Tumore all’ovaio, anche Poliambulanza nella rete della complessità

La chirurgia oncologica bresciana conferma il proprio ruolo nella rete sanitaria regionale: anche la Poliambulanza è stata inserita tra i centri abilitati a eseguire interventi di resezione del tumore dell’ovaio ad alta complessità a carico del Servizio sanitario nazionale.
Istituita di recente sulla base degli indicatori Esgo (European society of gynaecological oncology), legati ai volumi di attività e alla qualità dell’offerta, la rete riunisce una decina di strutture lombarde.
Tra queste, fin dall’avvio, figura anche l’Asst Spedali Civili e, in particolare, la struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia diretta dal prof. Franco Odicino che nel 2025 ha seguito 200 pazienti con tumore dell’ovaio delle quali 60 hanno subìto un trattamento chirurgico.
Numeri
«Non siamo stati inseriti subito per via di un errore nella trasmissione dei dati 2024», spiega Federico Quaglia, direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia della Poliambulanza, affiancato dal ginecologo oncologo Giuseppe Giacomello, che ha seguito la pratica.
«Il nostro ospedale – ricorda Quaglia – lo scorso anno ha ottenuto l’accreditamento Esgo sia per il trattamento dei tumori dell’endometrio sia per quelli ovarici».
Proprio questi standard europei rappresentano il riferimento anche per la rete regionale, che punta a garantire cure di altissima qualità concentrando gli interventi ad alta complessità oncologica – ossia le citoriduzioni stadio Figo (Federation of gynecologists and obstetricians) III e IV – nei centri con esperienza consolidata e volumi adeguati.
In Poliambulanza ogni anno vengono eseguiti circa sessanta interventi per tumore dell’endometrio e tra quaranta e cinquanta per tumore dell’ovaio, patologia che, complice la presenza di sintomi aspecifici, viene raramente individuata in fase precoce e più spesso emerge nel corso di visite di controllo o in accessi al pronto soccorso.
Nel 2025 sono stati venti i casi trattati in stadio avanzato e venticinque quelli in fase iniziale. A questi si aggiungono sei-otto pazienti diagnosticati l’anno scorso e operati nel 2026, oltre a una quota di casi che, per diverse ragioni, sono stati presi in carico con percorsi terapeutici non chirurgici.
Approccio
Fondamentale, in questo contesto, «è l’approccio multidisciplinare adottato nella gestione di ogni caso – sottolinea Antonio Gorio, responsabile dell’Oncologia ginecologica della Poliambulanza –. Ai nostri incontri settimanali partecipano oncologi medici, anatomopatologi, radiologi, specialisti di medicina nucleare, radioterapisti, psiconcologi, chirurghi generali, genetisti, ginecologi oncologi e case manager. La formazione è continua e molti di noi hanno conseguito master anche all’estero».
Complessivamente, nel 2025 sono stati 256 i casi oncologici trattati con questo modello organizzativo, dalle prime diagnosi alle recidive.
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