Quale ruolo può avere oggi la Costituzione di fronte alle nuove forme di potere? E come può continuare a tutelare diritti e dignità nell’epoca dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi?
Sono queste alcune delle domande al centro di «La Repubblica di tutti. La Costituzione come bussola di fronte alle nuove forme di potere politico economico e tecnologico» (Editore Il Sole 24 Ore; pp. 205), di Giovanni Maria Flick e Damiano Francesco Pujia, in edicola con il Giornale di Brescia da sabato 10 ottobre a 12,90 euro, oltre al prezzo del quotidiano.
La trama
Al centro del saggio ci sono gli equilibri democratici: i rapporti tra i poteri dello Stato, tra Parlamento e Governo, tra sovranità popolare e limiti costituzionali, ma anche tra libertà economica e tutela dei diritti fondamentali.
Gli autori affrontano inoltre le sfide poste da intelligenza artificiale, algoritmi e potere digitale, interrogandosi sul loro impatto sulla dignità della persona e sulla solidarietà. Il filo conduttore resta la Costituzione, chiamata a essere un punto di riferimento anche davanti alle trasformazioni del presente e a preservare quella «riserva di umanità» che deve rimanere al centro dell’ordinamento.
Chi sono gli autori
Damiano Francesco Pujia. Nato a Roma, vive ed esercita la professione di avvocato nella capitale. Dopo la laurea a «La Sapienza», inizia a occuparsi di criminalità informatica, economica e finanziaria, protezione dei dati personali e diritti fondamentali nel mondo digitale. Autore di pubblicazioni e relatore a convegni, svolge docenze a Master e Corsi di Alta Formazione in materia di reati contro la pubblica amministrazione, diritto penale d’impresa e reati informatici. Affianca a tali attività quella di ricerca con riferimento alla tutela dei diritti fondamentali delle persone ristrette.
Giovanni Maria Flick. Nato a Ciriè (Torino) nel 1940, vive a Roma. Dopo la laurea in Giurisprudenza a 23 anni intraprende a carriera di magistrato. Nel 1976 lascia la magistratura per la cattedra di Diritto penale e la carriera di avvocato penalista. Le interrompe entrambe nel 1996 con la nomina a Ministro della Giustizia nel governo Prodi I. Del febbraio del 2000 la nomina a giudice della Corte costituzionale, che ha presieduto nel 2008.



