Al Pronto soccorso arrivano le urgenze vere, ma anche situazioni che raccontano un bisogno di salute diverso: pazienti anziani, fragili, spesso soli davanti a problemi che non sempre trovano risposta fuori dall’ospedale.
«La maggior parte degli accessi continua a essere rappresentata da codici azzurri, verdi e bianchi - osserva Angelo Meloni, direttore sanitario di Poliambulanza -. A cambiare, però, è il profilo dei pazienti: ci troviamo sempre più spesso di fronte a persone anziane, fragili e affette da più patologie». Nel 2025 gli accessi al Pronto soccorso sono stati 87.028; l’11% dei pazienti, esclusi i parti, è stato ricoverato, mentre i codici rossi sono stati 796. A questi si aggiungono 175 pazienti trasportati dall’elisoccorso del 118 grazie all’elisuperficie abilitata al volo notturno.
L’organizzazione può contare su 20 medici, 60 infermieri, 21 operatori socio-sanitari e 14 ausiliari. «Non tutti gli accessi avrebbero bisogno di una risposta ospedaliera - prosegue Meloni -. Molti casi potrebbero essere presi in carico fuori dal Pronto soccorso, attraverso percorsi territoriali, medici di medicina generale e continuità assistenziale. Il punto è costruire una rete capace di orientare meglio i pazienti».
Il tema non è solo ridurre la pressione sull’emergenza-urgenza, bensì evitare che l’ospedale diventi l’unica porta d’ingresso per bisogni di salute diversi. Non a caso oltre l’80% dei pazienti ricoverati nelle aree di Medicina generale e Geriatria proviene dal Pronto soccorso. «Quando il paziente è anziano e complesso - sottolinea il direttore sanitario - la presa in carico non può esaurirsi nella fase acuta: servono valutazioni multidisciplinari, continuità dopo la dimissione e un raccordo più stretto con tutto il territorio».


