«La dieta spegne l'infiammazione»: il ruolo del cibo nell'endometriosi

Daniela Affinita
Dalla gestione del peso alla riduzione dei dolori addominali: i consigli della dietista Giulia Anni sulle strategie alimentari mirate per alleviare il malessere delle pazienti durante la quotidianità
La dietista Giulia Anni - © www.giornaledibrescia.it
La dietista Giulia Anni - © www.giornaledibrescia.it
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Non è una cura, ma può fare la differenza nella gestione quotidiana della malattia. Negli ultimi anni l’alimentazione sta assumendo un ruolo sempre più importante nel trattamento dell’endometriosi, soprattutto sul piano dei sintomi. Se n’è parlato durante Obiettivo Salute con la dietista Giulia Anni dell’Asst Garda.

Dottoressa Anni, che ruolo ha oggi l’alimentazione nell’endometriosi?
«L’endometriosi è una patologia complessa, ma sempre più evidenze dimostrano che la dieta può rappresentare un supporto concreto, soprattutto nella gestione dei sintomi, Parliamo in particolare di gonfiore addominale, dolore e variazioni di peso, che sono molto frequenti nelle pazienti».

Perché si verificano questi sintomi?
«Non si tratta solo di abitudini alimentari scorrette, ma di una vera componente biochimica. Gli estrogeni, che sono coinvolti nella malattia, possono influenzare il metabolismo e favorire un aumento di peso, a questo si aggiungono fattori come lo stress cronico, con aumento del cortisolo, e in alcuni casi insulino-resistenza. Anche le terapie ormonali possono contribuire, ad esempio con ritenzione idrica».

Su quali organi agisce l’alimentazione?
«Principalmente su intestino, fegato e microbiota intestinale, l’obiettivo iniziale è “spegnere” l’infiammazione e ridurre la tensione addominale, che è uno dei disturbi più riferiti. Molte donne si sentono dire per anni “è colpa tua”, ma in realtà c’è una base fisiologica e ormonale che va considerata».

Esistono strategie alimentari efficaci?
«Sì, ma devono essere sempre personalizzate, un primo step importante è lavorare su alcuni alimenti che possono aumentare l’infiammazione o la fermentazione intestinale».

Il dolore pelvico è uno dei principali sintomi dell'endometriosi
Il dolore pelvico è uno dei principali sintomi dell'endometriosi

Si parla spesso di dieta senza glutine: è davvero utile?
«Alcuni studi hanno mostrato che, nelle pazienti con sensibilità al glutine, eliminarlo può portare a una riduzione del dolore anche fino al 75%. Non significa che tutte debbano eliminarlo, ma in presenza di sintomi può essere utile fare una prova guidata».

E per quanto riguarda il lattosio?
«Il lattosio è uno zucchero che può fermentare a livello intestinale, producendo gas e aumentando il gonfiore, in alcune pazienti, ridurlo o eliminarlo porta a un miglioramento evidente già nell’arco della giornata».

Ci sono alimenti che andrebbero limitati?
«Sì, soprattutto quelli pro-infiammatori, parliamo di grassi saturi e acidi grassi trans, ma anche di un consumo eccessivo di carne rossa, che può contribuire ad aumentare lo stato infiammatorio e il dolore. Il consiglio è di limitarla a una o due volte al mese, privilegiando prodotti di qualità».

La soia è consigliata o da evitare?
«Dipende dalla qualità, la soia in forma naturale può essere consumata, mentre è meglio prestare attenzione ai prodotti altamente processati o con soia isolata. Come sempre, conta l’equilibrio».

Che ruolo ha l’intestino nella gestione della malattia?
«È centrale, lavorare sul microbiota e sulla regolarità intestinale è fondamentale, una dieta ricca di fibre può aiutare, soprattutto nelle pazienti che soffrono di stipsi. Anche il fegato ha un ruolo chiave: se è sovraccarico, fatica a metabolizzare correttamente gli ormoni».

Quindi esiste una dieta “giusta” per tutte?
«No, ed è importante dirlo chiaramente, non esiste una lista di cibi “sì” o “no” valida per tutte. La dieta deve essere costruita su misura, passo dopo passo, in base ai sintomi, alla storia clinica e alle risposte individuali della paziente».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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