Salute e benessere

Salvare un arto dopo un grande trauma: cos’è l’«ortoplastica»

È stata al centro di un convegno nato dalla collaborazione tra due figure di riferimento della sanità bresciana: il dottor Ignazio Marcoccio dell’Istituto Clinico Città di Brescia e il dottor Roberto Baraziol del Civile
Daniela Affinita
La chirurgia dei traumi complessi, oggi, richiede un approccio sempre più integrato
La chirurgia dei traumi complessi, oggi, richiede un approccio sempre più integrato

Una giornata di confronto tra specialisti per parlare di traumi complessi, ricostruzione degli arti e nuove frontiere della microchirurgia. Il centro congressi Paolo VI ha ospitato «Ortopedia e Chirurgia Plastica, dialoghi Ricostruttivi», convegno che ha riunito a Brescia medici e chirurghi provenienti da diversi ospedali italiani per discutere delle tecniche più avanzate nella gestione dei pazienti con lesioni traumatiche complesse.

L’«ortoplastica»

Da sinistra, il dottor Marcoccio e il dottor Baraziol - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra, il dottor Marcoccio e il dottor Baraziol - © www.giornaledibrescia.it

Al centro dell’iniziativa soprattutto il tema dell’«ortoplastica», approccio multidisciplinare che mette insieme ortopedici, chirurghi plastici e microchirurghi per affrontare i casi più difficili, riducendo il rischio di complicanze e migliorando il recupero funzionale dei pazienti. L’evento è nato dalla collaborazione tra due figure di riferimento della sanità bresciana: il dottor Ignazio Marcoccio, direttore del Centro di Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva dei Nervi Periferici dell’Istituto Clinico Città di Brescia e il dottor Roberto Baraziol, responsabile dell’Uoc di Chirurgia Plastica degli Spedali Civili di Brescia.

Grandi traumi

Due professionisti con competenze differenti ma complementari, che hanno scelto di costruire un dialogo scientifico e clinico centrato sulla gestione multidisciplinare dei grandi traumi degli arti. Il congresso ha affrontato il moderno concetto di «ortoplastica», modello terapeutico ormai riconosciuto a livello internazionale come standard nel trattamento delle lesioni traumatiche più complesse.

L’idea alla base di questo approccio è semplice ma rivoluzionaria: ortopedici, chirurghi plastici e microchirurghi devono lavorare insieme fin dalle prime fasi del trattamento per ottenere il miglior risultato possibile sul piano funzionale e ricostruttivo. Una collaborazione che permette di ridurre complicanze, infezioni profonde, amputazioni evitabili e tempi di ospedalizzazione, migliorando in maniera significativa il recupero del paziente.

Approccio integrato

«Oggi la chirurgia dei traumi complessi richiede un approccio sempre più integrato – ha spiegato il dottor Ignazio Marcoccio – nessuna singola specialità può affrontare da sola problematiche così articolate. La sinergia tra competenze diverse consente di offrire al paziente percorsi terapeutici più efficaci e personalizzati». Nel corso del congresso il dottor Ignazio Marcoccio ha affrontato diversi temi legati alla chirurgia delle lesioni nervose periferiche e alla ricostruzione funzionale degli arti, ambiti nei quali opera da anni presso l’Istituto Clinico Città di Brescia.

I suoi interventi si sono concentrati in particolare sulla microchirurgia nervosa, sui transfer nervosi e sul trattamento delle paralisi periferiche traumatiche, con attenzione soprattutto al timing della riparazione e al recupero funzionale dei pazienti. «Negli ultimi anni la microchirurgia nervosa ha compiuto passi enormi – ha sottolineato Marcoccio –, intervenire nel momento corretto e con strategie mirate significa poter recuperare funzioni che un tempo venivano considerate definitivamente compromesse. Il timing della riparazione nervosa è fondamentale e oggi abbiamo strumenti sempre più avanzati per restituire movimento, sensibilità e autonomia ai pazienti».

Tessuti molli

Ampio spazio è stato dedicato anche alla chirurgia ricostruttiva dei tessuti molli, settore in cui il dottor Roberto Baraziol rappresenta una delle figure di maggiore esperienza sul territorio nazionale. Alla guida della Chirurgia Plastica degli Spedali Civili di Brescia, Baraziol si occupa quotidianamente della gestione delle perdite di sostanza complesse e delle ricostruzioni mediante lembi microchirurgici, tecniche che consentono di salvare arti gravemente compromessi dopo traumi ad alta energia.

«La chirurgia plastica ricostruttiva non ha soltanto una funzione estetica, come spesso si pensa – ha affermato il dottor Roberto Baraziol –. Nei grandi traumi rappresenta una disciplina fondamentale per la copertura dei tessuti, per la prevenzione delle infezioni e per il salvataggio dell’arto. Oggi lavoriamo fianco a fianco con ortopedici e microchirurghi per garantire risultati sempre più efficaci e duraturi».

Qualità di vita

Il programma scientifico del congresso ha affrontato numerosi aspetti della moderna chirurgia ortoplastica: dal damage control ortopedico al timing chirurgico, dalle tecniche «fix and flap» alla gestione delle lesioni nervose traumatiche, fino alle più innovative procedure di microchirurgia ricostruttiva. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla pianificazione multidisciplinare degli interventi e alla centralità del percorso riabilitativo nel recupero funzionale del paziente. «Il nostro obiettivo non è soltanto salvare un arto – ha proseguito Baraziol – ma restituire al paziente la migliore qualità di vita possibile. Questo significa lavorare non solo sull’aspetto chirurgico, ma anche sulla funzione, sulla riabilitazione e sul recupero dell’autonomia personale».

La collaborazione

La presenza di specialisti provenienti da numerosi centri italiani ha confermato il rilievo nazionale dell’evento. Ma il messaggio più forte emerso dalla giornata è stato quello della collaborazione tra due importanti realtà sanitarie bresciane: gli Spedali Civili e l’Istituto Clinico Città di Brescia. «Brescia può diventare un punto di riferimento importante per la chirurgia ortoplastica – ha evidenziato Marcoccio – perché qui esistono professionalità altamente specializzate e una forte cultura della collaborazione multidisciplinare, è questo il vero valore aggiunto che possiamo offrire ai pazienti». Il titolo stesso del congresso, «Dialoghi Ricostruttivi», ha sintetizzato perfettamente lo spirito dell’iniziativa: un confronto continuo tra specialisti differenti, accomunati dall’obiettivo di migliorare la gestione dei traumi complessi e di sviluppare nuove strategie terapeutiche sempre più efficaci. Un dialogo che parte dalla sala operatoria ma che coinvolge l’intero percorso di cura, mettendo il paziente al centro della medicina moderna.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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