Cari genitori, da poco tempo c’è una nuova legge approvata dal Senato che stabilisce il divieto nella scuola Primaria di fare Educazione sessuale, mentre alle medie e alle superiori è possibile solo con il consenso genitori.
Di certo il tema è delicato e l’idea che sia compito della famiglia occuparsi di educazione affettiva e sessuale è una aspettativa giusta e necessaria. Però sappiamo che di questo argomento in famiglia si parla poco o nulla. Perché c’è paura, imbarazzo preoccupazione e si teme di non avere le parole giuste. Così meglio il silenzio.
Ma soprattutto perché la sessualità è ancora un tabù. Pare che 3 genitori su 4 si trovino in difficoltà e per questo chiedono alla scuola di intervenire, domandano aiuto e supporto.
La richiesta degli adolescenti
Alle medie e alle superiori poi, gli stessi adolescenti chiedono di discutere a scuola con un esperto qualificato. Secondo un sondaggio di Skuola.net, 8 su 10 ragazzi chiedono di approfondire i temi importanti dei cambiamenti corporei, il funzionamento della sessualità nelle relazioni, la comunicazione e i sentimenti amorosi con un professionista qualificato come uno psicologo o un medico.
Spesso sentono la solitudine e gli adulti non la intercettano. A fare educazione ora sono spesso i social e le informazioni che circolano in rete spesso fake.
Educare significa prevenire
Gli adulti invece discutono sugli aspetti superficiali della questione e non si rendono conto che educare alla sessualità e all’affettività è un’ azione di prevenzione necessaria per combattere la violenza di genere, il cyberbullismo, la dipendenza pornografica e al revenge porn.
L’educazione sessuo-affettiva non mette in pericolo nessuno, piuttosto forma e protegge. Anzi il fatto che a scuola per l’educazione alla sessualità intervengano professionisti come psicologi e medici, non è perché ci sono da curare giovani malati o deviati, quanto perché questi adulti fanno riferimento a un sapere scientifico consolidato e sanno ascoltare senza giudicare.
C’è allora un urgente bisogno non tanto di lezioni teoriche, quanto di laboratori e di percorsi di sviluppo attraverso il dialogo e la comunicazione. Ai genitori credo spetti il compito di spingere in questa direzione la scuola e la comunità educante. Ma anche che essi stessi diventino strumento di prevenzione e educatori competenti in grado di impedire che, in tema di sessualità e affettività, i figli abbiano come fonte d’informazione solamente internet.



