Dalle macchie alle cicatrici, dalle verruche ai piccoli inestetismi della pelle. Il laser è diventato uno strumento sempre più utilizzato in dermatologia, non soltanto per migliorare l’aspetto della cute, ma anche per trattare diverse patologie. Grazie all’evoluzione delle tecnologie, oggi è possibile intervenire in modo sempre più preciso e mirato, con trattamenti personalizzati in regime di solvenza. A fare chiarezza è la dottoressa Elena Sereni, medico chirurgo specialista in Dermatologia dell’Istituto clinico San Rocco di Ome, responsabile dell'ambulatorio di Laserchirurgia.

Dottoressa Sereni, quali sono oggi le applicazioni del laser in dermatologia?
Negli ultimi anni le tecnologie laser hanno ampliato notevolmente le possibilità di trattamento. Oggi sono strumenti preziosi sia per curare diverse patologie cutanee sia per migliorare la qualità e l'aspetto della pelle. Le applicazioni sono molteplici: dal trattamento di lesioni vascolari (come angiomi e capillari dilatati e alcune manifestazione della rosacea), dalla correzione di cicatrici (in particolare quelle conseguenti all'acne), al ringiovanimento cutaneo e all'epilazione medica progressiva. I laser chirurgici, come il CO2, consentono inoltre di rimuovere selezionate lesioni cutanee benigne (ad esesmpio chetatosi seborroiche, fibromi e verruche). Ogni tecnologia possiede caratteristiche specifiche e agisce su bersagli differenti, come melanina, emoglobina o acqua contenuta nei tessuti. Non esiste un laser adatto a tutto: il risultato dipende dalla corretta diagnosi, dalla scelta della tecnologia e dalla personalizzazione del trattamento.
Per quali problemi estetici viene utilizzato?
Oggi il laser non viene utilizzato soltanto per eliminare una lesione o correggere un inestetismo, ma sempre più spesso per migliorare globalmente la qualità della pelle. Accanto alle applicazioni tradizionali, come la rimozione di macchie, capillari, tatuaggi e lesioni cutanee benigne, assumono crescente importanza i trattamenti rivolti al miglioramento delle cicatrici, delle rughe, della lassità cutanea e dei segni dell'invecchiamento, sia cronologico sia legato all'esposizione solare. Particolarmente interessante è l'evoluzione verso tecnologie meno invasive, capaci di stimolare i processi di rimodellamento del collagene senza richiedere lunghi tempi di recupero. Si sta quindi affermando un approccio che non mira esclusivamente a correggere i segni già evidenti dell'invecchiamento, ma anche a preservare nel tempo la qualità della pelle.
Il laser viene utilizzato anche per il ringiovanimento della pelle. Con quali risultati?
I risultati dipendono dal problema trattato, dalla tecnologia utilizzata e dalle caratteristiche individuali della pelle del paziente. Nel ringiovanimento cutaneo, i laser possono stimolare il rimodellamento del collagene, migliorando la compattezza, la luminosità e la regolarità della superficie cutanea, con una progressiva attenuazione delle rughe e delle irregolarità della pelle.
Nel ringiovanimento con laser CO2 frazionato possono essere sufficienti 1-2 sedute per il ringiovanimento della texture cutanea, mentre cicatrici acneiche e rughe più marcate richiedono spesso cicli di trattamento più articolati.
Il laser a 675 nanometri rappresenta un'opzione innovativa per il miglioramento dell’aspetto della pelle. La sua particolare interazione con i tessuti consente di agire sul collagene dermico favorendone il rimodellamento, con benefici su tono, compattezza, rughe sottili e alcune alterazioni pigmentarie. Il trattamento è poco fastidioso e può comportare soltanto un lieve arrossamento transitorio, permettendo un rapido ritorno alle normali attività quotidiane. Con tale laser servono solitamente 3-5 sedute, distanziate di 4-6 settimane. Per i trattamenti più intensivi, soprattutto ablativi, si preferiscono spesso periodi dell'anno in cui è più semplice limitare l'esposizione solare. Le tecnologie meno invasive possono offrire maggiore flessibilità, ma richiedono comunque un'attenta valutazione dell'esposizione ai raggi ultravioletti.
Dopo il laser possono rimanere cicatrici?
Al contrario, i trattamenti laser vengono proprio utilizzati per ridurre e migliorare l'aspetto delle cicatrici preesistenti, siano esse da acne, conseguenti a interventi chirurgici o a traumi. Infatti, attraverso la stimolazione del collagene è possibile agire in profondità e rimodellare le cicatrici spesse o ipertrofiche e riempire quelle atrofiche o depresse.
Quale risultato può aspettarsi un paziente?
I laser non ablativi permettono generalmente una ripresa rapida delle normali attività, mentre i trattamenti ablativi, come il CO2 frazionato, possono richiedere diversi giorni di guarigione, solitamente parliamo di un periodo compreso tra i tre gli otto giorni, in relazione all'intensità del trattamento. È importante sottolineare che l'obiettivo non è promettere una pelle perfetta, ma ottenere un miglioramento concreto, naturale e compatibile con le caratteristiche individuali del paziente.
Come si sceglie il trattamento più adatto?
La scelta del trattamento inizia sempre da un’accurata visita dermatologica. È necessario formulare una diagnosi corretta e valutare le caratteristiche della pelle, il fototipo, il tipo e la profondità della lesione, oltre agli obiettivi che il paziente desidera raggiungere. Un ruolo fondamentale è svolto dall'anamnesi: eventuali patologie, farmaci assunti, precedenti trattamenti, tendenza a sviluppare cicatrici anomale e abitudini di esposizione solare possono influenzare sia la scelta del laser sia i parametri di utilizzo. La vera personalizzazione non consiste soltanto nella scelta del macchinario, ma nella capacità del dermatologo di individuare il trattamento più appropriato per quella specifica pelle e per quel determinato problema.
In generale, il laser è sicuro?
I trattamenti laser presentano un buon profilo di sicurezza, non sono tuttavia completamente privi di rischi come qualsiasi procedura medico-chirurgica. La sicurezza non dipende esclusivamente dalla qualità della tecnologia, ma soprattutto dalla competenza di chi la utilizza e dalla corretta valutazione clinica.
Quali sono gli effetti indesiderati più comuni e da cosa dipendono le complicanze?
I più comuni comprendono arrossamento, gonfiore e, a seconda del trattamento, formazione di piccole croste o temporanee alterazioni della pigmentazione. Più raramente possono verificarsi ustioni, infezioni, cicatrici o modificazioni del colore della pelle. Il rischio dipende da diversi fattori, tra cui fototipo, abbronzatura recente, tecnologia utilizzata, parametri di trattamento e rispetto delle indicazioni successive alla procedura. Particolare attenzione deve essere riservata ai pazienti che assumono determinati farmaci, presentano infezioni cutanee attive o hanno una predisposizione a cicatrizzazioni anomale. Fondamentale è evitare l’esposizione diretta al sole e comunque utilizzare sempre un’adeguata fotoprotezione.




