Trent’anni compiuti, una malattia rara e due trapianti di rene alle spalle. Sara Capuzzi, originaria di Pavone Mella, da più di 15 anni frequenta ospedali, cliniche e centri di trasfusione del sangue. Ed è una dei tantissimi bresciani che usufruiscono dell’oro rosso donato ogni giorno in tutta la provincia. Forse anche per questo non perde mai l’armonia della voce quando racconta la sua storia. L’odissea di Sara comincia all’età di 14 anni, quando le viene diagnosticata la «glomerulosclerosi focale segmentale». Un nome che fa paura e che in effetti identifica una patologia rara, capace di provocare una sorta di progressiva cicatrizzazione (sclerosi) delle unità filtranti dei reni, conducendo spesso alla malattia renale allo stadio terminale.
«Avevo le caviglie gonfie. Poi è cominciato tutto: non potevo bere, non potevo mangiare, dovevo stare attenta a tutto. Facevo fatica a uscire, a soli 20 anni. Ero anemica, avevo valori bassi di emoglobina e le pastiglie non funzionavano. Così ho iniziato a fare le prime trasfusioni».




