Endometriosi: sintomi, diagnosi e ritardi di una malattia sottovalutata
È una patologia diffusa, ma ancora oggi spesso poco riconosciuta e diagnosticata con anni di ritardo. Nella scorsa puntata di Obiettivo Salute si è parlato di endometriosi, una malattia cronica che colpisce molte donne in età fertile e che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sulla sfera relazionale e sulla fertilità.
In studio, a rispondere alle domande il dr. Luca Orazi, direttore di struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Desenzano con le colleghe, la dr.ssa Giulia Bonelli e la dr.ssa Anna Desando.
Dottor Orazi, che cos’è esattamente l’endometriosi e come si sviluppa?
«L’endometriosi è una malattia complessa e ancora non completamente compresa, si caratterizza per la presenza di tessuto simile a quello dell’endometrio al di fuori dell’utero. È importante sottolineare che non tutte le forme si manifestano allo stesso modo: esistono casi anche molto avanzati che danno pochi sintomi e, al contrario, forme meno estese ma molto dolorose. Dal punto di vista biologico, la malattia si sviluppa perché cellule endometriali, che durante le mestruazioni dovrebbero essere eliminate, riescono invece a sopravvivere e a impiantarsi in sedi anomale. In alcune donne il sistema immunitario non riesce a eliminarle, permettendo loro di proliferare. Essendo cellule sensibili agli ormoni, si comportano come l’endometrio: “mestruano” anche fuori dall’utero, causando infiammazione e dolore».

Quali sono i sintomi principali e le forme più complesse?
«Il sintomo più frequente è la dismenorrea, cioè un dolore mestruale intenso e spesso invalidante, a questo si può associare dolore durante i rapporti sessuali, con conseguenze importanti sulla qualità della vita e sulla sfera relazionale. Nei casi più avanzati, l’endometriosi può assumere un comportamento infiltrante, arrivando a coinvolgere organi come intestino e vescica. In alcune situazioni, seppur più rare, può diffondersi anche attraverso i vasi linfatici e raggiungere altri distretti, come il polmone o alcune strutture nervose. Esistono, ad esempio, forme che interessano il nervo sciatico, con sintomi particolari come la sciatalgia che compare in concomitanza con il ciclo mestruale, sono segnali che vanno riconosciuti precocemente».
Dottoressa Bonelli, l’endometriosi è una malattia ereditaria?
«C’è una componente genetica importante: circa il 50% del rischio è legato alla predisposizione familiare, le donne che hanno parenti di primo grado affette hanno un rischio aumentato. Tuttavia, non esiste un singolo gene responsabile né un test genetico che permetta di prevedere con certezza la comparsa della malattia. L’altra metà del rischio è legata a fattori ambientali».

Quali sono questi fattori di rischio non ereditari?
«Tra i principali fattori troviamo la nulliparità, cioè il non aver avuto gravidanze, il menarca precoce prima dei 12 anni, cicli mestruali ravvicinati e alcune anomalie congenite dell’utero. Anche la cosiddetta mestruazione retrograda, cioè il passaggio di sangue mestruale verso la cavità addominale, può favorire l’impianto delle cellule endometriali in sedi anomale».
Come si può riconoscere precocemente la malattia, soprattutto nelle più giovani?
«Il primo segnale è il dolore pelvico cronico, soprattutto se ha un andamento ciclico, legato al ciclo mestruale e se persiste fino a 48-72 ore dopo la mestruazione. La dismenorrea severa rappresenta il primo campanello d’allarme e non dovrebbe mai essere considerata normale, a questo si possono associare altri sintomi: dolore durante i rapporti sessuali, disturbi alla defecazione, dolore alla minzione o sanguinamenti anomali. Sono segnali che spesso vengono sottovalutati, ma che invece dovrebbero portare a una valutazione specialistica, soprattutto se persistenti nel tempo».
Dottoressa Desando, perché si arriva ancora oggi così tardi alla diagnosi?
«L’endometriosi è una malattia che può svilupparsi anche molti anni prima che i sintomi vengano riconosciuti, il problema principale è culturale: per lungo tempo il dolore mestruale è stato considerato “normale”, quando invece, se intenso e invalidante, deve essere indagato. Serve maggiore educazione, sia tra i pazienti sia tra i professionisti sanitari. I sintomi possono essere sfumati o sovrapporsi ad altre patologie, come disturbi gastrointestinali o urinari, e questo porta spesso a rivolgersi a specialisti diversi prima di arrivare a una diagnosi corretta».

Quali sono i tempi medi di diagnosi?
«In Italia, come nel resto d’Europa, il ritardo diagnostico può arrivare anche a 5-10 anni, in media passano circa 7 anni tra i primi sintomi e la diagnosi definitiva. Un tempo molto lungo, che può portare a un peggioramento della malattia e, nei casi più gravi, a conseguenze sulla fertilità o al coinvolgimento di altri organi. È fondamentale promuovere una maggiore educazione e consapevolezza già a partire dall’adolescenza. I primi segnali possono comparire molto presto, e intercettarli significa ridurre il ritardo diagnostico e intervenire prima che la malattia progredisca. Parlare di endometriosi anche tra le più giovani è un passo essenziale per migliorare prevenzione e cura».
Mercoledì 29 Aprile al Centro Sociale del Comune di Sirmione i medici dell’UO di Ostetricia e Ginecologia saranno protagonisti di una serata gratuita e ad ingresso libero, dedicata all’endometriosi.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
