C’è chi abbassa lo sguardo davanti all’ago ma continua a donare, chi prepara un toast per accogliere i volontari dopo il prelievo, chi lavora perché la cultura del dono raggiunga sempre più persone e chi, grazie a quel sangue, ha avuto una seconda possibilità. L’Avis è un intreccio di storie diverse, unite ogni giorno dallo stesso gesto di solidarietà.
Galeotto fu lo spot
Nella sede di Avis provinciale incontriamo Dounia El Mansouri, 32 anni. È nata in Marocco, ma ormai si sente «orgogliosamente franciacortina di Paderno». Il suo percorso in Avis è iniziato dieci anni fa, quasi per caso, attraverso il servizio civile e uno spot realizzato per i 90 anni dell’associazione nazionale. In quel video toccava a lei pronunciare una frase in dialetto bresciano: «Gò al sànc néle ène».

Da allora il legame con Avis è diventato sempre più forte. «Donare il sangue era un desiderio che avevo da tempo - racconta -. Mio padre è già donatore, su consiglio del medico di famiglia. Da un anno posso farlo anch’io ed è una soddisfazione enorme».
Oggi Dounia porta avanti un lavoro di sensibilizzazione rivolto alle persone di origine straniera. «Per entrare davvero nelle famiglie bisogna parlare alle donne - spiega -. Per questo partecipo agli incontri di “Lingua madre”, dove si insegna italiano. Racconto come avviene la donazione, come viene utilizzato il sangue e perché è così importante. Molte persone hanno timore o conoscono poco questo mondo: io cerco di spiegare che donare è un gesto semplice, sicuro e di grande valore per gli altri».
Due trapianti di rene
Come Dounia, anche Sara Capuzzi, 32 anni, ha incrociato il cammino dell’Avis attraverso il servizio civile. Oggi nell’associazione si occupa di risorse umane, ma il suo rapporto con la donazione va ben oltre il lavoro: riguarda la sua stessa vita.
A causa di una malattia ha, infatti, affrontato due trapianti di rene, il primo nel 2011 e il secondo nel 2017, dopo un rigetto. Un percorso lungo e complesso che le ha fatto conoscere da vicino il valore della solidarietà.

«Oggi sto bene grazie ai donatori – racconta –. Più volte alla settimana devo andare in ospedale per ricevere farmaci derivati dal plasma, fondamentali per la mia salute».
Per Sara la donazione ha il volto di chi, senza conoscere il destinatario, sceglie comunque di tendere una mano. «Dietro ogni sacca di sangue c’è qualcuno che decide di aiutare agli altri. Io - osserva - sono una delle persone che, grazie a quel gesto, ha avuto la possibilità di continuare a guardare al futuro».
Due storie diverse, unite dal valore del dono che la GdB Run – organizzata da Editoriale Bresciana con Avis e Uisp e la collaborazione del Comune – punta a rilanciare. L’appuntamento è in piazza Arnaldo domenica 7 giugno.



