Cosa sono i cibi ultra-processati e quanto dovremmo preoccuparci?

Sentiamo continuamente parlare di cibi ultra-processati e dei loro effetti negativi sulla nostra salute. Ma quali sono? Come riconoscerli? E davvero fanno male alla nostra salute?
Cosa sono i cibi ultra-processati
Con cibi ultra-processati si intendono formulazioni alimentari industriali che subiscono lavorazioni intense e che contengono nella loro formulazione ingredienti come additivi, zuccheri e grassi, e sono invece poveri di nutrienti essenziali «veri» (come vitamine, minerali, fibre, carboidrati complessi, proteine nobili e grassi buoni).

Sono quindi produzioni destinate all’uso alimentare, ma che hanno subito ripetute lavorazioni: in questa definizione sono inclusi alcuni prodotti da forno, snack confezionati, bevande gassate, cereali zuccherati ed anche prodotti pronti per il consumo e da riscaldare. Presentano coloranti, emulsionanti, aromi, additivi e sono generalmente anche un concentrato di calorie (perché contengono spesso anche zuccheri aggiunti!).
Il consumo di questa tipologia di alimenti è cresciuto in modo esponenziale nel tempo in tutto il mondo, e soprattutto nei paesi occidentali. Ma perché? Perché sono pratici (eh si, stanno ovunque!), hanno un gusto super (e spesso campagne di marketing volte ad esaltarlo) e un costo relativamente basso.
Queste 3 caratteristiche si adattano allo stile di vita attuale, caratterizzato da ritmi frenetici. La loro disponibilità continua ed il loro sapore ci creano una sorta di dipendenza e li rendono una scelta facile, anche se poveri di nutrienti.
Ultra-processati VS processati
La differenza tra i cibi processati e quelli definiti ultra-processati è il grado di lavorazione e anche la lista di ingredienti, spesso molto più lunga e complessa. I cibi processati sono alimenti che hanno sì subito modifiche (confezionamento, congelazione, macinazione, cottura), ma sono spesso un miglioramento di cibi freschi (come pane integrale o frutta secca), mentre gli ultra-processati vengono specificatamente trattati per migliorarne sapore, aspetto e durabilità.
Esempi sono i classici: patatine, merendine, caramelle gommose, bevande zuccherate ed energetiche, fast food, pesce trasformato in polpette o bastoncini, salse e condimenti. Ma ci sono anche alimenti «insospettabili», come: barrette sostitutive dei pasti, cereali glassati, pane in cassetta industriale, yogurt zuccherati alla frutta, purè istantaneo, sughi pronti, zuppe istantanee, vegan burger, alcuni omogeneizzati.

Rischi dei cibi ultra-processati
Preoccuparsi in questo caso è sensato: l’abuso di questi cibi è collegato ad un aumento del rischio di obesità, malattie metaboliche, cardiovascolari, e anche a problemi di dipendenza e infiammazione. Ma, come sempre, si parla di abuso e non di consumo occasionale.
Non sono le abitudini saltuarie ad avere effetti negativi sulla nostra salute, e quindi non è la merendina ogni tanto o il pasto combinato di fretta e con cibi pronti. È il rendere parte della nostra quotidianità alimenti poco genuini, e sostituirli a cibi ricchi di vitamine, minerali e fibre (come ad esempio la frutta).
A livello pratico, il consiglio è solitamente uno: imparare a riconoscere già dalla spesa gli alimenti di cui è bene ridurre la frequenza. E farlo è facile: meno ingredienti ci sono sull’etichetta, più è probabile che il cibo non sia ultra-processato (e quindi potrò consumarlo con maggior frequenza).
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
