Meno occupate rispetto agli uomini e meno occupate rispetto alla media delle donne lombarde. Il bilancio dell’occupazione femminile in provincia di Brescia si riassume, per grandi linee, in queste due distanze. Poi, ci sono ampie differenze territoriali nel tasso di occupazione femminile che meritano un approfondimento.
Il confronto
Ma, partiamo da un primo dato dell’Istat relativo al tasso di occupazione per le persone con da 15 a 64 anni. Il tasso di occupazione nel 2025 per le donne bresciane è nell’ordine del 56,8%, ossia 56,8 donne occupate per ogni 100 in quella fascia di età, lontano anni luce dal 78,2% per i maschi bresciani di pari età. Una distanza di 21,4 punti percentuali, che addirittura si allarga rispetto al 2024, quando tra maschi e femmine c’erano 19,9 punti percentuali di distacco, come pure con riferimento al 2023, quando la distanza tra uomini e donne, con da 15 a 64 anni, per il tasso di occupazione era di 20,6 punti.
Negli anni
Il quadro non cambia se consideriamo il tasso di occupazione per le persone con da 15 a 89 anni. L’indice è ovviamente, più basso ma, nel 2025, i punti di distacco tra uomini (62%) e donne (42,1%), in provincia di Brescia, è nell’ordine dei 19,9 punti percentuali e allo stesso livello del 2023. Insomma, parliamo di circa 20 punti percentuali di distanza tra il tasso di occupazione degli uomini e delle donne in provincia di Brescia.
Allargando lo sguardo al contesto regionale possiamo osservare come, nel 2025, la distanza tra il tasso di occupazione di uomini e donne, con da 15 a 64, sia di 14,7 punti percentuali, in ragione di un tasso di occupazione per i maschi (76,8%) inferiore a quello dei bresciani (78,2%) ma anche di un tasso di occupazione per le femmine (62,1%) decisamente superiore a quello delle bresciane (56,8%%).

Solo per la cronaca, nel 2025, il tasso di occupazione femminile nella provincia di Milano arriva al 68,1%, 11,3 punti percentuali oltre il dato bresciani, che è, comunque, 5,3 punti percentuali sotto il valore medio regionale. Appena leggermente migliore il quadro che emerge dalla osservazione dei tassi di occupazione per le giovani donne residenti in provincia, con da 15 a 34 anni, che si fissa al 44,5%, valore che è solo di 2,3 punti percentuali inferiore alla media regionale, che è nell’ordine del 46,8%. Il tasso di occupazione per le giovani donne bresciane rimane, comunque, tra i più bassi tra quelli delle province lombarde. Ma, anche in questo caso, considerando i giovani (15-34 anni), il gap di genere, in provincia di Brescia, è elevatissimo con un tasso di occupazione per i maschi al 78,2%, superiore alla media regionale (76,8%) e inferiore solo a quello delle province di Mantova (80,3%) e Varese (78,6%).
I picchi
Partendo dalla base della rilevazione Istat relativa alla popolazione residente con più di 15 anni per condizione professionale, al 31 dicembre 2024, l’ultima disponibile ad oggi, e rapportando il numero delle donne che risultano come occupate alla popolazione residente femminile nei comuni bresciani, si ottiene una mappa intra-provinciale del tasso di occupazione femminile. Le 250.379 donne occupate con più di 15 anni, rapportate alla popolazione femminile di pari età (559.275 persone) definiscono un tasso di occupazione che, nella media provinciale, è nell’ordine del 44,8%. Si tratta di un valore intermedio tra il tasso di occupazione proposto dall’Istat nel Data Wherehouse, considerando la popolazione con dai 15 ai 74 anni (48,8%) e quello, ovviamente inferiore, ampliando il campo dell’età dai 15 agli 89 anni (42,1%).
https://www.giornaledibrescia.it/economia/confartigianato-massetti-sostenere-impresa-femminile-rafforza-sistema-produttivo-nrrb6uvnIn ogni caso questo indice ci permette di guardare dentro il territorio provinciale tenendo, come punto di riferimento, il tasso di occupazione medio provinciale, in questo caso, ossia perle donne con 15 anni e più, pari al 44,8%. I dati comunali presentano un ventaglio di condizioni che vanno da un tasso di occupazione femminile nell’ordine del 56,9% a Limone sul Garda al valore più basso registrato a Magasa, con solo il 23,8%. La distanza tra i due valori appare comprensibile considerando la vocazione turistica di Limone sul Garda e l’isolamento di Magasa.
Tra questi due estremi si collocano gli altri 203 comuni, con un’ampia maggioranza dei centri che presenta un tasso di occupazione femminile inferiore a quello medio provinciale (44,8%) a fronte di 82 centri che vantano tassi di occupazione superiori.
In provincia
Oltre a Limone il tasso di occupazione femminile, per le classi di età considerate, supera il 50% anche a Azzano Mella (55%), Castel Mella (52,4%), Brandico (51,8%), Brione (51,3%), Paratico (50,9%), Rodengo Saiano (50,6%) e Vallio Terme, con un tasso di occupazione femminile, al 2024, fissato al 50,3%. Tra i comuni maggiori, oltre che a Castel Mella e Rodengo Saiano, il tasso di occupazione femminile è relativamente più elevato, ossia oltre il 48%, a Mazzano (49%), Castenedolo (48,7%), Lonato del Garda (48,6%), Montichiari (48,3%) e Concesio, con il 48,2%. Il comune di Brescia, con un tasso di occupazione femminile nell’ordine del 44,7% rimane sul livello della media provinciale per queste coorti di età (44,8%).

Tra i centri maggiori si registrano tassi di occupazione femminile relativamente più bassi, ossia inferiori al 44%, a Lumezzane (40,6%), Gardone Val Trompia (41,9%), Darfo Boario Terme (42%), Manerbio (42,2%) e Villa Carcina con il 42,8%. Sotto la soglia del tasso di occupazione femminile al 44% sono anche Bagnolo Mella (43,2%), Orzinuovi (43,4%), Cazzago San Martino (43,5%), Leno (43,7%) e Salò, che si ferma al 43,8%.
Le cause
Ma, quello che emerge dai dati è il ritratto di una provincia che è in ritardo nell’offrire opportunità di occupazione e di lavoro buono per le donne.
Le donne occupate in provincia di Brescia, con da 15 a 89 anni, nel 2025, costituiscono il 40,7% degli occupati in provincia, rispetto al 43,8% della media regionale (oltre 46,1% nella provincia di Milano), ma anche al 42,6% della media nazionale, isole comprese. Si possono azzardare diverse ipotesi, magari legate alla specializzazione manifatturiera del territorio bresciano, ma questi sono i numeri e ampio rimane il gap occupazionale di genere. Un gap che è anche culturale. Peraltro, oltre ai meri dati occupazionali, si dovrebbe considerare come oggi le donne, molto più che gli uomini, siano soggette a condizioni di lavoro precarie, con ampio ricorso al part-time, spesso involontario. Insomma, c’è ancora molta strada da fare sulla via della parità di genere nel lavoro.




