Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno, ma prendersi cura della propria salute non significa soltanto fare un esame. Significa conoscere il proprio corpo, non rimandare i controlli, aderire agli screening e, quando la malattia arriva, sapere di poter contare su una rete di persone pronta ad accompagnare la donna lungo tutto il percorso. È stato questo il filo conduttore della puntata di Teletutto Racconta, che ha ospitato Roberta Rossi, presidente di Pink Charity ODV, e Anna Beltrami, volontaria della Breast Unit degli Spedali Civili di Brescia. Due testimonianze diverse, ma unite dalla stessa idea: la prevenzione e la cura non riguardano soltanto medici e ospedali, ma anche associazioni, volontari e comunità.
Con Roberta Rossi si è parlato innanzitutto dell'appuntamento del 15 ottobre, una serata dedicata alla prevenzione e alla solidarietà. Si terrà in AreaDocks alle 19.30 (iscrizioni sulla pagina Instagram di Pink Charity Odv). Un momento per stare insieme, divertirsi, ma soprattutto per sostenere un progetto concreto destinato alle donne che affrontano la chemioterapia. «Ottobre è dedicato alla prevenzione – ha spiegato Roberta Rossi – e per noi è importante che le persone si incontrino, stiano bene con sé stesse, ma anche che siano consapevoli di quello che viene chiesto per raggiungere alcuni obiettivi legati alla prevenzione. La serata del 15 ottobre sarà un momento in cui ci si diverte, ma con un obiettivo preciso».
Il casco anti-caduta dei capelli
Quest'anno, infatti, Pink Charity ha scelto di destinare il ricavato della serata a un progetto particolarmente importante: contribuire all'acquisto di un secondo caschetto refrigerante per la chemioterapia da destinare agli Spedali Civili. «Durante la chemioterapia le donne affrontano un percorso importante e impegnativo – ha raccontato la Presidente Rossi – e anche l'immagine della donna può cambiare. La caduta dei capelli è uno degli effetti più visibili, nessuno giudica una donna perché ha i capelli corti, rasati o porta un turbante, ma potersi guardare allo specchio e continuare a riconoscersi può avere un significato importante durante la malattia».
Il caschetto refrigerante viene indossato durante la seduta di chemioterapia e abbassa la temperatura del cuoio capelluto, riducendo l'afflusso del farmaco ai follicoli piliferi e limitando così la caduta dei capelli. Una possibilità che, come spiegato durante la puntata, non compromette l'efficacia della terapia. «Gli studi hanno dimostrato che, pur refrigerando il cuoio capelluto e riducendo l'arrivo del farmaco in quella zona, l'efficacia della terapia rimane. Il risultato è invece importante per limitare la caduta dei capelli». Il dispositivo ha però un costo significativo: 40 mila euro. E oggi agli Spedali Civili è disponibile un solo caschetto.
Rete benefica
Da qui la scelta di Pink Charity di impegnarsi per contribuire all'acquisto di un secondo dispositivo. «Gli oncologi ci hanno messo di fronte a una realtà che è quella della scelta, perché quando il caschetto è uno solo non tutte le donne che potrebbero utilizzarlo hanno la possibilità di farlo. Noi vogliamo limitare al massimo questa situazione e fare in modo che tutte le donne che desiderano utilizzarlo possano avere questa possibilità».
Un progetto che nasce anche dalla collaborazione con altre realtà del territorio, una Pro Loco della Bassa bresciana, dopo aver organizzato una camminata in rosa, ha infatti deciso di destinare a Pink Charity l'intero ricavato dell'iniziativa. «L'unione fa la forza, le associazioni sul territorio sono tante e, se si uniscono, possono creare ancora più progetti. È un esempio concreto di come si possa fare rete e darsi una mano».
Da paziente a volontaria
E proprio la parola rete è tornata più volte nel racconto di Anna Beltrami, volontaria della Breast Unit. La sua, però, è anche una storia personale, perché Anna prima di essere volontaria è stata paziente. Nel 2021 una normale mammografia di controllo ha portato alla diagnosi di un tumore al seno. È stata operata e, quando nel novembre dello stesso anno i volontari sono potuti rientrare in ospedale dopo la lunga pausa imposta dal Covid, Anna ha scelto di tornare in corsia. «Sono rientrata forse anche più forte di prima e capendo di più quello che le pazienti vivono ogni giorno. Posso raccontare la mia esperienza alle donne che stanno vivendo il mio stesso percorso, è un'esperienza sicuramente forte, però mi fa piacere poterla raccontare. Bisogna farcela e cercare sempre di essere soprattutto positivi».
Oggi Anna va in ospedale due volte alla settimana, accoglie le pazienti, le aiuta a orientarsi, spiega loro dove devono andare, dà una mano con i totem e con le procedure di accesso agli ambulatori. Un aiuto semplice, ma prezioso, soprattutto per le donne più anziane o per chi arriva in ospedale con paura e disorientamento. «Io in Breast Unit mi sento a casa, le pazienti vengono accolte sempre con un sorriso, con una parola buona, una parola di conforto. Non devono essere commiserate: devono avere la forza e la capacità di reagire a questo momento doloroso». E forse è proprio qui che il racconto della prevenzione diventa qualcosa di più. Perché dietro una diagnosi ci sono persone, famiglie, paure e domande e anche piccoli gesti che possono fare la differenza. «Per me è importante il sorriso che mi dà una paziente quando arriva magari spaventata e poi mi dice: “Ma come siete gentili in questo reparto!”. Nel sentire queste parole penso di aver guadagnato la giornata, sono contenta e torno a casa serena».
Anna non offre soltanto indicazioni, offre riconoscimento, sa cosa significa avere paura, sa cosa significa entrare in ospedale senza sapere ancora cosa succederà e sa quanto possa contare, in quel momento, trovare qualcuno che ti accolga con un sorriso. La prevenzione, allora, è anche questo: una mammografia fatta senza rimandare, una visita, una parola detta al momento giusto, un'associazione che raccoglie fondi, un volontario che accompagna una paziente. Una rete che, quando funziona, ricorda a una donna che non è sola.



