Quarant’anni fa, a una donna con una malattia autoimmune o reumatica poteva essere sconsigliato di avere un figlio. Oggi non è più così: la gravidanza è possibile nella grande maggioranza dei casi, a condizione che venga programmata e seguita con attenzione. A Brescia lo dimostra l’esperienza dell’ambulatorio «Autoimmunità in gravidanza» dell’Asst Spedali Civili, nato nel 1981 e diventato negli anni un punto di riferimento in Italia.
Qui reumatologi e ginecologi lavorano fianco a fianco, accompagnando le donne già prima del concepimento e durante tutta la gravidanza. Ne abbiamo parlato con la professoressa Ilaria Cavazzana, direttrice della Reumatologia, e il professor Franco Odicino, direttore dell’Ostetricia e Ginecologia, insieme alla reumatologa Cecilia Nalli e alla ginecologa Sonia Zatti che, con altri colleghi, lavorano nell’ambulatorio.

Tutto è cominciato nel 1981. Da una gravidanza che qualcuno aveva consigliato di interrompere.
Sì. L’ambulatorio nacque da un’intuizione dei colleghi di allora David Faden e Angela Tincani. A una paziente con Lupus eritematoso sistemico era stato suggerito di interrompere la gravidanza, come accadeva spesso in quegli anni. Loro decisero invece di seguirla e la gravidanza ebbe un buon esito. Da quell’esperienza è iniziato il nostro percorso.
Da allora che cosa è cambiato?
Moltissimo. Oggi sappiamo che una donna con una malattia autoimmune o reumatica può affrontare una gravidanza. Il punto fondamentale, però, è arrivarci preparata.
Significa che bisogna rivolgersi a voi prima di cercare un figlio?
Esatto. È uno dei messaggi ai quali teniamo di più: la gravidanza è possibile, ma va programmata. Prima del concepimento dobbiamo verificare le condizioni della paziente e valutare gli eventuali rischi.
Come avviene questa valutazione?
Reumatologo e ginecologo lavorano insieme. Facciamo un counseling preconcezionale durante il quale definiamo il livello di rischio. Valutiamo se la malattia reumatologica è in remissione, se i farmaci assunti sono compatibili con la gravidanza e se esistono eventuali controindicazioni ginecologiche.
Perché è così importante che la malattia sia sotto controllo?
Perché durante la gravidanza può riattivarsi e possono insorgere complicanze. Prepararsi prima permette di affrontare il percorso nelle condizioni migliori.
Quali sono le patologie che incontrate più spesso?
Artriti, connettiviti e vasculiti. Le nostre pazienti sono donne in età fertile che desiderano una gravidanza e che devono essere accompagnate in questo percorso.
Una delle paure può essere quella di trasmettere la malattia al figlio. È così?
No, la malattia non si trasmette al bambino. Se però non viene gestita correttamente durante la gravidanza possono esserci complicanze per il neonato.
E quando si scopre di essere incinte bisogna sospendere i farmaci?
No. E soprattutto non bisogna mai interrompere una terapia di propria iniziativa. È un punto fondamentale: bisogna sempre confrontarsi con lo specialista, che valuterà quali farmaci sono compatibili con la gravidanza.
Quante gravidanze avete seguito?
Disponiamo dei dati dal 2012: da allora ne abbiamo seguite circa 2.500, con circa 150 nuovi nati ogni anno.
Sono tutte pazienti bresciane?
No. Alcune sono già seguite dalla nostra Reumatologia, ma altre arrivano da ospedali di diverse parti d’Italia. C’è chi prende l’aereo appositamente per venire a fare una visita da noi.
Il percorso termina con il parto?
Per quanto riguarda l’aspetto ginecologico, dopo il parto la donna torna a fare riferimento al proprio ginecologo. Sul fronte reumatologico viene invece effettuata una valutazione dopo 40 giorni.
La vostra esperienza è diventata anche un modello per altri centri?
Sì. È uno dei pochi ambulatori di questo tipo in Italia. La nostra esperienza ha dato origine a convegni e tesi di laurea e abbiamo partecipato alla stesura di linee guida dell’Istituto superiore di sanità. Colleghi di altre parti d’Italia vengono a vedere come lavoriamo. La collaborazione tra ginecologia e reumatologia fa parte anche della formazione dei futuri medici: la ginecologa Zatti tiene una lezione agli studenti del corso di Reumatologia.
C’è un numero che più di altri racconta quanto è cambiato lo scenario dal 1981 a oggi?
Negli anni Ottanta le gravidanze con esito favorevole, senza complicanze e senza parto pretermine, erano il 25-30%. Oggi siamo arrivati al 90%. E, quando necessario, c’è anche la possibilità di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.
Dal 25-30% al 90%: che cosa ha fatto la differenza?
La possibilità di programmare la gravidanza, il controllo della malattia, i nuovi farmaci e il lavoro congiunto tra reumatologo e ginecologo. È proprio questa collaborazione a permetterci di accompagnare la donna lungo tutto il percorso.
Come si arriva all’ambulatorio?
Le pazienti vengono indirizzate da ginecologi, reumatologi, medici di famiglia, altri specialisti o consultori del territorio. Per informazioni si possono contattare l’Ostetricia allo 030.3996664 e la Reumatologia allo 030.3995487. Gli indirizzi mail sono cup.ostetrico@asst-spedalicivili.it e reumatologia.immunologia@asst-spedalicivili.it.




