Diario di bordo di Tom: a casa dello zio Michele

Caro Diario,
oggi la mamma mi ha portato a trovare lo zio Michele per consegnargli la Stella di Natale di AIL e, durante il viaggio, mi ha raccontato qualcosa del lavoro che fa.
«Lui fa il costruttore», mi ha detto. «Costruisce gli edifici, controlla che siano sicuri, va nei cantieri a vedere se tutto procede bene…»
Io me lo sono immaginato come una specie di comandante terrestre, che gira tra gru e fondamenta come se fossero moduli di una stazione spaziale. Anche lui ha un casco! Solo che il suo non ha la visiera trasparente come il mio.
Poi la mamma ha aggiunto: «Sai, anche lo zio conosce il progetto Aiutiamo Tom! A giugno, durante la GdB Run, l’associazione di cui fa parte, che si chiama Ance Brescia, ha partecipato attivamente raddoppiando il ricavato della corsa per donarlo al tuo progetto. Io non so proprio tutti i dettagli…magari stasera glieli chiedi tu. Sei bravo con le interviste, no?».
E quindi eccomi qui.
Lo zio ci ha fatto entrare con un sorriso grande, e la sua casa profumava di legno nuovo — il profumo che hanno le cose appena costruite. Ha messo la Stella di Natale sul tavolo, l’ha guardata come si guarda un regalo importante e poi sono iniziati i soliti discorsi da adulti: il tempo, il traffico… insomma, cose decisamente poco spaziali.
Io, però, aspettavo il momento giusto. Quando finalmente lo zio si è seduto, ho iniziato la mia missione:
«Zio, mi racconti cos’è e cos’ha fatto Ance Brescia per noi? Non la versione per i grandi… quella per me.»
Lui ha fatto quel famoso sorriso orgoglioso da adulto-che-sa-più-cose-di-quante-ne-dice e ha cominciato:
«Allora, piccolo astronauta… Ance Brescia è un gruppo di persone come me che costruiscono le cose importanti. Case, scuole, ponti, ospedali. Mettiamo insieme le idee, le mani e la testa per tenere in piedi il mondo. Perché voi bambini possiate esplorarlo tranquilli.
Io ho annuito molto seriamente, così lo zio ha proseguito:
«Quando abbiamo saputo della tua missione… beh, abbiamo pensato che un mattone potevamo metterlo anche noi. Non uno vero, eh! Nella tua navicella esploderebbe tutto!»
Poi ha iniziato a ridere e la mamma, alzando gli occhi al cielo, gli ha detto che è “il solito nerd!”. Non so bene cosa significhi, ma lo zio ha continuato:
«Sai perché l’abbiamo fatto? Perché il progetto Aiutiamo Tom non è solo una missione: è un sogno che si sta trasformando in realtà. E poi… nessun viaggio speciale si fa da soli. E il tuo è davvero importante.»
Mi piace immaginare lo zio e gli altri di Ance Brescia come i tecnici che controllano se i bulloni della mia navicella sono stretti bene: quelli che lavorano dietro le quinte, che spesso non si vedono nei film, ma senza i quali il decollo non parte mai.
Loro restano con i piedi ben piantati sulla Terra, ma in fondo… fanno volare anche me.
E questo, per un astronauta, è un aiuto enorme.
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