Diario di bordo di Tom: piccoli donatori

Oggi ho cercato Mirella nel corridoio perché, dopo aver parlato con Barbara ed essere diventati amici, mi sono reso conto di una cosa importantissima: Barbara non ha un soprannome! Io, Fausto, Dario e Massimo sì. È stata Mirella a darceli, un po’ per prenderci in giro e un po’ per farci vedere il bello nelle cose brutte che ci succedono. Mi spiego meglio.
Fausto non lo chiamiamo mai Fausto: per noi è Dracula. Forse perché ha i denti un po’ sporgenti, ma anche per le occhiaie e il pallore. Sembra davvero il re della notte! Dario invece è Pisolo, perché è sempre stanco e continua a sbadigliare.
Massimo lo chiamiamo Ruggine perché si riempie di macchie che sembrano proprio ruggine. Però lui è fortissimo e non se le gratta mai! Barbara, secondo me, merita un soprannome magico. Qualcosa tipo Rapunzel. Devo subito proporlo a Mirella.
E infatti eccola lì, nel corridoio, come sempre sorridente. «Ciao Tom! Oggi vorrei presentarti Claudia Caroselli e Alessandra Marcellino. Anche loro fanno parte di Ail Brescia e hanno un ruolo molto importante per il tuo progetto». Niente da fare: Mirella, come sempre, mi ha teso un agguato. Ha trovato due nuove «prede» da inserire nel mio diario di bordo! Non mi devo dimenticare però del nome per Barbara, me lo ricordi tu più tardi?
«Loro si occupano di raccolta fondi. Raccontano il tuo progetto alle persone. È una cosa importante, perché chi non conosce l’ospedale spesso non sa nemmeno che questo reparto esiste». «Ma quindi… è grazie a voi se Dracula ha saputo del mio progetto e lo ha raccontato a Barbara?».
Claudia e Alessandra, che mi guardavano con un dolce sorriso, si sono voltate verso Mirella con aria un po’ perplessa — forse pensavano che fossi pazzo. Ma Mirella ha capito.
«Esatto, Tom. Fausto, detto Dracula, e Barbara hanno saputo del tuo progetto grazie a Claudia, Alessandra e a tutto lo staff di Ail Brescia. Ti va di intervistarle?». Ed eccomi qui, seduto davanti a loro.
«Avete già contattato la Marvel per raccontare il progetto? Secondo me potrebbe diventare un bellissimo film. E poi io credo che starei proprio bene con un mantello!». Sono scoppiate a ridere. Chissà perché! «In effetti, Tom» ha detto Claudia, con una voce morbida, «molte aziende ci stanno contattando per sapere di te e del tuo progetto. In tanti vogliono capire come contribuire a rinnovare questo reparto. E non ci sono solo le aziende…».
A quel punto Alessandra ha aperto la borsa e ha tirato fuori decine di lettere: alcune con disegni, altre con parole bellissime. Tutte accompagnate da una donazione. «Anche se piccola, ogni donazione ha un valore enorme» mi ha detto Claudia.
«Anzi – ha aggiunto – sono proprio le donazioni da 10, 20, 50 euro che ci permettono di andare avanti. Ce ne sono tantissime. Così tante che non riusciamo nemmeno a contarle tutte subito. Ma le leggiamo una a una, e le custodiamo tutte». Poi mi ha spiegato che arrivano da tantissime persone diverse: genitori, nonni, studenti delle elementari e dell’università, pensionati, lavoratori, insegnanti, artisti, sportivi, vicini di casa, gruppi di amici, persone sole, persone curiose, persone generose. Tutti uniti dal desiderio di aiutare.
Alessandra mi ha spiegato che realtà come AIL Brescia, che fanno parte del Terzo Settore, sono fondamentali per aiutare gli ospedali a migliorare, a diventare più veloci, più efficienti, più vicini ai pazienti. «Il nostro lavoro – ha detto – è trovare i fondi giusti al momento giusto, per far sì che chi cura possa farlo al meglio».
Mi sono sentito piccolo, ma anche fortissimo. Perché ho capito che non serve un solo grande gesto per partire. Ma tanti piccoli gesti, messi insieme. Come mattoncini. Come stelle. A tutti quelli che hanno donato, anche solo una volta: siete parte del mio equipaggio. Anche se non riesco a scrivere tutti i vostri nomi su queste pagine, li porto con me. Sempre.
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