«Cari genitori», la noia fa davvero così male ai nostri figli?

Spesso cerchiamo di riempire ogni momento dei nostri figli per evitare che si annoino, ma il tempo vuoto non è un nemico. Può diventare uno spazio prezioso per crescere, immaginare e imparare ad ascoltarsi
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«Cari genitori», la noia dei figli
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Cari genitori, parlare di noia, vuol dire parlare di un sentimento che appartiene a tutti e che di solito temiamo per i nostri figli, quasi fosse un pericolo. Questo è il motivo per cui cerchiamo di riempire il loro tempo di attività come di solito riempiamo le loro camerette di giochi e oggetti.

La spiegazione è che abbiamo paura di vederli star male nei momenti di solitudine, la quale è solitamente associata con l’immagine della noia.

La paura della noia

In realtà temiamo l’ozio che pensiamo sia una perdita di tempo o peggio ancora un tempo sprecato e rubato. Abituati come siamo ad essere sempre produttivi, cerchiamo di agire fare in continuazione. Così ci spaventano le pause e le attese, il tempo della riflessione e della fantasia, quella che ci porta a inventare e a trovare soluzioni.

Perché Freud, il padre della psicoanalisi, diceva «Solo l’uomo insoddisfatto fantastica». Ovvero che la fantasia è l’atto creativo con il quale cerchiamo di realizzare i sogni e appagare i nostri desideri.

La noia può fare bene

Rivediamo allora la noia come pericolo perché non si tratta di un malanno, di un problema. Men che meno di un disturbo dei bambini e degli adolescenti. La noia è un’occasione per imparare a gestire il tempo senza cose da fare, il tempo apparentemente vuoto.

Lo sappiamo ma a fatti lo dimentichiamo e non riconosciamo l’importanza del non far niente. Così il nostro comportamento di adulti iperattivi educa molto di più delle nostre parole, anzi modella il comportamento dei bambini che ci guardano e imparano da noi.

La noia può far bene invece. Smettiamola allora di dire «Amore, ti sei annoiato?». Pensiamo invece che la noia può servire per soddisfare alcune curiosità, per esplorare i pensieri e i desideri o per coltivare passioni e talenti.

Accettate la noia dei figli e aiutateli a non riempire il loro tempo con i dispositivi elettronici. Li aiuterete a contenere il grande rischio di dipendenza dagli strumenti digitali. Se un bambino dice di essere annoiato forse sta dicendo che si ente scarico di energia affettiva.

Allora diamogli attenzione, ascoltiamolo, abbracciamolo. Facciamo qualcosa insieme ma non diamogli suggerimenti di cose da fare. Lasciamogli avere consapevolezza della noia che non fa male, ma può essere stimolante. Al contrario, troppi stimoli possono far crescere quel senso di vuoto che va riempito con l’agire continuo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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