L’indifferenza è la distanza emotiva che ti fa assistere a due che si accoltellano senza partecipazione come pure vedere popolazioni che si massacrano e bambini uccisi ogni giorno con uno sguardo distante e senza vera indignazione per l’aumento delle spese militari e l’invio di armi.
In psicoanalisi è il «diniego» cioè il negare qualcosa, il rifiutare quello che non vuoi vedere. Così ti tieni lontano da tutto e questo comportamento può essere individuale e poi collettivo.
Il narcisismo dell’epoca moderna
Spesso coincide con il narcisismo diffuso della nostra epoca che insieme alla cultura dell’individualismo annulla empatia e condivisione. Significa che l’altro è importante fin tanto che ci dà benessere e ci assicura felicità.
Ma l’indifferenza si insegna sia con quei martellanti inviti del tipo «Tu non ti impicciare dei fatti degli altri» e poi con il comportamento menefreghista veicolato dagli adulti.
E poi l’indifferenza diventa una consapevole per evitare le frustrazioni. Diventa noncuranza, distacco, apatia, silenzio, vuoto.
Educare alla responsabilità
Elie Wiesel, scrittore e premio Nobel per la pace, diceva che l’indifferenza è il peggiore dei mali perché è il contrario dell’amore. Per combatterla c’è solo un’arma: l’educazione.
Allora cari genitori educhiamo al senso di responsabilità, che tanto per ricordare è aver cura di se stessi e degli altri, della salute, dell’ambiente, degli animali, delle piante, del tempo.



