Mangiare meno carne fa bene? Ecco i benefici ambientali e salutari

Mangiare meno carne fa bene, lo dice la scienza. E non fa bene solo alla salute, fa bene anche all’ambiente. Ridurre il consumo di carne permette di ridurre anche le emissioni di gas serra e il consumo di acqua, contribuendo di conseguenza a diversi benefici ambientali. Vediamolo insieme.
Scelte alimentari e sostenibilità

Ridurre il consumo di carne può davvero fare bene al nostro mondo, ed è giusto prenderne coscienza. La riduzione dell’inquinamento, il consumo inferiore di acqua e la conservazione della biodiversità sono solo alcuni dei benefici che potremmo ottenere se portassimo meno carne sulle nostre tavole.
Ogni alimento ha un diverso impatto sull’ambiente, che può essere stimato considerando tutto il suo ciclo vitale, dalla produzione allo smaltimento finale, passando per la trasformazione, l’imballaggio, il trasporto e gli scarti.
Gli impatti ambientali della produzione di cibo possono essere di 3 tipi: l’impronta del carbonio (ovvero il nr di emissioni di CO2 prodotte), l’impronta ecologica (quanta superficie di terra o mare viene utilizzata!) e l’impronta idrica (ovvero quanta acqua viene consumata o inquinata per portarci a tavola quel cibo).
L’impronta ambientale degli allevamenti
La produzione di carne, soprattutto il manzo, ha un impatto ambientale davvero elevato, che deriva da un alto consumo di suolo (necessario per coltivare il cibo per nutrire gli animali), di acqua, di spazio (gli allevamenti sono davvero immensi), da emissioni elevate di CO2 e metano da parte degli animali, da tantissima energia usata per alimentare i macchinari produttivi e dal trasporto necessario per distribuire la carne.

Va da sé che ridurre il consumo di carne porterebbe ad una riduzione dell’inquinamento, del consumo di acqua ad una tutela della biodiversità e ad un impatto minore sull’agricoltura.
Vantaggi per la salute
Ridurre il consumo di carne ci aiuta a stare meglio: può diminuire il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e ipertensione, può aiutarci a migliorare alcuni parametri metabolici, come i livelli di grassi nel sangue, e contribuire a un migliore controllo del peso corporeo.
Inoltre, una dieta che preveda un maggiore consumo di alimenti di origine vegetale, come legumi, cereali integrali, frutta e verdura, favorisce un adeguato apporto di fibre e micronutrienti, con effetti positivi sulla digestione, sull’equilibrio del microbiota intestinale e sulla salute generale.
Questo approccio alimentare può anche ridurre l’infiammazione cronica di basso grado, spesso associata a molte malattie moderne, e sostenere una migliore salute cardiovascolare nel lungo periodo. Inoltre, scegliere più spesso fonti proteiche vegetali o pesce al posto della carne, soprattutto quella rossa e lavorata, permette di limitare l’assunzione di grassi saturi e sale.
Come ridurre la carne senza carenze
Mangiare meno carne non significa essere necessariamente vegani, ma se scegliessimo di intraprendere una dieta vegetale, dovremmo stare attenti ai rischi (ovviamente solo se eccessivamente restrittiva e senza attenzioni per i nutrienti). È infatti fondamentale integrare o assicurarsi un adeguato apporto di nutrienti come ferro, vitamina B12 e zinco, che si trovano in abbondanza nella carne.

Se vogliamo ridurre solo la carne come fonte proteica, basterà utilizzare proteine alternative maggiormente sostenibili: legumi (lenticchie, ceci, fagioli sono un'ottima fonte di proteine e fibre), frutta secca e semi (noci, mandorle, semi di lino e girasole forniscono proteine, grassi sani e minerali), pesce (un'alternativa proteica da considerare, preferibilmente pesce azzurro ricco di omega-3), tofu e tempeh (derivati dalla soia, sono fonti complete di proteine vegetali) e anche pollame (carne bianca con un impatto ambientale inferiore rispetto alla carne rossa).
Alimentazione e sostenibilità
L’alimentazione sostenibile è sì quella che ha il minore impatto sull’ambiente, ma anche quella che permette al massimo numero di persone possibili di accedere al cibo secondo i propri fabbisogni e necessità.
È quella in grado di ridurre le diseguaglianze, ma anche di stimolare nuovi modelli economici di produzione alimentare. L’alimentazione davvero sostenibile è quella che promuove e sostiene la salute umana sotto tutti gli aspetti: quello nutrizionale, sì, ma anche quello psicologico e sociale.
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