il 40%. Altri provano a prenotare e se non ci riescono chiedono al medico di cambiare la classe di priorità della prescrizione. Ma su questo punto dobbiamo attenerci al manuale Rao di Agenas. Alla fine, molti si rivolgono al privato. Detto questo, sia chiaro: non è vero che noi medici di famiglia non sappiamo motivare i pazienti a prenotare con il Servizio nazionale. Semplicemente, una volta scontratisi con le difficoltà di accesso al sistema, imboccano altre strade. Tutte le figure professionali che credono nel Ssn dovrebbero lavorare insieme per favorire un uso corretto dei servizi. In tal senso, nelle Case di comunità, è stato istituito il Pua (Punto unico di accesso)».
I numeri
L’indagine Agenas, è bene precisarlo, non riguarda controlli, ma solo prime visite senza distinzione di priorità. Mette in luce che nella nostra provincia è stato prenotato con il Ssn il 61,95% delle impegnative compilate. Anche la Regione esegue un monitoraggio simile, ma utilizzando parametri diversi, elemento che rende le due indagini non paragonabili. Quella di Palazzo Lombardia, ad esempio, non è divisa per province o Ats, ma considera il territorio nel suo complesso.
Dai dati relativi al primo semestre 2025 emerge un prescritto (aggiornato al 30 giugno) di 17.093.556 ricette, un erogato (aggiornato al 30 novembre 2025) a quota 7.765.894, un prescritto non erogato (aggiornato alla stessa data) di 2.461.116 impegnative.
«Questo significa – commenta Bettoncelli – che il 60% delle prestazioni prescritte viene preso in carico dal Ssr. E che, nello specifico, il 45,4% risulta erogato e il 14,3% prenotato e non erogato». Va aggiunto che nei primi 11 mesi del 2025 il no-show (cittadini che non si sono presentati agli appuntamenti con Ssr) è all’8%.
Le proposte
Per il presidente queste due indagini rappresentano l’occasione per allargare lo sguardo: «L’espansione del privato puro, che in Italia assorbe il 24% della spesa sanitaria, e delle assicurazioni sanitarie, oggi stipulate dal 10-20% della popolazione, insieme al dato allarmante dei sei milioni di italiani che rinunciano a curarsi, desta forte preoccupazione. In un contesto in cui la domanda di salute continua a crescere, tutti questi elementi concorrono infatti a generare un malessere diffuso, che colpisce in particolare le fasce più fragili della popolazione, le più esposte alle conseguenze della carenza di risorse del Sistema».
Bettoncelli riconosce quanto la Regione stia facendo (finanziamento di 70 milioni per prestazioni aggiuntive, interventi sull’appropriatezza prescrittiva, attivazione del Cup unico regionale, servizio recall, ampliamento dell’offerta attraverso l’estensione dell’orario delle agende...), ma «il problema è a monte. A livello nazionale – conclude – c’è bisogno di investimenti e di una programmazione che parta dalla lettura effettiva dei bisogni della popolazione con il coinvolgimento delle cure primarie».
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