Baraziol: «Così la chirurgia plastica ricostruisce e ridona speranza»

Al Civile mille interventi l’anno e duemila trattamenti ambulatoriali. Frequenti le ustioni dei bambini con olio o caffè. Il primario spiega come intervenire
Roberto Baraziol, direttore dell’Unità complessa di Chirurgia plastica dell’Asst Spedali Civili
Roberto Baraziol, direttore dell’Unità complessa di Chirurgia plastica dell’Asst Spedali Civili
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Quando si parla di chirurgia plastica il pensiero corre subito all’estetica, ma questa disciplina ha un ruolo ben più ampio e spesso decisivo nella cura di patologie complesse e traumi. A spiegarlo è Roberto Baraziol, direttore dell’Unità complessa di Chirurgia plastica dell’Asst Spedali Civili.

Originario di Jesolo, è arrivato a Brescia dall’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone ed è il futuro presidente della Società italiana di microchirurgia.

Dottor Baraziol, quando si parla di chirurgia plastica molti pensano all’estetica. Che cos’è davvero questa disciplina?

La chirurgia plastica resta una disciplina trasversale a tutte le branche della medicina. Nell’immaginario comune viene associata al lifting, ma in realtà si occupa soprattutto di ricostruzione, restituendo forma e funzione al corpo. I chirurghi plastici che lavorano in ospedale intervengono, per esempio, su ustioni che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, sono patologie multiorgano, perché la pelle è il nostro apparato più esterno, quello che ci protegge, e ciò che la riguarda può riflettersi sugli organi interni. Al Civile trattiamo ustioni che interessano fino al 20% della superficie corporea negli adulti e fino al 10% nei bambini; i casi più gravi vengono affidati ai centri specializzati per le grandi ustioni.

Le ustioni dei bambini sono frequenti?

Purtroppo sì, ne stiamo osservando molte. Si tratta spesso di ustionati da caffè o olio bollente.

Come si deve intervenire, immediatamente, a livello domestico?

La prima cosa da fare è mettersi sotto l’acqua corrente e successivamente bagnare un asciugamano pulito con acqua fredda e appoggiarlo sulla zona interessata, priva di indumenti. Poi è fondamentale raggiungere il pronto soccorso.

Oltre alle ustioni, di cosa si occupa la chirurgia plastica?

Ci occupiamo anche di tumori cutanei del distretto testa-collo particolarmente complessi, e siamo centro di riferimento per il trattamento del melanoma. Il nostro reparto esegue inoltre interventi di ortoplastica in équipe con gli ortopedici. Collaboriamo con i senologi nei casi di tumore alla mammella, effettuando interventi di rimodellamento e di adeguamento controlaterale. Quando si rende necessaria la ricostruzione, mettiamo la paziente di fronte a tutte le opzioni ricostruttive: l’impianto di una protesi, che va sostituita dopo 15-20 anni, oppure la ricostruzione autologa, che prevede il trasferimento di tessuto adiposo con metodiche microchirurgiche o seriate nel tempo.

La protesi presenta quindi dei limiti?

La tecnologia ha compiuto passi importanti e oggi consente interventi anche in sede prepettorale, con protesi avvolte da membrane biocompatibili. Tuttavia la protesi non segue il naturale processo di invecchiamento del corpo e non può quindi essere considerata una soluzione definitiva.

Vi occupate anche d’altro?

Trattiamo malformazioni congenite nei bambini, come la sindattilia o le anomalie della lunghezza delle dita, e piaghe da decubito, spesso in collaborazione con gli ortopedici, in pazienti che necessitano di percorsi riabilitativi complessi. Interveniamo inoltre su ulcere difficili, traumi da ferite o incidenti, fasciti necrotizzanti e nelle ricostruzioni perineali in sinergia con i ginecologi.

Come è nato il suo interesse per la chirurgia plastica?
È nato al Centro grandi ustioni di Padova. Lì ho visto quanto questa disciplina possa cambiare il destino delle persone. Mi ha colpito la possibilità non solo di curare, ma di restituire un volto, una dignità e una nuova prospettiva di vita a chi aveva subito traumi profondi.

Qual è il suo approccio al lavoro con i pazienti, dalla prima visita fino all’intervento?
Nel rapporto con i pazienti cerco sempre di ricordare che l’aspetto umano è parte integrante della cura. Un sorriso, un gesto di attenzione, possono avere un valore pari a quello di una terapia. La persona deve sentirsi accolta e accompagnata in ogni fase del percorso, dalla prima visita fino all’intervento e al follow up. In un periodo segnato da ritmi frenetici e da livelli di stress elevati non è facile mantenere questa qualità della relazione: è proprio qui, però, che sta la vera sfida del nostro lavoro.

Quanti interventi eseguite in un anno?

Eseguiamo complessivamente circa mille interventi in sedazione ai quali si aggiungono altri duemila trattamenti in regime ambulatoriale. Questi ultimi riguardano nella maggior parte dei casi epiteliomi.

Quanto sono importanti oggi le nuove tecnologie nella chirurgia plastica?

Sono fondamentali. Le innovazioni tecnologiche hanno semplificato il lavoro dei chirurghi e consentono risultati sempre migliori sia sul piano funzionale sia su quello estetico. Penso, per esempio, agli scaffold utilizzati nella ricostruzione ove vi sia una perdita di tessuto, alle membrane biologiche o sintetiche nella ricostruzione mammaria, alle membrane Adm che permettono di stabilizzare le protesi nelle ricostruzioni immediate e ai robot per la microchirurgia, sempre più precisi e performanti. Come in ogni ambito, ci sono vantaggi e possibili criticità. Le biotecnologie applicate alla ricostruzione hanno reso gli interventi più efficaci e in molti casi meno invasivi. Allo stesso tempo, però, esiste il rischio che le nuove generazioni di chirurghi, potendo contare su strumenti sempre più avanzati, maturino meno esperienza pratica su alcune tecniche tradizionali. Un patrimonio di competenze che resta invece fondamentale.

Qual è il suo impegno attuale nella Società italiana di microchirurgia, della quale sarà presidente dal 2027 al 2029?Mi sto dedicando soprattutto all’organizzazione di corsi di formazione in microchirurgia. Si tratta di sessioni pratiche su preparati anatomici, utili per consolidare le competenze tecniche.Inoltre sono attivo nell’organizzare corsi di formazione dei giovani chirurghi. Il prossimo appuntamento si terrà a Cremona e coinvolgerà sedici discenti, con otto preparati anatomici che arriveranno dagli Stati Uniti.

Quali prospettive vede per il futuro di questa disciplina e quali evoluzioni dobbiamo aspettarci nei prossimi anni?
La chirurgia plastica sarà sempre più trasversale e integrata con le altre specialità. L’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie consentirà interventi ancora più precisi e personalizzati, con un costante miglioramento della qualità dei risultati. Nei prossimi anni l’obiettivo sarà ridurre ulteriormente l’impatto delle cicatrici e migliorare, in ogni modo, la qualità di vita dei pazienti. Delle sfide, in materia di chirurgia mammaria, parliamo anche nel congresso che ho organizzato il 20 e il 21 marzo al Centro Paolo VI di Brescia. Il titolo, «Domani è un altro giorno», vuole essere un messaggio positivo, di speranza, diretto a chi sta affrontando un tumore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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