Garda ricco e anziano, la pianura fa più figli: tutte le facce bresciane

Eccellenze, paradossi, tendenze e curiosità della provincia nel 13esimo rapporto Qualità della vita curato da Elio Montanari. Giovedì 29 l’evento di presentazione e l’uscita in edicola
Uno scorcio di Limone sul Garda - © www.giornaledibrescia.it
Uno scorcio di Limone sul Garda - © www.giornaledibrescia.it

Il Garda è ricco ma invecchia, la Bassa cresce e fa figli ma soffre per la qualità dell’aria. La sfide non del futuro, ma del presente? Contrastare l’isolamento delle valli montane e, contemporaneamente, alleggerire la pressione ambientale e urbanistica sulla pianura. Eccola, in estrema sintesi, la fotografia della provincia bresciana scattata dalla tredicesima edizione della Qualità della vita; i dati sono raccolti e analizzati da Elio Montanari.

Domani, giovedì 29 ottobre, sarà gratis in edicola con il Giornale di Brescia. Sempre in giornata è previsto l’evento di presentazione della nuova edizione della ricerca: l’appuntamento è alle 17.30 al Museo diocesano. Diretta streaming sul sito del GdB.

Polarizzazione

Il report restituisce l’immagine specchiata di un territorio polarizzato, in cui le dinamiche demografiche, le performance industriali e i fattori di sostenibilità ambientale viaggiano su binari paralleli e non sempre convergenti. Da un lato c’è una pianura antropizzata che cresce, produce e fa figli, ma sconta un pesante dazio in termini di qualità dell’aria e consumo di suolo; dall’altro l’ecosistema montano delle valli e dell’alto Garda, scrigno di aria respirabile, sicurezza e ingenti patrimoni privati, che tuttavia appare prigioniero di un inesorabile inverno demografico e di una progressiva desertificazione produttiva.

Se l’economia bresciana mantiene intatto il suo storico dinamismo, la vera sfida che emerge dai numeri è quella della coesione territoriale. Una sfida che gli amministratori locali si trovano a combattere armati di pianificazioni urbanistiche e incentivi al welfare, nel tentativo di ricucire lo strappo tra i grandi centri urbani dell’hinterland e i piccoli borghi storici che rischiano di trasformarsi in splendide cartoline senza abitanti.

Direttrici

Il cuore pulsante della crescita demografica della provincia batte con vigore nella pianura occidentale e lungo le direttrici dell’ovest bresciano. I dati riferiti al saldo percentuale della popolazione nel periodo compreso tra il 2019 e il 2026 isolano un gruppo di comuni capaci di incrementare i propri residenti a ritmi straordinari, quasi doppi rispetto alla media nazionale. Corzano si posiziona in vetta alla classifica provinciale della crescita con un saldo attivo del 9,14%, tallonato a brevissima distanza da Castrezzato (+9,13%) e Castelcovati (+8,20%). Poco più indietro si attesta la performance di Brione (+7,20%), a dimostrazione di come anche la prima cintura collinare della Franciacorta mantenga intatto un fortissimo appeal residenziale per le giovani coppie.

Questo dinamismo non è casuale, ma trova una perfetta corrispondenza nell’analisi dell’indice di natalità medio registrato nell’ultimo quinquennio. È ancora Castrezzato a guidare la classifica della fecondità con un tasso medio di 11,11 nati ogni mille abitanti, seguito da San Gervasio Bresciano (10,56) e Castelcovati (10,35). La correlazione è evidente: i comuni che offrono un mercato immobiliare accessibile e una rete di servizi per l’infanzia diventano poli di attrazione per la nuova natalità.

La copertina della 13esima edizione del rapporto
La copertina della 13esima edizione del rapporto

Benessere

L’istantanea statistica della provincia di Brescia non lascia spazio a interpretazioni ambigue: il benessere economico e la felicità demografica o ambientale non sempre camminano di pari passo. Il territorio si trova di fronte a un paradosso geografico: le aree che accumulano i patrimoni privati più ingenti (il Garda) sono quelle che presentano gli indici di invecchiamento più preoccupanti; le aree che garantiscono la sostenibilità biologica del futuro facendo figli (la Bassa) sono le stesse che costringono i propri abitanti a respirare l’aria più inquinata d’Europa.

Occupazione

Un capitolo a parte merita il tasso di occupazione femminile (riferito alla popolazione dai 15 anni in su), indicatore cruciale del grado di modernizzazione sociale di una comunità. La mappa del lavoro femminile premia le località a forte vocazione turistica e i comuni dell’hinterland con un alto livello di scolarizzazione.

Limone sul Garda svetta in cima alla provincia con un tasso di occupazione femminile del 56,85%, seguita a breve distanza da Azzano Mella (54,96%), Castel Mella (52,40%) e Brandico (51,83%). Al contrario, le criticità strutturali delle aree montane riemergono anche in questo indicatore: a Saviore dell’Adamello il tasso di occupazione femminile scende al 30,29%, a Paisco Loveno si ferma al 31,88% e ad Anfo non supera il 33,51%, complici la carenza di servizi di conciliazione famiglia-lavoro e la distanza dai grandi centri occupazionali.

Le sorprese

Tuttavia, la vera sorpresa emerge dai piccoli. Sebbene le grandi polarità urbane catturino i punteggi più alti, alcune micro-realtà dimostrano una vitalità sorprendente. È il caso di Sonico, di Braone e Rodengo Saiano, che riescono a compensare la ridotta scala geografica con eccellenti performance nell’indice di natalità, nella gestione ambientale (espressa dalle alte percentuali di raccolta differenziata) e nella sicurezza locale, dove i tassi di delittuosità e furti in abitazione sono nettamente inferiori rispetto alle zone densamente popolate del Garda o dell’hinterland. Come detto, esiste però un rovescio della medaglia: l’indice di vecchiaia, che in alcune zone sfiora livelli d’allarme, unito al progressivo consumo di suolo, delinea una sfida cruciale per il futuro della provincia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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