Diario di bordo di Tom: l’incontro con il presidente Osvaldo

Caro Diario,
oggi è stata una giornata davvero speciale! Quando sono entrato in ospedale, ero un po’ agitato. Non tanto per le cure, che ormai conosco bene, ma perché non sapevo se avrei incontrato qualcuno da intervistare. Mamma mi ha rassicurato dicendo che questo viaggio nell’ospedale galattico sarebbe stato ricco di incontri incredibili e aveva proprio ragione!
Appena entrato in reparto, Mirella mi ha presentato una persona nuova.
«Tom, lui è Osvaldo Scalvenzi, il presidente di BCC Agrobresciano». Sono arrossito subito: era la prima volta che incontravo un presidente! Un presidente di banca, per di più!
«Come mai è qui, signor presidente?» gli ho chiesto subito. Perché, se c’è una cosa che ho imparato come astronauta è che le domande vanno fatte quando arrivano.
Lui mi ha sorriso e mi ha spiegato: «Devi sapere, Tom, che la nostra banca ha a cuore la salute delle persone, soprattutto quella dei bambini e delle persone più fragili! Oggi sono qui perché crediamo molto nella causa di Aiutiamo Tom! e volevo vedere con i miei occhi come il nostro sostegno può aiutare il Tmo Pediatrico degli Spedali Civili di Brescia.»
Questa cosa mi ha colpito. Perché io pensavo che le banche si occupassero solo di soldi e invece ho scoperto che alcune si occupano anche delle persone. La Bcc Agrobresciano ha una storia molto lunga di sostegno al Territorio, che è iniziata tantissimi anni fa con un gruppo di saggi pionieri che hanno fondato la Cassa Rurale di Depositi e Prestiti di Ghedi.
A un certo punto mi è venuta una domanda che mi frullava in testa da un po’.
«Scusi, ma che cosa vuol dire Bcc?»
Il Presidente ha sorriso, come fanno i grandi quando capiscono che stai per imparare qualcosa di nuovo.
«Vuol dire Banca di Credito Cooperativo», mi ha spiegato. «È una banca fatta di individui, famiglie, imprese grandi e piccole del territorio.»
Io devo aver fatto una faccia un po’ perplessa, perché mamma è intervenuta subito:
«Cooperare vuol dire aiutarsi a vicenda, come fanno gli astronauti con il loro team quando sono in missione.»
«E quindi aiutate anche noi?» ho chiesto.
«Sì,» mi ha risposto. «Perché crediamo che un reparto più bello, più accogliente e più moderno possa aiutare i bambini a sentirsi un po’ più forti.»
E all’improvviso mi è stato tutto più chiaro.
Se ci si aiuta, anche i viaggi più difficili diventano un po’ meno spaventosi.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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