Salute e benessere

Infezioni sessualmente trasmesse, al Civile 1.500 casi in un anno

Fondamentali prevenzione e screening. Ne abbiamo parlato con gli esperti Gulletta e Scolari. Ecco le cause dell’aumento dei casi, i segnali da non sottovalutare e il problema dell’antibiotico-resistenza
Il trend delle infezioni sessualmente trasmesse è in crescita
Il trend delle infezioni sessualmente trasmesse è in crescita

In Europa e in Italia si registra una ripresa dei casi di gonorrea, sifilide e clamidia, ma c'è anche la comparsa o la riemersione di patologie come il monkeypox (il vaiolo delle scimmie). Se ne è parlato nell’ultimo congresso della Società interdisciplinare per lo studio delle Malattie sessualmente trasmissibili (Simast). Abbiamo affrontato il tema con Ats Brescia, che ha confermato il trend in crescita anche nel territorio di riferimento, e con gli esperti del Centro infezioni sessualmente tramesse (Ist) degli Spedali Civili, il dottor Maurizio Gulletta per la Ssd Malattie Infettive a indirizzo tropicale, per il polo ospedaliero del centro, e la dottoressa Carla Scolari, per il polo territoriale.

Qual è il trend che state osservando e quali infezioni registrano gli incrementi più significativi?

Anche a Brescia come in Italia e negli altri Paesi europei, il trend delle infezioni sessualmente trasmesse (Ist) mostra un incremento significativo e costante. Le principali infezioni riscontrate sono la sifilide che, dopo anni di calo, è tornata ad aumentare in tutta Europa. Di particolare nota è l’incremento dei casi di lue congenita, trasmessa dalla madre al neonato durante la gravidanza. L’infezione da clamidia è diffusa nei giovani e presenta possibili complicanze sulla fertilità. L’infezione da gonococco preoccupa per la comparsa di ceppi resistenti agli antibiotici e neppure trascurabili per diffusione sono l’infezione da herpes e i condilomi ano-genitali.

Dal 2022 una antropozoonosi quale è il vaiolo delle scimmie è stata dichiarata un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale dall’Organizzazione mondiale della Ssnità (Oms) per la sua trasmissibilità interumana e pertanto diffusibile anche in Paesi non endemici tra cui l’Italia.

Nell’Asst Spedali Civili è attivo un Centro dedicato che comprende un servizio ospedaliero collocato all’interno della Struttura semplice dipartimentale di Malattie Infettive ad Indirizzo Tropicale e un servizio territoriale collocato in via Arturo Reggio n. 6, afferente alla struttura complessa Vaccinazioni e Sorveglianza Malattie Infettive. Gli orari e le modalità di accesso sono dettagliati nella pagina del portale web www.asst-spedalicivili.it.

Disponete di numeri che possano descrivere il lavoro che state facendo agli Spedali Civili?

I sistemi di sorveglianza sulle Ist hanno permesso negli ultimi anni di aumentare gli screening contribuendo a far emergere più casi. In Regione Lombardia esiste una rete dei centri Ist che include l’Asst Spedali Civili. Il Centro si occupa di prevenzione, diagnosi e cura delle Ist con offerta di screening Ist periodico e visite mediche specialistiche con esecuzione di test diagnostici mirati e terapie specifiche. Così pure, vengono somministrate le vaccinazioni per categorie di rischio, intervento di non minor importanza. Nel 2025 sono state valutati circa 10mila utenti ed è stata posta diagnosi di Ist in 1.500 soggetti.

Quali sono oggi le malattie sessualmente trasmissibili più diffuse da noi e quali, tra queste, destano maggiore preoccupazione dal punto di vista sanitario?

Nel nostro Centro la Ist più diffusa è la sifilide con il 43%, seguita dall’infezione da clamidia con il 18%, dai condilomi ano-genitali con il 9% e dall’infezione da gonococco con l’8%. Spesso queste diagnosi vengono poste in corso di screening in soggetti che, seppur asintomatici, rischiano altrimenti complicanze dell’infezione e trasmissione della stessa a partner sessuali o a eventuale feto. Va ricordato che in provincia di Brescia annualmente vengono poste circa 50 diagnosi di infezione da Hiv in stadio avanzato di malattia. Questo perché vi è un ritardo diagnostico correlato al non utilizzo di screening periodici ampiamente offerti sul territorio.

A cosa attribuite l’aumento dei casi? C’è una minore percezione del rischio, soprattutto tra i giovani? Incidono anche altri fattori?

Le ragioni dell’aumento dei casi di Ist sono multifattoriali: maggior attività di screening e di diagnosi, cambiamento nei comportamenti sessuali (ad esempio l’utilizzo del chemsex), uso non costante del preservativo, maggiori possibilità di usufruire di app per incontri, migliore capacità del sistema di identificazione e notifica dei casi (contact tracing), scarsa consapevolezza della diffusione delle Ist e di conseguenza della mancanza di percezione del rischio.

Quali sono i sintomi che dovrebbero spingere una persona a rivolgersi a uno specialista e quanto è importante la diagnosi precoce per evitare complicanze e ulteriori contagi?

Le manifestazioni cliniche di una sospetta Ist, pur non essendo sempre presenti, sono perdite uretrali, vaginali o anali, vescicole o ulcere genitali o perianali, macule e papule genitali o diffuse, lesioni verrucoidi ano-genitali. È importante ricordare che le Ist sono spesso asintomatiche ma diffusibili e con potenziale rischio di complicanze tardive. Pertanto, per una prevenzione efficace è consigliato, anche a soggetti asintomatici, sottoporsi a test periodici e a valutazione specialistica.

Quali infezioni possono essere guarite definitivamente e per quali, invece, le terapie consentono di controllare la malattia e ridurre il rischio di trasmissione?

Le infezioni batteriche quali la sifilide, gonorrea, e clamidia sono curabili e guaribili, ma non lasciano un’immunità protettiva, pertanto è possibile la reinfezione. Le infezioni virali si comportano diversamente. L’infezione da virus dell’epatite A (Hav) può causare un’epatite iperacuta, guarisce ed esiste un vaccino protettivo.

L’infezione da virus dell’epatite B (Hbv) nella maggior parte dei casi guarisce spontaneamente, se cronicizza (5%) è possibile effettuare un trattamento. Esiste un vaccino protettivo, per altro già somministrato a tutti i nati in Italia dal 1979. L’infezione da virus dell’epatite C (Hcv) nella metà dei casi cronicizza ed è possibile trattarla e guarirla. Vi è comunque un rischio di reinfezione con altri ceppi. Non esiste, in questo caso, il vaccino. L’infezione da papillomavirus è l’agente eziologico dei condilomi ano-genitali. Può essere responsabile di neoplasie della cervice uterina o del canale anale. Esiste un vaccino protettivo. 

L’infezione da herpes simplex (Hsv) può manifestarsi dopo la prima infezione in modo ricorrente, in tal caso è possibile utilizzare un trattamento soppressivo temporaneo con parziale efficacia. Non esiste un vaccino protettivo. L’infezione del virus del vaiolo delle scimmie (Mpv) non conferisce immunità, non esiste una terapia se non di supporto. Esiste un vaccino che ne riduce la morbidità. L’infezione da Hiv richiede una terapia antiretrovirale long life con l’obiettivo di azzerare la replicazione virale riducendo il danno sul sistema immunitario dell’ospite e eliminando la trasmissibilità.

A proposito di terapie, la resistenza antimicrobica rappresenta una minaccia?

Nelle malattie infettive l’uso degli antibiotici se non utilizzati in modo mirato favorisce il fenomeno delle resistenze. L’antibiotico-resistenza è particolarmente preoccupante per alcune Ist: la gonorrea ha sviluppato resistenza a numerosi antibiotici come le penicilline, tetracicline e fluorchinoloni e ha ridotto la sensibilità alle cefalosporine, oggi tra i trattamenti di prima scelta; la sifilide fortunatamente rimane sensibile alla penicillina che continua ad essere il trattamento di riferimento; la clamidia presenta la resistenza clinicamente più rilevante con l’utilizzo dei macrolidi. Le principali strategie per contrastare l’insorgenza delle resistenze microbiche sonol’utilizzo degli antibiotici sulla base dei test microbiologici e a dosaggi e tempi indicati dal medico specialista.

Quali strategie di prevenzione e sensibilizzazione si stanno mettendo in campo? Si potrebbe fare di più? In che modo?

La prevenzione delle Ist si basa su una combinazione di interventi sanitari individuali e in ambito di salute pubblica. Le principali strategie possono essere: facilitare l’accesso ai centri Ist, screening periodico nella popolazione sessualmente attiva, diagnosi e trattamento tempestivi,  notifica e trattamento dei partners sessuali, promozione di campagne vaccinali per Hav, Hbv, HPV e Mpox, sensibilizzazione al costante e corretto utilizzo del preservativo, educazione che promuova comportamenti sessuali più sicuri, profilassi pre esposizione (PrEP) in persone ad elevato rischio di acquisizione dell’infezione da Hiv, profilassi post esposizione (PEP) per impedire l’acquisizione dell’infezione da Hiv dopo esposizione a rischio, sorveglianza epidemiologica per monitorare l’andamento delle Ist e dell’antibiotico-resistenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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