Tutti conoscono la claustrofobia o l’agorafobia. Ma il mondo delle fobie è molto più vasto e può trasformare oggetti, animali o situazioni apparentemente innocui in fonti di paura intensa e persistente. C’è chi teme di volare, chi non sopporta la vista degli insetti e chi vive con l’angoscia di vomitare o di vedere qualcuno farlo. Sono rispettivamente aerofobia, entomofobia ed emetofobia, solo alcune delle forme che può assumere questo disturbo d’ansia. Ma quando una paura diventa una vera fobia? E soprattutto, come si può superare? Ne abbiamo parlato con Massimiliano Padova, pedagogista, psicologo e psicoterapeuta bresciano.
Dottor Padova, che cosa sono le fobie?
Sono disturbi d’ansia legati a uno stimolo preciso: può trattarsi delle altezze, degli spazi chiusi, dei ragni o dei temporali. Sono più diffuse di quanto si pensi e, per chi non ne soffre, possono essere difficili da comprendere perché la paura appare sproporzionata rispetto al pericolo reale.

Come si manifestano?
Prendiamo, per esempio, la fobia dei ragni. Non si tratta di provare semplice disgusto: la loro presenza può scatenare una paura intensa e spingere la persona a evitare tutti i luoghi in cui teme di incontrarli.
Così si rinuncia al mare perché potrebbero esserci sugli scogli, alla montagna o alla campagna. Nei casi più gravi questi comportamenti di evitamento finiscono per restringere sempre di più la vita quotidiana, fino a favorire l’isolamento.
Altri rischi estremi?
La paura può arrivare a condizionare anche comportamenti essenziali. Chi ha una fobia degli squali, per esempio, può finire per evitare non solo il mare, ma perfino l’acqua, perché associata all’animale che genera la paura, arrivando nei casi estremi a trascurare l’igiene personale. Chi soffre di emetofobia, invece, può ridurre drasticamente l’alimentazione per il timore di vomitare.

A proposito di emetofobia, qual è il meccanismo che scatena la paura?
Può essere legata alla paura di «buttare fuori» qualcosa e manifestarsi in persone che tendono a trattenere emozioni e vissuti. In alcuni casi entra in gioco anche la vergogna, per esempio dopo un episodio in cui si è vomitato ed è arrivata la derisione degli altri. In altri può prevalere il timore dell’abbandono: «Mi hanno preso in giro, quindi mi eviteranno».
C’è sempre un episodio scatenante alla base delle fobie?
Non necessariamente. In alcuni casi alla base c’è un trauma preciso e facilmente riconoscibile: penso, per esempio, alla paura di guidare dopo un incidente stradale. Quando l’origine è chiara, può essere più semplice lavorare sulla fobia. Altre volte, invece, la paura compare senza una causa evidente, può essere appresa da una figura di riferimento oppure nascere da un’associazione inconscia. Un bambino che assiste a un forte litigio tra i genitori, durante il quale la madre minaccia di andarsene, in una serata molto ventosa potrebbe finire per collegare inconsciamente il vento a quell’esperienza negativa e svilupparne paura.
Dalle fobie si può guarire?
Sì. In alcuni casi si riesce ad affrontarle anche in autonomia, mentre in altri è necessario intraprendere un percorso terapeutico. Tra gli approcci utilizzati c’è, per esempio, l’Emdr, che aiuta a ridurre la carica emotiva legata a un ricordo traumatico. Da alcuni anni io utilizzo anche la realtà virtuale, che consente di lavorare sull’esposizione alla paura in un ambiente controllato.




