Salute e benessere

Agabiti Rosei: «Ipertensione, solo un paziente su due è sotto controllo»

Il professore emerito dell’Università di Brescia è stato insignito del premio alla carriera scientifica della Società europea dell’ipertensione: «Un adulto su tre convive con la malattia, servono più sensibilizzazione, aderenza terapeutica e ricerca»
Un momento della premiazione del professore bresciano
Un momento della premiazione del professore bresciano

Un adulto su tre convive con l’ipertensione arteriosa, il principale fattore di rischio cardiovascolare modificabile con la terapia. Se diagnosi e cure hanno registrato progressi significativi negli ultimi decenni, il controllo della pressione resta una sfida aperta: meno della metà dei pazienti ipertesi raggiunge infatti valori pressori adeguati.

Riconoscimento alla carriera

A richiamare l’attenzione su questo dato è il professor Enrico Agabiti Rosei, insignito dall’European Society of Hypertension (Esh, Società europea dell’ipertensione) dell’«Alberto Zanchetti Life Achievement Award», il massimo riconoscimento alla carriera della società scientifica, assegnato «per i grandi risultati ottenuti e il continuo impegno nella ricerca scientifica nel campo dell’ipertensione arteriosa». La cerimonia di consegna si è svolta durante il congresso annuale dell’Esh 2026, ospitato quest’anno a Danzica, in Polonia.

Agabiti Rosei è professore emerito di Medicina interna dell’Università degli Studi di Brescia. È stato direttore della Clinica medica e del Dipartimento di Scienze cliniche e sperimentali dell’ateneo e del Dipartimento di Medicina degli Spedali Civili. In qualità di presidente, ha guidato la Società italiana della ipertensione arteriosa (Siia) e l’Esh. Ha fatto parte del consiglio direttivo di numerose società scientifiche italiane e straniere. Ha trascorso periodi di studio e ricerca in qualificati centri della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche (è nel World’s 2% Top Scientist). E da un decennio è presidente della Fondazione Camillo Golgi per la ricerca biomedica che nel 2027 spegnerà 40 candeline.

Cos’è l’ipertensione

«L’ipertensione arteriosa stabile - chiarisce il professor Agabiti Rosei - è una condizione cronica che si verifica quando la pressione supera stabilmente una soglia oltre la quale curarla porta più benefici che rischi. Questa soglia, definita sulla base di studi randomizzati controllati, è fissata a 140 mmHg per la pressione massima e a 90 per la minima. Fino generalmente ai 79 anni, l’obiettivo della terapia è portare la pressione massima sotto i 130. Dopo gli 80 anni, invece, il valore da raggiungere va definito caso per caso».

All’origine dell’ipertensione, nella maggior parte dei casi, c’è «una combinazione di fattori: predisposizione genetica, stile di vita, inquinamento atmosferico e alterazioni dei meccanismi che regolano la pressione arteriosa». Le linee guida raccomandano di iniziare la cura con almeno due farmaci in un’unica pillola, per semplificare la terapia e favorirne l’aderenza, che è generalmente bassa nell’ipertensione arteriosa.

Come si controlla la pressione

Nella pratica, però, il controllo della pressione resta insufficiente: secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, solo un paziente su cinque raggiunge valori adeguati. C’è chi è iperteso e non lo sa, chi non si cura e chi segue la terapia in modo discontinuo.

«Nei Paesi ad alto reddito - precisa - i pazienti ben controllati sono il 30-40%; in quelli a reddito medio-basso si scende al 15%. In Italia si stima che meno della metà degli ipertesi abbia valori pressori sotto controllo».

Da qui la necessità di «promuovere una sensibilizzazione continua e diffondere una corretta conoscenza su come misurare la pressione». Un gesto semplice, ma da eseguire con precisione.

Come spiega il professore, non si deve effettuare una misurazione frettolosa e occorre utilizzare apparecchi validati, presenti nella lista disponibile sul sito www.stridebp.com. La misurazione va effettuata dopo cinque minuti di riposo, da seduti, con la schiena appoggiata alla sedia, le gambe non accavallate e in silenzio. Servono tre rilevazioni, a distanza di un minuto l’una dall’altra: il valore da considerare è la media delle ultime due.

«La corretta misurazione della pressione a domicilio - sottolinea - è uno strumento prezioso: aiuta a controllare meglio la malattia e migliora l’aderenza alla terapia».

Avanti con la ricerca

Oltre a questa azione di sensibilizzazione, è necessario rafforzare anche la ricerca scientifica. Una ricerca che, come sottolinea il professore, negli ultimi cinquant’anni ha compiuto passi da gigante, portando allo sviluppo di «farmaci più efficaci e ben tollerati dai pazienti».

Nel corso della sua carriera Agabiti Rosei ha approfondito il danno d’organo preclinico a cuore, grandi vasi arteriosi e microcircolo. Un ambito decisivo per individuare gli effetti silenziosi della malattia e prevenire conseguenze come ictus, infarto del miocardio, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e disturbi cognitivi.

Su questi temi si è concentrato anche uno studio di popolazione avviato a Vobarno all’inizio degli anni Novanta: «Ci ha permesso di dimostrare che chi viene trattato in modo adeguato presenta meno danno d’organo e vive più a lungo senza complicanze.

«Queste ricerche – sottolinea – continuano nel Centro Esh d’eccellenza per l’ipertensione arteriosa dell’Università di Brescia e degli Spedali Civili».

Intelligenza artificiale

Guardando al futuro, «la speranza è che la ricerca ci aiuti a individuare i pazienti più esposti al rischio di complicanze cliniche. Serve quindi continuare a studiare la genetica e i meccanismi della malattia che portano al danno d’organo».

Molte attese sono riposte anche nell’intelligenza artificiale: sono allo studio nuovi metodi per misurare la pressione senza il manicotto tradizionale, attraverso sensori di rilevazione continua. Esh è un fondamentale punto di riferimento per la ricerca e la sensibilizzazione su questi temi e il professore si dice «profondamente onorato per l’importante riconoscimento».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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